Si spoglia in webcam davanti a una 11enne


Postato il 1  marzo 2012


Carabinere condannato per corruzione

milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_febbraio_29/carabiniere-manda-foto-nudo-ragazzina-condannato-1903492005647.shtml


 

Si spoglia in webcam davanti a una 11enne
Carabinere condannato per corruzione

 Un'esibizione sessuale via internet vale come se fosse fatta in presenza dell'altra persona: in base a questo principio i giudici della VI sezione penale di Milano hanno condannato a 2 anni e 6 mesi un carabiniere che aveva inviato, via chat, una propria foto nudo ad una ragazzina di 11 anni, sua lontana parente, nel tentativo di ricevere da lei in cambio scatti altrettanto osé. Davanti al computer dall'altra parte non c'era però la bambina, bensì la mamma, che lo ha denunciato. E' finito davanti ai magistrati con l'accusa di aver tentato di produrre materiale pedopornografico: il tribunale lo ha condannato richiamando nel dispositivo, nell'ambito del reato, la corruzione di minore. Il carabiniere è stato inoltre condannato a 7 anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di una 16enne, cugina dell'altra ragazzina.

 Il carabiniere, M. V., era stato arrestato il 6 aprile 2011 dopo essere finito anche nel mirino delle Iene per aver inviato via Messenger foto hard a una bambina di 11 anni e per aver molestata la cugina di 16. La mamma della ragazzina più piccola, nel settembre 2010, aveva trovato aperta la pagina di Messenger della figlia con una strana richiesta di collegamento. Su quella chat, a mandare il messaggio, era un nome non riusciva a collegare a nessuna delle amichette della figlia. Diceva: «Cosa fai sveglia a quest'ora?». E poi: «Sei sola?». La donna ha risposto, fingendo di essere la figlia, e così ha scoperto che la bambina veniva molestata via internet.

 Qualche settimana dopo la madre ha agganciato di nuovo il molestatore. «Cattivona, che fine hai fatto?», si è vista chiedere via chat. Ha poi ricevuto filmati pornografici in cui l’uomo compiva atti sessuali e richieste di accendere la webcam. Quando l’ha visto in video, ha scoperto che si trattava del cognato del fratello, un carabiniere in servizio alla caserma di via Moscova. A quel punto ha fotografato con un telefonino le immagini che comparivano sul computer e lo ha denunciato. L'uomo era già sotto indagine, perché la cugina 16enne della bambina aveva raccontato di essere stata palpeggiata.

 Per questi fatti M. V. era accusato dal pubblico ministero Stefania Carlucci, poi sostituita da Daniela Bartolucci, di pornografia minorile e violenza sessuale. Tuttavia, in occasione della sentenza, il giudice Marco Tremolada ha riqualificato l’imputazione relativa alle chat erotiche del militare anche come corruzione di minorenne, infliggendogli 2 anni e 6 mesi di carcere che si sommano agli altri 7 inflitti per l’imputazione di violenza sessuale. Il giudice ha disposto risarcimenti per le due bambine per un totale di 100mila euro



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Pornografia “vero business online”


Postato il 24  febbraio 2012




www.blitzquotidiano.it/media/pornografia-vero-business-online-per-la-polizia-postale-1130781/


Pornografia “vero business online” per la Polizia Postale

ROMA – La pornografia e' il vero business di internet, nascosto anche dietro i social network che studiano i comportamenti degli utenti e propongono contenuti ''immondizia''.

A margine della presentazione di un master in comunicazione all'ateneo pontificio Regina Apostolorum di Roma, Marco Valerio Cervellini della Polizia Postale ha dipinto un quadro sempre piu' allarmante del mondo web: ''Rispetto al 2010 – ha detto – c'e' stato solo un minimo decremento della pedopornografia su internet – ha spiegato – Nel 2011 abbiamo infatti arrestato 51 pedofili e ne abbiamo denunciati 775. Bisogna poi considerare che su un caso segnalato ci sono almeno 50-60 casi di anonimato''. Dal 2010 al 2011 sono raddoppiate, inoltre, le frodi online di cui ''e' molto frequente il furto d'identita'''.

''Abbiamo registrato un aumento dei reati a danno dei minori – ha detto infine l'esponente della Polizia Postale – ma anche dei reati di cyberbullismo, commessi dagli stessi ragazzi''.



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LA BESTIA DELLA PORTA ACCANTO


Postato il 24  febbraio 2012




www.lavalledeitempli.net/2012/02/24/la-bestia-della-porta-accanto/


LA BESTIA DELLA PORTA ACCANTO

Da cosa si misura la civiltà di un paese?  Dalla tutela dei più deboli forse. Le persone non addestrate al gioco al massacro che ci ostiniamo a chiamare esistenza. Forse si misura dal non avere pulsioni incomprensibili, che trasformano uomini in bestie feroci.

 Magari partendo da queste onestà di base, si possano anche contrastare fenomeni criminosi ben più radicati.

La criminalità organizzata è molto ramificata e eterogenea. Ma vive nella consapevolezza del contrasto alle istituzioni. Invece ci sono “cosche” che creano traffici illeciti e vivono di violenza sul più debole. Clan disorganizzati eppure abili a sfuggire alla cattura. La loro abilità sta nel non aver bisogno di comunicare. Uccidono e compiono ogni forma di porcheria andando nella stessa direzione immorale, eppure non si parlano. Diventano più irrintracciabili di Bernardo Provenzano che pure campava con i pizzini. Altro che social network dove si mettono anche i latitanti e li arrestano. 

Da cosa ci possiamo definire come persone civili? Nell’innocenza di certe trasgressioni o nell’impulso irrefrenabile e incomprensibile di conoscere manie da buco di deretano dell’inferno? 

No perchè se sono innocenti deviazioni consenzienti da entrambe le parti, potrebbero anche stare bene.Ma le cifre e le tipologie qui parlano di una Gomorra a cielo aperto e di una Sodoma che al confronto era un convento di educande. Vasco dice che le deviazioni sono belle quando non fanno male al tuo vicino. 

Non è moralismo, non è essere bacchettoni. Da recenti rivisitazioni dei dati del Ministero dell’Interno, le fattispecie omicidiarie in famiglia, e i reati in cui avviene “solo” violenza senza la morte della vittima, sono di gran lunga maggiori in un anno rispetto agli omicidi e le violenze fatte da tutta la criminalità organizzata in blocco. Più di mafia Camorra e N’drangheta, mi voglio rovinare, metto anche la Sacra Corona Unita. 

Casa Nostra uccide più di Cosa nostra. Ma quel che è peggio è che invece ci insegnano ad avere paura ad uscire, a temere il diverso, l’estraneo più del consanguineo o del parente acquisto. Il numero maggiore di stupri si consuma in famiglia, anche se ne viene denunciata una piccola parte, perché certi rapporti forzosi in famiglia sono considerati poco meno che una prevaricazione non violenza sessuale. 

Senza contare che ci vuole più coraggio a denunciare che a tacere, visto che dopo pochi giorni si rischia di ritrovarsi il denunciato in giro per casa. A casa si ammazza peggio che per strada. Attenti se sapete che a cena si mangia il minestrone e a tavola ci sono coltelli.

 Un esperto forense della polizia di New York nel libro di Connie Fletcher “sulla scena del crimine”, spiegò che  il maggior movente degli omicidi familiari, è che si litiga violentemente per soldi e sesso. Infatti la maggior parte dei fatti di sangue cui era intervenuto si erano consumati non a caso in cucina, luogo dove si fanno i conti e in camera da letto. Invitava con ironia amara a iniziare un litigio in soggiorno perché “il massimo che può succedervi è un colpo di telecomando”.

Da cosa si misura l’afflato di progresso di un paese, dalla presenza maggiore o minore di reati orribili in gran numero o dalla tutela che una nazione accorda a chi non sa proteggersi da solo? 

Uno Stato efficiente, per quanto attento alla protezione dei suoi cittadini non riuscirà mai a prevenire tutti i crimini, a volte non riuscirà nemmeno a intuire la specie di crimine che si sta commettendo. La bravura degli uomini di legge si misura proprio dalla capacità di colmare più rapidamente possibile il divario che c’è tra un nuovo reato e la legge che lo preveda e sanzioni. 

Lo stupro è previsto come reato contro la persona in Italia solo dalla metà degli anni novanta, dal 1996 per la precisione. Prima era reato contro la morale. Era considerato addirittura più grave non dichiarare all’anagrafe un bambino che compiere uno stupro in termini di pena.

 Uno stato dovrebbe proteggere i più deboli dalle prevaricazioni. Ci si chiede cosa avessero da fare in Italia per scordarsi fino al 2006 di emanare una semplice legge contro la pedopornografia online. Tale reato fino a quell’anno per il codice penale non esisteva. E l’Italia si è adeguata solo perché la UE lo ha imposto, pena sanzioni da pagare. Eppure da quattro anni i dati che giungevano dalle associazioni di tutela dell’infanzia erano sconfortanti. 

Italia tra le prime per navigazione in siti pedopornografici, abbiamo tenuto testa agli Usa, cui va il triste primato. Pensate all’estensione territoriale nostra e loro, per capire quanto abbiamo prodotto. Non basta? Infatti, non ci facciamo mancare nulla, conquistiamo piazze onorevoli, si fa per dire, anche nella per nulla nobile pratica del turismo sessuale. Dall’Italia si viaggia tanto per questo, anche in tempi di crisi.

 Io non lo so se è un sentimento comune, ma a volte quando faccio qualcosa di buono mi maledico nell’aver sprecato tempo a non farlo prima. Se penso a tutte le leggi inutili e dannose, o ad personam emanate fino al 2006, mentre magari qualche bambino poteva, perchè no?, essere protetto meglio dal paese in cui era nato o risiedeva, fossi un governante di qualsiasi foggia di questo paese a volte non dormirei, al pari di chi è autore della violenza stessa. Voglio sperare che a qualcuno questo rigurgito ogni tanto venga e non lo scambi per la peperonata che gli torna su. 

Senza contare che uno Stato di diritto dovrebbe avere primati ben più invidiabili. Le cifre della depravazione in settori in cui sono coinvolte donne e bambini non lascia sorridere. Troppa violenza, troppa attenzione deviata verso le categorie che andrebbero tenute lontane da qualsiasi orrore. Inoltre abbiamo un bel parlare di risolvere crisi economica, ma credo che se anche vivremo una nuova era di boom economico, avremo una crisi umana che fa avere cuori marci di gente che conduce esistenze di violenza, prevaricazione o doppie vite fatte di un lato indicibile.

 Potrebbe essere un problema di presa di coscienza. Quella c’è, ma forse è la spina dell’anima di alcuni detentori di potere e di alcuni “borghesi bravi padri di famiglia” che non è compatibile con quella presa. Succede. Problema annoso e rinviabile per le istituzioni che hanno da combattere lo spread e non possono occuparsi della serenità di chi non dovrebbe conoscere l’orrore nemmeno nei film.

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Aumentano gli orchi


Postato il 21  febbraio 2012




www.guidasicilia.it/aumentano-gli-orchi/news/48525


Aumentano gli orchi

La crescita dei social network e il fenomeno del sexting (ossia scatti osé prodotti dai bambini e ragazzini/e armati di cellulare): sono questi i due trend della pedofilia evidenziati nel Report che l'Associazione Meter di don Fortunato Di Noto (www.associazionemeter.org) ha presentato in Vaticano nella Sala Marconi.

METER, L'ONU, LA POLIZIA, OCSE e CONSIGLIO D'EUROPA- Meter è presente nel Database UNICRI (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute), collabora con il CNCPO – Centro Nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete Internet - per l'individuazione delle vittime di sfruttamento sessuale e di produzione di materiale pedopornografico. Meter collabora con la Polizia Postale ed il CNCPO grazie ad una convenzione stipulata nel novembre 2008: sulla base di questa collaborazione la banca dati della Polpost viene arricchita e informata quotidianamente e costantemente sull'andamento delle attività pedofile online. È appena il caso di sottolineare che i dati e le segnalazioni di Meter sono una mappatura preziosa del fenomeno che permette di accelerare le indagini e di individuare i bambini coinvolti nel turpe mercato di sfruttamento sessuale pedofilo. Meter ha partecipato nel 2011 ai lavori della delegazione parlamentare italiana dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e alla Commissione per gli Affari sociali dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

SEGNALAZIONI 2011: +48,11% RISPETTO AL 2010, SOCIAL NETWORK TRIPLICATI. GLI INTERNAUTI PRENDONO COSCIENZA – Passando all'analisi delle segnalazioni, nel 2011 l'associazione Meter ha inviato 1.175 protocolli ufficiali. Questi hanno indicato migliaia fra siti contenenti foto e video di bambini e adolescenti sfruttati sessualmente, social network usati per scopi illeciti, indirizzi email di sospetti pedofili. In particolare:

Anno

Siti web segnalati

Riferimenti italiani

Social network

2010

13.766

65

315

2011

20.390

140

1087

La maggior parte delle segnalazioni (94,3%) arriva dai domini web, mentre i social network toccano il 5,3%. Il resto è appannaggio delle email e BBS, ormai archeologia informatica. La
crescita del numero di segnalazioni è avvenuta anche attraverso il form compilabile dagli internauti su www.associazionemeter.org: questo indica l’efficacia delle attività di prevenzione e sensibilizzazione nello sviluppo di una coscienza collettiva a tutela dei minori. Salgono, infatti, a 1.094 le segnalazioni inoltrate dagli utenti rispetto alle 889 del 2010.

DON DI NOTO: ALZIAMO ANCORA LA VOCE PER I BAMBINI – Per don Fortunato Di Noto, il sacerdote fondatore di Meter, "La violenza perpetrata sui bambini è indicibile, un vero orrore, sistematica e strategicamente inquietante". Un vero e proprio fenomeno globale che richiede sempre di più una strategia globale, da qui la nascita oggi dell'Osservatorio Mondiale contro la pedofilia (OS.MO.CO.P): un ufficio altamente specializzato con la collaborazione di professionisti nel campo non solo dell’informatica, ma anche psicologi, neuropsichiatri infantili, docenti, avvocati che forniranno un apporto concreto nella conoscenza del fenomeno e nel campo della formazione e prevenzione.
L'OS.MO.CO.P. e le sue funzioni sono consultabili nel nuovo portale di Meter che viene immesso online proprio oggi. Il nuovo logo dell’Associazione sintetizza questa nostra opera: il bambino al centro del mondo.



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Pedofilia, quando il pericolo viene dal web


Postato il 17  febbraio 2012




www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=8087


Pedofilia, quando il pericolo viene dal web

Nel 2011 sono aumentate del 48,11% le segnalazioni di siti con foto e video di migliaia di bambini e adolescenti sfruttati sessualmente, social network usati per scopi illeciti e indirizzi email di sospetti pedofili. Sono i dati del Report 2011 presentato ieri, 14 febbraio, da Meter, l’associazione fondata da don Fortunato di Noto, impegnata nella lotta contro la pedopornografia on line e la pedofilia, attraverso un monitoraggio costante del web, dove da ieri è presente con un portale rinnovato.

Arriva da qui molte delle segnalazioni di abuso registrate dall’associazione, tramite il form compilabile dai visitatori. Complessivamente, i siti segnalati da Meter nel 2011 sono stati 20.390, contro i 13.766 dell’anno precedente; 1.087 le segnalazioni di social network, che erano 315 nel 2011. Il maggior numero di domini a contenuto pedopornografico viene dall’Europa (81,5%), con la Russia e i suoi 2.263 indirizzi in testa a quello che viene definito il «podio della vergogna», seguita a ruota da Repubblica Ceca (69 indirizzi) e Spagna (25 indirizzi). In Italia si contano “solo” 10 domini: lo 0,3% del totale. Crescono invece le segnalazioni di abusi in Asia e in Africa. La nuova frontiera è quella dei social network e delle comunità pedofile, con segnalazioni in crescita esponenziale. Nelle rilevazioni sono entrate infatti anche le comunità provenienti da Grou.ps, Blogspot, Twitter, Vkontakte: Grou.ps, già in testa nel 2010, resta primo con 802 segnalazioni; Facebook aumenta di 10 unità e arriva a quota 52.

Ancora, il 2011 regala la nuova «vergogna ed emergenza» del sexiting, vale a dire l’invio di immagini sessualmente esplicite o testi riguardanti il sesso attraverso strumenti informatici. Foto e video a sfondo sessuale realizzati con i cellulari e pubblicati on line su social network e chat. Solo nel 2011 la ricerca Meter ha contato almeno 4.561 vittime. Anche in questi casi, l’associazione non svolge indagini per conto proprio ma segnala alla Polizia postale e alle eventuali autorità estere quanto accade, per gli sviluppi del caso. Al numero verde 800.455.270 sono arrivate in tutto nel 2011 1.133 chiamate, di cui 95 dal Lazio. «Chi telefona - riferiscono da Meter - chiede consulenze agli esperti e denuncia sospetti di abuso. Seguono l’assistenza psicologica, giuridica, informatica e il sostegno spirituale».

Collegato ai contatti telefonici il contributo del Centro ascolto e accoglienza Meter, che offre aiuto al minore e alla famiglia grazie al contributo di tecnici della riabilitazione psicologica, medica e neuropsichiatrica, insieme ad esperti legali e informatici. Le richieste arrivate al Centro riguardano problemi derivanti da abuso sessuale, anche presunto, da figli contesi in separazione, nel 14,1% dei casi. Seguono le richieste di consulenza giuridica (13,3%), sostengo spirituale (12,6%) e i casi di scoperta, dopo anni, di abusi su figli a parte di parenti di primi grado (11,8%).

Numeri che raccontano una «piaga globale», come la definisce don di Noto, da contrastare con impegni educativi, formativi e culturali. Con una strategia globale che si opponga «all’abbassamento della responsabilità individuale e collettiva che porta alla “normalizzazione” del fenomeno». Per questo Meter, che nello scorso anno ha collaborato con 44 diocesi italiane e partecipato a 84 eventi pubblici incontrando oltre 16mila persone, ha istituito l’Osservatorio mondiale contro la pedofilia (Osmocop), le cui funzioni sono consultabili sul nuovo portale, che opera sul doppio binario della formazione e della prevenzione.



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CAM SEX CON 12ENNE


Postato il 13  febbraio 2012


arrestato 40enne militare e padre, voleva incontro

www.newspedia.it/cam-sex-con-12enne-arrestato-40enne-militare-e-padre-voleva-incontro/


CAM SEX CON 12ENNE/ arrestato 40enne militare e padre, voleva incontro

Finito in manette un quarantenne di Torino, ufficiale della Scuola di Applicazione dell’Esercito, arrestato con l’accusa di tentata violenza sessuale nei confronti di una dodicenne. L’uomo aveva adescato su Facebook la ragazzina con la quale aveva intrapreso una relazione sessuale virtuale, impostata su streaptease integrali, frasi sconce e apprezzamenti osceni. Il militare, sposato e padre di due figli è stato denunciato ai carabinieri dalla stessa vittima, che in precedenza aveva già segnalato i fatti sulla community Netlog cui era iscritta. La vicenda ha sollevato, ancora una volta, il dibattito circa l’utilizzo della rete da parte dei minori, se si considera che gli abusi sessuali e la pedopornografia vengono perpetrati maggiormente attraverso il web. Internet cela infatti numerosissime insidie per bambini e adolescenti, che ricorrono alla rete in misura sempre maggiore e, spesso, fuori dal controllo dei genitori.

Nonostante esistano filtri e sistemi per bloccare i contenuti non adatti e potenzialmente pericolosi, resta indispensabile la supervisione della famiglia che deve vigilare sull’incolumità dei propri figli, oltre che promuovere,anche in casa, un uso più moderato e corretto del computer. Si calcola infatti che gli internauti siano sempre più precoci e che solo il 24% dei genitori eserciti un controllo più serrato sui contenuti dei siti visitati dai propri figli.

C’è però anche da dire che gli adolescenti di oggi si dimostrano più attratti dal sesso, ma meno consapevoli rispetto ad esso. Molti giovani tra i 12 e i 16 anni rivelano un’assoluta mancanza di senso del pudore, in parte perché stimolati dalla trasgressione, in parte perché le famiglie e la società non forniscono la giusta informazione in merito alla sessualità e a una corretta condotta morale.



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Internet: Ecpat


Postato il 8  febbraio 2012


immagini pedopornografiche in 16.700 siti nel mondo

www.adnkronos.com/IGN/News/CyberNews/Internet-Ecpat-immagini-pedopornografiche-in-16700-siti-nel-mondo_312949852166.html


Internet: Ecpat, immagini pedopornografiche in 16.700 siti nel mondo

Sono 16.700, nel 2011, i siti web su scala globale che contengono decine di migliaia di immagini pedopornografiche. Lo ricorda in una nota Ecpat (End Child Prostitution, Pornography And Trafficking), in occasione di 'Safer Internet Day', la Giornata Europea della sicurezza in Rete. "Su 196 Paesi analizzati - ricorda l'associazione - solo 45 hanno una legislazione efficace per combattere i reati derivanti dallo sfruttamento e dal traffico di immagini che vedono coinvolti i bambini". Eppure in Europa "in media il 75% dei bambini dispone di un accesso ad internet". E "un quarto dei baby-navigatori ha conosciuto in Rete persone mai viste o sentite prima. Nel 28% di questi casi, l'approccio e' scaturito in un incontro faccia a faccia". In occasione del 'Safer Internet Day', Ecpat s'interroga "sul livello di consapevolezza e conoscenza di questi fenomeni da parte di genitori e minori" e lancia "un nuovo appello per la ratifica ed esecuzione della Convenzione di Lanzarote, con particolare attenzione alla modifica dell'articolo 609 relativo all''adescamento di minorenni'' attraverso il web. La sicurezza dei minori online e' "una priorita' - sottolinea l'associazione - che deve rientrare anche nel sistema giuridico del nostro Paese". Ecpat ricorda infatti che "l'Italia, pur essendo all'avanguardia per le leggi in materia di sfruttamento sessuale in generale e di pedopornografia in particolare, ha bisogno di una normativa ad hoc sull'adescamento online. Un disegno di legge e' fermo in Senato ormai da troppo tempo con tutti gli altri contenuti della Convenzione di Lanzarote"



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Circa 1.900 siti pedofili e pedopornografici


Postato il 27  gennaio 2012


segnalati al CNCPO di Roma

www.julienews.it/notizia/cronaca/circa-1-900-siti-pedofili-e-pedopornografici-segnalati-al-cncpo-di-roma/99920_cronaca_2.html


Circa 1.900 siti pedofili e pedopornografici segnalati al CNCPO di Roma

Avola (SR), 27 gennaio 2012 – Circa 1.900 (70 siti circa al giorno) tra siti e riferimenti pedofili e pedopornografici segnalati al CNCPO di Roma, alla Polizia Postale di Catania e alle Polizie estere, e questi soltanto in appena 30 giorni. È questo il numero di siti segnalati dall’Associazione Meter (www.associazionemeter.org) di don Fortunato Di Noto solo nel primo mese del 2012, a riprova di un vero e proprio mercato ormai capillare e ben strutturato.

BAMBINI SEMPRE PIU’ PICCOLI. “All’interno dei siti veri e propri servizi fotografici”, dice il sacerdote siciliano, per il quale: “Malgrado l’azione di contrasto, il mercato della pedofilia sta conoscendo un vero e proprio boom, i bambini ripresi sono sempre più piccoli d’età. Il tutto nell’indifferenza della politica che dovrebbe ratificare le nuove norme per un maggiore contrasto al fenomeno, divenuto endemico. Chiedo ancora una volta ai presidenti di Camera e Senato di ratificare la Convenzione di Lanzarote riconfermando il ruolo strategico delle Procure Distrettuali per dare più armi alla Polizia Postale e offrire maggiori strumenti per la collaborazione internazionale. Un plauso - mi corre ribadire - all’Operazione della Polizia Postale di Palermo che oggi ha portato a numerosi arresti e indagati. ”.

“Il nostro scrupoloso e attento monitoraggio della rete a tutela dei bambini - conclude don Fortunato Di Noto, presidente Meter - contro il turpe fenomeno dello sfruttamento sessuale e della pedofilia porta a risultati significativi e unici al mondo nel contrasto della pedocriminalità. Siamo soddisfatti in merito al fatto che sono stati individuati anche alcuni bambini e quindi liberati dalla schiavitù sessuale e anche della collaborazione con la Polizia Postale Italiana e quelle estere



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LUI STUPRAVA LA BIMBA DI 10 ANNI


Postato il 11  gennaio 2012


LEI SCATTAVA FOTO. CONDANNATI I 'MOSTRI'

www.leggo.it/articolo.php?id=157497


LUI STUPRAVA LA BIMBA DI 10 ANNI, LEI SCATTAVA FOTO. CONDANNATI I 'MOSTRI'

Mentre lui stuprava la giovane vittima, una bimba di 10 anni appena, lei fotografava quegli atti osceni. I due pubblicarono poi le foto su un sito di materiale pedopornografico. Il tribunale di Cardiff, Galles, ha condannato la coppia di mostri, rispettivamente, a 12 e 10 anni di carcere. I fatti risalgono a 7 anni fa, oggi la vittima di quegli abusi, minorenne ancora per un anno, ha visto i suoi aguzzini, Neil Beecham, 48 anni, e l'allora sua ragazza Nerissa Williams, 47 anni, finire in carcere, finalmente punti per "aver rubato l'innocenza alla piccola", come ha detto lo stesso giudice poco prima di emettere la sentenza.
I due sono stati riconosciuti colpevoli di 12 capi di imputazione, fra cui stupro, violenza sessuale, induzione ad atti osceni, diffusione di materiale pedopornografico. La coppia di aguzzini fu scoperta grazie a una soffiata anonima, come ricostruisce il Daily Mail. Nella casa della coppia venne ritrovato diverso materiale pedopornografico, fra foto e filmini.



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CATANIA: DIFFUSIONE VIDEO PEDOPORNOGRAFICI


Postato il 19  dicembre 2011


INDAGINE PROCURA IN 6 CITTÀ

www.siciliaonline.it/ultimora/cronaca/47637-catania-diffusione-video-pedopornografici-indagine-procura-in-6-citta


 

CATANIA: DIFFUSIONE VIDEO
PEDOPORNOGRAFICI,
INDAGINE PROCURA IN 6 CITTÀ

CATANIA La Procura Distrettuale della Repubblica di Catania ha disposto diverse perquisizioni domiciliari in varie cittá d'Italia, eseguite dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, nei confronti di 6 soggetti italiani indagati per divulgazione di video pedo-pornografici mediante la rete internet. L'indagine della Polizia Postale di Siracusa ha riguardato il contrasto della divulgazione di materiale pedo-pornografico su internet tramite programmi di file sharing. In particolare, gli indagati acquisivano e diffondevano sulla rete internet video di pornografía infantile, utilizzando il software di file sharing E-Mule.Le cittá interessate dalle perquisizioni sono state Milano, Roma, Bologna, Grosseto, Pordenone, Pescara.



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PEDOPORNOGRAFIA, 68MILA CASI IN 2011


Postato il 13  dicembre 2011


LA MAGGIOR PARTE ARRIVANO DALL’EUROPA.

www.diritto.net/destra-blog/20466-pedopornografia-leuropa-e-maglia-nera.html


PEDOPORNOGRAFIA, 68MILA CASI IN 2011

LA MAGGIOR PARTE ARRIVANO DALL’EUROPA.

Quasi 70mila casi di pedopornografia nel mondo, l’Olanda che si conferma in testa alla ‘offerta’ di pedofilia in rete mentre la gran parte in assoluto parte comunque dall’Europa. Sono alcuni dei dati di novembre relativi all’attivita’ di contrasto della pedofilia in rete che diffonde l’Osservatorio Internazionale di Telefono Arcobaleno.

Anche questo mese, nel rapporto si evidenzia un’importante espansione tendenziale del fenomeno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: nel mese di novembre, sono circa 6.500 le segnalazioni di materiale pedopornografico inviate dall’Organizzazione in diciassette Paesi. La maggior parte dell’offerta pedofila in rete si conferma di matrice europea (78%) e nordamericana (19%) con i Paesi Bassi che continuano a ricoprire i primi posti della classifica, seguiti da Federazione Russa, Stati Uniti e Germania. Rispetto alla dimensione geografica, le informazioni rilevate da Telefono Arcobaleno permettono di evidenziare le dinamiche dell’offerta di pedofilia in rete che riflettono, con chiarezza, la logica della “convenienza” del pedobusiness di localizzare le proprie attivita’ nei paesi con legislazioni piu’ permissive e presso gli Internet Service Provider piu’ tolleranti.

Dall’analisi dei dati relativi agli ultimi 5 anni, risulta particolarmente evidente il significativo aumento dei materiali pedopornografici ospitati nei Paesi Bassi, che rappresentano il 38% dei casi rilevati da Telefono Arcobaleno dall’inizio dell’anno 2011 (nel 2007 erano l’11% delle segnalazioni annue).

“La situazione olandese- dichiara Giovanni Arena presidente di Telefono Arcobaleno- ci offre lo spunto per sottolineare il persistente ritardo di alcune legislazioni nazionali che, in tema di pedofilia online, ancora non consentono interventi efficaci con riguardo ai siti web che promuovono la pedopornografia e ai materiali pedofili considerati minori. Tali materiali- continua Arena- rappresentano il livello piu’ visibile della pedopornografia e fungono da porta di accesso a siti pedofili a pagamento e a immagini esplicite di tipo pedo hard, alimentando costantemente il giro di affari delle organizzazioni criminali che gestiscono il pedobusiness”.



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Germania, una nuova via contro la pedopornografia


Postato il 6  dicembre 2011




www.webnews.it/2011/12/05/germania-una-nuova-via-contro-la-pedopornografia/


 

Germania, una nuova via contro la pedopornografia

Non si combatte la pedopornografia nascondendo i siti che ne distribuiscono i contenuti. Sebbene valida ad una analisi superficiale, questa strategia nasconde invece una grossa ipocrisia: gli effetti sulla realtà sono minimi ed i pericoli che la cosa comporta sono elevati. La Germania ha deciso pertanto di fare un passo indietro e, non senza un certo coraggio nei confronti dell’opinione pubblica, ha deciso di annullare le precedenti decisioni in merito alla censura online.

Il precedente intervento imponeva ai navigatori un messaggio di “Stop” di fronte a siti Web ritenuti pericolosi. La lista era composta dalla Polizia della federazione e contava ormai un alto numero di riferimenti. Questo tipo di censura non ha però avuto effetti concreti: aggirare il blocco è semplice e la natura della Rete consente una rigenerazione rapidissima dei network portando al proliferare continuo di nuovi riferimenti con i medesimi contenuti. La lotta tra guardia e ladri è pertanto una lotta impari che le autorità hanno voluto interrompere: inutile continuare a rincorrere la chiusura dei siti quando in realtà chi cerca i contenuti pedopornografici sa come muoversi per arrivare a destinazione.

Dietro la censura, infatti, si celava un rischio ulteriore: quello dell’ostruzione alla libertà di espressione. Onde evitare qualsivoglia problema, si è scelto di abbracciare la linea di principio ed evitare scomposti interventi di chiusura. Se già ad oggi si riesce ad intervenire relativamente in fretta sulla rimozione dei contenuti illeciti, allora si è preferito optare per questo tipo di strategia: non il blocco del sito, ma la ricerca del server e la rimozione (quando possibile) del contenuto in sé.

Invece di una soluzione “a valle”, insomma, la Germania intende cercare inoltre una soluzione “a monte”: «La pornografia infantile non è un problema di Internet. Queste immagini e questi video debbono arrivare da qualche fonte». Il problema è l’abuso, mentre la distribuzione è soltanto una conseguenza, una manifestazione. La Germania, su questo punto, intende farsi antesignana di una nuova linea europea di intervento sul problema, con minor ipocrisia e maggior coraggio: per sradicare i network di distribuzione occorre agire sulla produzione e su chi trae lucro all’interno della filiera.



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L'associazione Meter Denuncia


Postato il 7  novembre 2011


sempre più pedofili sui social network

www.julienews.it/notizia/cronaca/lassociazione-meter-denuncia-sempre-piu-pedofili-sui-social-network/91863_cronaca_2.html


L'associazione Meter Denuncia: sempre più pedofili sui social network

Avola (Sr), 03 novembre 2011 - Inarrestabile lo sfruttamento sessuale dei bambini e la produzione di materiale foto e video pedofilo, con un aumento dei neonati. 16.000 siti denunciati in dieci mesi (pari a 1600 al mese, 53 al giorno) al CNCPO (Centro Nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia) e al Compartimento "Sicilia Orientale" della Polizia Postale e delle Comunicazioni della Procura Distrettuale di Catania. Una mole di segnalazioni dettagliatamente documentate che hanno permesso di aprire fascicoli di indagine per chiudere i siti, ma soprattutto individuare i bambini vittime di violenza sessuale.
SOCIALNETWORK SOTTOACCUSA. Tecniche sempre più sofisticate per l'accesso alle pagine proibite. Password e comunicazioni vengono immediatamente comunicate attraverso sms a cellulari personali o riservati. Una metodologia tutta nuova che i social network dei paesi dell'est permettono di utilizzare e così eludere i controlli.
MINORI CHE ABUSANO DI MINORI. Un fenomeno in crescita. I pedofili per estendere la normalizzazione del fenomeno tra i minori stessi fanno compiere atti sessuali tra minori producendo anche didascalie accanto alle foto e ai video dove dichiarano che un bambino di anni 8 può fare sesso con uno di 3; come uno di 10 con uno di 5; uno di 12 con uno di 6 etc.
CONGELAMENTO E OSCURAMENTO DEI SITI. Chiudere e oscurare i siti attraverso il "congelamento dei dati" che non possono essere cancellati o perduti da parte dei server provider. Solo l'analisi del flusso dei dati permette l'individuazione dei soggetti e molto spesso i soggetti pedopornografici non sono solo quelli che detengono e diffondono materiale, ma sono anche produttori.
COLPIRE I PRODUTTORI/INDIVIDUARE LE VITTIME. "LA FIDUCIA SI SPEGNE SE NASCONDI UN ABUSO". Con questo slogan Meter avvierà nei prossimi giorni una campagna informazione rivolta a tutte le vittime di pedopornografia e pedofilia, chiedendo di uscire dal silenzio, dal nascondimento e inoltrare una segnalazione e una denuncia alle autorità competenti e anche a Meter: le vittime non devono sentirsi sole e possono a testa alta uscire dal silenzio, dall'imbarazzo e dalla vergogna. Centinaia di migliaia di bambini violati, i loro volti circolano liberamente sul web, violenze visibili sotto gli occhi di tutti che spesso il senso di colpa e la vergogna delle vittime li costringono a rimanere nell'oblio del loro dolore. Solo lo scorso anno Meter ne ha contate una per una 68.950.
DON DI NOTO: FERMATE QUESTA VIOLENZA SU INNOCENTI: “Lo chiedo al presidente della Repubblica, alla politica, alle Nazioni Unite ed all’Europa: fermate questa ignobile violenza e strage di innocenti”, dice don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore di Meter. “Lo chiedo a nome di vittime rimaste violate due volte: dalla violenza e dall’indifferenza del diritto”, conclude.



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FORLÌ: PSICOLOGO PEDOFILO


Postato il 2  novembre 2011


NEL PC 6MILA VIDEO CON ABUSI

www.leggo.it/articolo.php?id=146226


FORLÌ: PSICOLOGO PEDOFILO,
NEL PC 6MILA VIDEO CON ABUSI

FORLÌ - 6mila filmati pedopornografici di bimbi abusati. È questo l'archivio dell'orrore trovato dagli inquirenti nel computer di uno psicologo 50enne di Forlì, denunciato con l'accusa di violenza sessuale continuata a una sua paziente.
A far scattare la denuncia è stata una ragazza milanese di 32 anni che ha dichiarato che uno psicologo di Forlì aveva abusato di lei ripetutamente, durante le sedute di psicoterapia, sostenute dalla giovane con disagi alimentari. La sezione reati sessuali della Squadra Mobile, venuta in possesso della denuncia sporta al “Pronto soccorso violenze alle donne” di Milano, avvia un’indagine che trova subito alcuni riscontri.
La vittima avrebbe raccontato umiliazioni indicibili, tra settembre e dicembre 2010.
L’acquisizione di atti firmata dal Sostituto procuratore Marilù Gattelli consente agli agenti di ispezionare lo studio che si trova all’interno di una clinica privata di Forlì, sequestrando supporti elettronici, hard disck e altro materiale. L'esame di questo materiale porta a scoprire migliaia di filmati pedo-pornografici decisamente inquietanti, con bambini piccolissimi come protagonisti di oscenità spaventose.
Ora si cerca di capire, se quelle scene sono state girate a Forlì.
Nella perquisizione di pochi giorni fa sono stati sequestrati anche altri cd con immagini pornografiche di grande perversione.
Il medico è stato rimosso dal suo incarico all’interno della clinica



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Internet


Postato il 24  ottobre 2011


Anonymous fa guerra ai siti pedopornografici

www.iltempo.it/2011/10/23/1295497-internet_anonymous_guerra_siti_pedopornografici.shtml


Internet: Anonymous fa guerra ai siti pedopornografici

I pirati informatici del gruppo internazionale Anonymous hanno annunciato di aver smascherato una rete di pedopornografia online che si serve di numerosi siti internet. Tra questi, ce n'è uno in particolare chiamato "Lolita City", di cui gli "hacktivist", come si definiscono gli hacker di Anonymous, hanno diffuso i nomi in codice e altre informazioni delle 1.589 persone che lo frequentano per scambiarsi foto e materiale video di bambini costretti ad atti sessuali.
Anonymous ha inoltre precisato che l'attacco ai siti pedopornografici è stato chiamato "Operazione Darknet", spiegando che i siti darknet sono parte di un "web invisibile" chiamato anche «web profondo", che non risultano negli indici gestiti dai comuni motori di ricerca. "Li abbiamo presi di mira già da un pò di tempo, colpendo i loro server il più possibile", ha affermato in una chat un hacker chiamato named Arson, citato oggi dall'Huffington Post. Ora però, ha aggiunto Arson, "abbiamo deciso di attirare l'attenzione dei media in modo da ottenere le risorse per questa operazione e fermarli (i siti pedopornografici) in modo definitivo".



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PEDOFILIA IN RETE


Postato il 21  ottobre 2011


HACKER PUBBLICANO NOMI UTENTI

www.leggo.it/articolo.php?id=144241


PEDOFILIA IN RETE, HACKER
PUBBLICANO NOMI UTENTI

DUBLINO - Anonymous ha colpito ancora. Nel mirino sono finiti gli utenti iscritti ad un sito pedopornografico. Il collettivo di hacker è riuscito a risalire ai dati degli iscritti al sito e li ha pubblicati interamente in rete. L'operazione “Darknet”, come l'hanno battezzata gli hacker anti-pedofilia, ha reso pubblici tutti gli elementi per identificare gli animatori del sito pedopornografico “Lolita City”, dalle mail agli account Facebook e Twitter. Sono 1589 i profili degli utenti la cui privacy è stata violata e che adesso sono facilmente rintracciabili.
Gli hacker hanno individuato anche la collocazione del server del sito, che si trova negli Stati Uniti. Sul profilo Twitter ArsonAnonymous un attivista ha anche fatto un appello alla giustizia fai da te contro i pedofili smascherati.
Diverse le perprlessità circa l'operazione. Lo Spiegel on line sottolinea la mancata rivendicazione su Annonews.org, il portale dove ogni notizia legata al collettivo di hacker viene pubblicato. Un fatto che mette in luce come Anonymous sia un collettivo senza un’effettiva leadership. Diverse le proteste anche per il tentativo di farsi giustizia da sé, anche se non sono mancati, in rete, plausi all'iniziativa. Insomma, il web è diviso, fra garanti della provacy e della assoluta esclusività dello Stato a perseguire i crimini e chi vorrebbe invece vedere i pedofili puniti, indipendentemente da quale sia il mezzo per fare giustizia.



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Svezia, condannate 23 donne e un uomo per pedopornografia


Postato il 18  ottobre 2011




www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/1024954/svezia-condannate-23-donne-e-un-uomo-per-pedopornografia.shtml


 Svezia, condannate 23 donne e un uomo per pedopornografia

Il tribunale distrettuale di Falu, in Svezia, ha condannato 23 donne e un uomo per reati pedopornografici. Secondo gli investigatori si tratta di un caso unico, a causa dell'alto numero di donne coinvolte. Queste, di età compresa fra i 38 e i 70 anni, hanno ricevuto multe fra le 2.500 e 18mila corone svedesi, ovvero tra 270 e 1965 euro. L'unico uomo imputato, 43 anni, è stato condannato a un anno di carcere per pornografia infantile aggravata. La corte sostiene che le donne abbiano ricevuto dall'uomo decine di video pornografici e fotografie di bambini e che abbiano discusso con lui online in dettaglio. Il materiale comprende immagini di bimbi di ogni età, da neonati a teenager. Ancora non è chiaro se i condannati ricorreranno in appello

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Collezionista di pedopornografia in cella


Postato il 18  ottobre 2011




www.bresciaoggi.it/stories/Provincia/298202_collezionista_di_pedopornografia_in_cella/


Collezionista di pedopornografia in cella

Rovato. L'accusa che gli ha dischiuso le porte del carcere è di detenzione di materiale pedopornografico, ma la posizione giudiziaria di un pensionato di Rovato potrebbe aggravarsi.
Gli inquirenti sospettano infatti che il 73enne finito nei guai possa aver convinto i minorenni a farsi fotografare in pose hard in cambio di piccoli regali come una ricarica telefonica.
LA DELICATA INDAGINE condotta dai carabinieri della compagnia di Chiari è stata innescata dalla denuncia di una 54enne che riceveva sul suo smartphone mms (messaggi multimediali) dal contenuto inequivocabile: immagini di adolescenti nudi immortalati in posizione oscene. Il flusso dei messaggi pedopornografi - dieci in tutto -, inizia dopo l'iscrizione della 54enne a un'agenzia online per cuori solitari che si offre di trovare l'anima gemella sul web. Inizialmente la donna, residente a Chiari, pensa ad un errore di destinatario, ma il flusso di mms non si ferma. A quel punto sporge denuncia contro ignoti. Ai militari basta poco per dare un'identità al mittente. Scatta così il sopralluogo nell'abitazione dell'operaio in pensione.
ALLA VISTA degli investigatori, il 73enne perde la testa e, raggiunto il balcone, tenta di liberarsi di un telefono prima di spintonare un carabiniere nel tentativo di darsi alla fuga. In breve viene bloccato mentre i militari passano al setaccio l'abitazione. Poi si passa alla perquisizione «digitale» della memoria della macchina fotografia, del computer, del telefono cellulare. Dai dvd ai cd fino alle chiavette usb, i tecnici dell'Arma passano in rassegna i contenuti di tutti i supporti multimediali in possesso dell'anziano. Alla fine l'inventario è inquietante: 1100 immagini di bambini presumibilmente al di sotto dei 12 anni di età ritratti in pose hard. Alcune foto, addirittura, sarebbero d'epoca, come dimostra la tecnica in bianco e nero.
I bambini, a quanto pare da una prima analisi, sarebbero tutti italiani, nella maggior parte dei casi maschi: non è chiaro invece se tutti i file rinvenuti siano stati effettivamente prodotti dal pensionato o se magari, almeno in parte, li abbia ricevuti via mail o scaricati dal web. L'analisi dei flussi informatici del computer in uso al pensionato servirà a fare luce su questo e altri punti ancora oscuri della vicenda.
L'attenzione degli inquirenti si sta concentrando in particolare su degli scontrini relativi a ricariche telefoniche effettuate su una decine di utenze in uso a dei minorenni. Il sospetto degli inquirenti è che le ricariche possano essere state utilizzate dal pensionato per convincere gli adolescenti a posare per immagini hard.
Una circostanza che, se confermata, farebbe scattare l'incriminazione per sfruttamento della prostituzione minorile. A questo proposito, con il supporto di uno psicologo e il consenso dei genitori, presto saranno ascoltati anche i ragazzini beneficiari delle ricariche telefoniche.



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Nasce in Europa il sistema anti-pedofili sul web


Postato il 14  ottobre 2011




www.reggionline.com/it/2011/10/13/nasce-in-europa-il-sistema-anti-pedofili-sul-web-8012


Nasce in Europa il sistema anti-pedofili sul web

BRUXELLES - "Rischia di diventare inutile istituire il reato di grooming, cioè di adescamento sessuale dei minori online, se poi non possiamo risalire ai colpevoli. E`come inasprire le pene per gli automobilisti indisciplinati e togliere le targhe alle auto". Così si è espresso stamane Tiziano Motti, eurodeputato eletto nelle fila dell`Udc, membro del Partito Popolare Europeo e della Commissione Mercato Interno e Difesa dei Consumatori. Per spiegare come si può risalire ai pedofili che adescano tramite chat e social forum, Motti ha organizzato una conferenza stampa al Parlamento europeo, invitando come ospite Fabio Ghioni, esperto a livello mondiale in sicurezza e tecnologie non convenzionali.
"Il sistema esiste già e l`anno scorso il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza assoluta la risoluzione nata dalla mia iniziativa politica che istituisce un Sistema di Allerta Rapido Europeo (Sare) contro pedofili e molestatori sessuali. Quest`anno è stata approvata in commissione Libertà Civili la relazione che chiede che sia contrastato efficacemente il reato di adescamento sessuale dei minori in Internet. Tuttavia, ciò non sarà possibile senza l'estensione della direttiva sull'archiviazione dei dati di traffico nelle telecomunicazioni anche ai content providers, quei luoghi virtuali come chat e social forum che più facilmente i pedofili utilizzano per i loro scopi".
Questa mattina l`onorevole Motti ha diffuso lo studio dell`esperto informatico Fabio Ghioni, presentato alla Commissione europea, che si sta occupando della revisione della direttiva europea 24/2006. Il sistema potrà garantire l`individuazione dei colpevoli di reati legati alla pedofilia e alla pedopornografia online, garantendo il rispetto della privacy e della libertà di espressione dei cittadini onesti.



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Telefono Arcobaleno


Postato il 11  ottobre 2011


il report degli abusi

punto-informatico.it/3298848/PI/News/telefono-arcobaleno-report-degli-abusi.aspx


Telefono Arcobaleno, il report degli abusi

In crescita fenomeni criminosi legati a pedofilia e pedopornografia. Segnalati altri 54mila siti in tutta Europa. Il 35 per cento di questi avrebbe base nei Paesi Bassi. E i predatori sarebbero al passo con le tecnologie

Roma - Si chiama Contrasto alla pedofilia online ed è un recente rapporto presentato dall'Osservatorio Internazionale di Telefono Arcobaleno, la onlus che studia e combatte gli abusi sull'infanzia. Uno studio partito dalla preoccupante crescita di quello che è stato definito "il mercato criminale più fiorente della new economy".

"Nei primi nove mesi dell'anno 2011, Telefono Arcobaleno ha individuato e segnalato più di 54mila siti, arrivando a superare il totale dei siti segnalati nell'intero anno precedente", si può leggere nel testo introduttivo del report. Secondo i dati presentati da Telefono Arcobaleno, il maggior afflusso in rete di contenuti pedopornografici partirebbe dall'Europa.

In particolare dai Paesi Bassi, che ospiterebbero più del 35 per cento del totale dei siti segnalati allo scorso settembre. Ancora dallo studio: "dall'analisi di un campione degli accessi ad uno dei numerosi siti illegali individuati dagli operatori di Telefono Arcobaleno emerge che circa il 30 per cento degli utenti fa uso di smartphone oppure adopera hardware e sistemi operativi di ultima generazione".



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PEDOPORNOGRAFIA ON LINE


Postato il 10  ottobre 2011


È ALLARME: +47% IN UN ANNO

www.leggo.it/articolo.php?id=142516


PEDOPORNOGRAFIA ON LINE,
È ALLARME: +47% IN UN ANNO

ROMA - Non conosce soste lo sfruttamento sessuale dei bambini sui siti internet. Secondo il Rapporto di settembre dell'Osservatorio Internazionale di Telefono Arcobaleno nei primi nove mesi del 2011, l'organizzazione ha individuato e segnalato più di 54.000 siti, arrivando a superare il totale dei siti segnalati nell'intero anno precedente. La maggior parte della pedopornografia parte dall'Europa, in particolare dai Paesi Bassi che, oltre ad ospitare più del 35% dei siti pedofili segnalati da gennaio a settembre (19.107), sono lo Stato che registra l'aumento più significativo di tali materiali rispetto all'anno precedente. A fruire di un'offerta così vasta, sono pedofili tecnologicamente attrezzati ed evoluti: dall'analisi di un campione degli accessi ad uno dei numerosi siti illegali individuati dagli operatori di Telefono Arcobaleno emerge che circa 1/3 degli utenti fa uso di smartphone oppure adopera hardware e sistemi operativi di ultima generazione. Più della metà degli utenti,inoltre, accede al sito in esame attraverso due Discussion Board, siti di discussione, utilizzati dal pedobusiness come punti assolutamente stabili di promozione e di accesso ai siti pedofili a pagamento e di divulgazione promozionale di materiali pedo-pornografici gratuiti. «Queste prime informazioni ricavate dall'analisi dei file di log di un singolo sito - dichiara Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno - evidenziano le potenzialità di tali tecniche e l'impulso che potrebbero dare alla ricerca criminologica e all'attività investigativa in materia di pedofilia». «Fondamentale è la collaborazione degli Internet Service Provider - continua Arena - che possiedono tutte le informazioni relative agli accessi ai siti, e l'adozione di una legislazione completa e omogenea che ne definisca in maniera chiara i ruoli e gli obblighi».



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USA. IL PEDOFILO?


Postato il 10  ottobre 2011


INCASTRATO DAI LADRI!

www.net1news.org/usa-il-pedofilo-incastrato-dai-ladri.html


USA.  IL PEDOFILO? INCASTRATO DAI LADRI!

LOS ANGELES - Strana e per certi versi anche divertente storia di cronaca in arrivo dagli Stati Uniti. Un uomo, sospettato di pedopornografia, è stato incastrato grazie alla denuncia di due ragazzi, che a loro volta gli avevano svaligiato la casa rubando una cinquantina di cd e dvd. La vicenda è avvenuta a Delhi, in California, e a finire in manette è stato Kraig Stockard, di 54 anni. Ad incastrarlo, invece, sono stati un ragazzino minorenne e il suo amico di 19 anni. 

 I ragazzi si erano introdotti nella proprietà di Stockard nel tentativo di rubare qualcosa. Delusi per non aver trovato niente di prezioso, avevano però recuperato una cinquantina di cd pensando fossero vuoti. Con loro grande stupore, i ragazzi hanno scoperto che i supporti digitali erano carichi di foto e video pedopornografiche. Con grande coraggio, si sono allora rivolti alla polizia, spiegando cosa avevano scoperto. Gli investigatori sono allora andati a fare una perquisizione nella casa del derubato e hanno trovato altro materiale "scottante": sequestrati un computer fisso, alcuni portatili e diversi dischi fissi contenenti altre immagini orrende. Al momento l'uomo è fuori su cauzione, ma difficilmente potrà farla franca. I due ragazzi, invece, molto probabilmente riusciranno ad ottenere clemenza grazie al loro gesto.



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Intervista al Direttore Generale di ECPAT International


Postato il 7  ottobre 2011




www.politicamentecorretto.com/index.php?news=42396


Intervista al Direttore Generale di ECPAT International, Kathleen Speake

Come vi avevamo anticipato, il 28 e il 29 Settembre scorso ECPAT e The Body Shop hanno presentato presso le Nazioni Unite 7 milioni di firme per la petizione contro il traffico dei bambini a scopi sessuali. Questa è la più grande petizione per i diritti umani mai presentata alle Nazioni Unite. La campagna è stata accolta positivamente sia dalla commissione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo sia dal Consiglio dei diritti umani. Pubblichiamo un'intervista rilasciata dal Direttore Generale di ECPAT International, Kathleen Speake alla Radio Web Bangkok Podcast. Un intervento importante che sottolinea l'impegno di ECPAT contro il turismo sessuale e la tratta dei minori.

I: Sono molto lieto di avere qui in studio con me Miss Kathleen Speake, Direttore Generale di ECPAT International, organizzazione internazionale che combatte la  prostituzione minorile e la tratta dei minori in tutto il mondo. Benvenuta Kathleen. :
 Sono contenta di essere qua.

I: Allora, l'argomento è sicuramente di quelli importanti. Cosa fa la vostra organizzazione per combattere questo problema?

K: Come hai già detto, noi siamo un organizzazione globale che combatte la prostituzione minorile, la tratta dei bambini per motivi sessuali e la pedopornografia nel mondo. Lavoriamo insieme ai nostri sostenitori per sensibilizzare la società, i settori privati, il governo e per aumentare quindi la consapevolezza su queste tematiche. L'obiettivo è quello di influenzare il sistema politico affinché  prenda una posizione di responsabilità rispetto a questi crimini indegni


I: In che modo cercate di raggiungere questo obiettivo?

K: Lavorando quotidianamente con i nostri sostenitori. Attualmente una campagna davvero interessante è quella con " The Body Shop". Questa è un'opportunità importante per aumentare la consapevolezza dei consumatori dei prodotti di The Body Shop, gente comune che va in negozio e impara qualcosa su queste  tematiche. Nei negozi c'è materiale su quanto bene è stato fatto, su quali sono i gap della legislazione e delle attività. Il consumatore riesce così ad ottenere queste informazioni e ha la possibilità di dare un suo contributo rivolgendosi direttamente agli organi pubblici, dicendo: "per favore, vogliamo che voi ratificate certe convenzioni e che intraprendiate certi passi".

I: Quanto è importante il fatto che The Body Shop sia presente a  Bangkok e in tute tutte le più importanti città del mondo?

K: Beh, sicuramente è un punto a nostro favore. Pensiamo già solo al fatto che tutto lo staff dei negozi è ben formato sul tema, noi lo istruiamo in modo che loro siano in grado di parlare con i clienti e quindi di aumentare il livello di sensibilità comune. Si possono fare delle domande  e  i responsabili dei negozi di Body Shop vendono un prodotto, una crema per le mani. Una parte dei proventi di questa vendita viene utilizzato nel lavoro contro la tratta dei minori che facciamo con ECPAT International, di cui fa parte un programma interessantissimo, "I bambini sopravvissuti”, un programma che insegna ad assistere i bambini che sono a rischio ed a tirarli completamente fuori.

I: Qual è la reazione delle comunità in cui andate quando presentate questo argomento? E'un tema delicato. Come vi rispondono?

K: Ma, dipende davvero dalla persona con cui parli, ma sicuramente si tratta di un tema delicato. Per esempio per molti anni abbiamo parlato con delle organizzazioni che lavorano nell'industria del turismo e infatti,quando parli di queste cose, prima non ne vogliono sentire niente, ma poi una volta che racconti quello che succede ai bambini anche nel loro campo di azione decidono di voler cambiare situazione e di diventare promotori della tematica presso le loro comunità.

I: Va bene.. E poi c'è la collaborazione con gli alberghi ACCOR, visto che ci vengono tantissimi turisti in Thailandia in cerca di un albergo in cui passare le vacanze. Qual è l'accordo stipulato?

K: Lavoriamo con gli alberghi ACCOR ormai da 11 anni, abbiamo fatto dei corsi di formazione  insieme a loro e abbiamo compilato il codice di condotta per la protezione dei bambini nel settore viaggi e turismo. In ogni albergo ACCOR c'è un box per le donazioni, materiali informativi, lo staff vi racconterà un po' di cose su cosa sia il turismo sessuale e su quali particolari atteggiamenti dovreste essere consapevoli. Sono anche preparati nel caso in cui qualcuno entri in albergo insieme ad un bambino, lo staff sa come comportarsi in questa situazione particolare. Inoltre gli alberghi ACCOR  hanno preso l'impegno di firmare contratti solo con quelle ditte fornitrici che seguono una policy di protezione bambini. Quindi questi sono i tipi d'alberghi che ci piacerebbe patrocinare sempre. Stiamo  lavorando in questo senso in Thailandia, in Asia e in altri 34 paesi.


I: Quindi alcuni di questi alberghi sarebbero tipo Novotel, Sofitel, insomma alberghi abbastanza famosi qua a Bangkok.

K: Assolutamente.

I: Andare in questi posti sarebbe una buona opzione per aiutarvi.
Allora per ripetere, il vostro sito è www.ecpat.net. Se siete in un negozio The Body shop, firmate la petizione e comprate la crema mani. Grazie Kathleen di essere venuta. Grazie mille.

K: Grazie a te, è stato un piacere, grazie ancora.

La traduzione è della Volontaria ECPAT Italia, Emma Loiuse Maier.

 



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Foto hard di bimbi nel pc, blitz della polizia


Postato il 6  ottobre 2011


il pedofilo web picchia gli agenti

www.arezzonotizie.it/dalle-vallate/valdichiana/66048?task=view


 

Foto hard di bimbi nel pc, blitz della polizia: il pedofilo web picchia gli agenti

 

Nel computer nascondeva migliaia di immagini di bambini in pose oscene e proprio per questo gli uomini della Postale hanno bussato alla porta del suo appartamento, nei pressi di Camucia, per appurare la presenza del materiale pedopornografico. Ma l’uomo, un cortonese 47enne, impiegato, scapolo e residente con i genitori, ha subito capito le intenzioni degli agenti e si è barricato dentro casa cercando di distruggere i file con le immagini indicibili. La Polizia ha dovuto sfondare la porta per entrare e neanche questo è stato sufficiente. Il 47enne si è scagliato contro gli agenti. Botte, spinte, tanto che alcuni hanno dovuto ricorrere alle cure mediche. Poi la manette. Nel suo pc sono state rinvenute migliaia di immagini. La perquisizione è scattata su ordine dell’autorità giudiziaria di Brescia che indaga sul giro di pedofilia on line seguito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze competente per questo tipo di crimine. Il materiale acquisito è ora al vaglio degli inquirenti che ipotizzano per il 47enne cortonese un ruolo di spicco nella rete di fruitori e diffusori di filmati e immagini raccapriccianti. Ma tutto viaggia ancora per tesi aleatorie. Il 47enne è comunque in carcere per resistenza a pubblico ufficiale a disposizione del pm Marco Dioni e indagato per il reato di pedopornografia.



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Pedopornografia on line: indagata una mamma


Postato il 3  ottobre 2011




www.ilrestodelcarlino.it/ferrara/cronaca/2011/10/01/592095-pedopornografia_online.shtml


Pedopornografia on line: indagata una mamma

Ferrara, 2 ottobre 2011 - C’è anche una donna di cinquant’anni, residente a Copparo, tra i cinquantuno indagati per detenzione di materiale pedopornografico dalla procura distrettuale della Repubblica di Catania, che ha disposto perquisizioni domiciliari in 32 città italiane. L’indagine è partita seguendo gli accessi a un sito web tedesco (ora cancellato) e sono state compiute dal compartimento di polizia postale ‘Sicilia Orientale’, anche in collaborazione con quello ferrarese. I fatti risalgono al 2009, quando da un computer copparese, secondo l’accusa, furono effettuati due contatti nel giro dello stesso giorno, a distanza di pochi minuti, all’indirizzo del sito pedopornografico. Ed è proprio durante quelle connessioni che sarebbero state scaricate le disgustose immagini, che ritraevano minori protagonisti di atti sessuali.

Le indagini sono così partite sul territorio. Nel frattempo i titolari dell’utenza avevano cambiato residenza e annullato il contratto. Ma il computer era ancora lì, in uso al figlio maggiorenne, trovato nella sua camera da letto. All’interno delle perquisizioni informatiche sul pc, coordinate a livello nazionale dal procuratore aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto procuratore Antonella Barrera e condotte in collaborazione con le autorità tedesche e con il coordinamento del centro nazionale di contrasto della pedopornografia on line di Roma, non è stata però trovata traccia dei file. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, infatti, è possibile che il materiale sia stato solo scaricato (forse accidentalmente) e, poi, non salvato né archiviato nella memoria. Sia il ragazzo, sia la donna, infatti, dichiarano di non ricordare alcunché rispetto all’episodio. La cinquantenne madre del ragazzo, però, è stata comunque iscritta nel registro degli indagati in quanto titolare dell’utenza Adsl.

Ferrara, 2 ottobre 2011 - C’è anche una donna di cinquant’anni, residente a Copparo, tra i cinquantuno indagati per detenzione di materiale pedopornografico dalla procura distrettuale della Repubblica di Catania, che ha disposto perquisizioni domiciliari in 32 città italiane. L’indagine è partita seguendo gli accessi a un sito web tedesco (ora cancellato) e sono state compiute dal compartimento di polizia postale ‘Sicilia Orientale’, anche in collaborazione con quello ferrarese. I fatti risalgono al 2009, quando da un computer copparese, secondo l’accusa, furono effettuati due contatti nel giro dello stesso giorno, a distanza di pochi minuti, all’indirizzo del sito pedopornografico. Ed è proprio durante quelle connessioni che sarebbero state scaricate le disgustose immagini, che ritraevano minori protagonisti di atti sessuali.

Le indagini sono così partite sul territorio. Nel frattempo i titolari dell’utenza avevano cambiato residenza e annullato il contratto. Ma il computer era ancora lì, in uso al figlio maggiorenne, trovato nella sua camera da letto. All’interno delle perquisizioni informatiche sul pc, coordinate a livello nazionale dal procuratore aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto procuratore Antonella Barrera e condotte in collaborazione con le autorità tedesche e con il coordinamento del centro nazionale di contrasto della pedopornografia on line di Roma, non è stata però trovata traccia dei file. Secondo quanto riferito dagli inquirenti, infatti, è possibile che il materiale sia stato solo scaricato (forse accidentalmente) e, poi, non salvato né archiviato nella memoria. Sia il ragazzo, sia la donna, infatti, dichiarano di non ricordare alcunché rispetto all’episodio. La cinquantenne madre del ragazzo, però, è stata comunque iscritta nel registro degli indagati in quanto titolare dell’utenza Adsl.



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Pedopornografia


Postato il 23  settembre 2011


è reato navigare involontariamente su un sito contenente materiale pedopornografico?

www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/276


 

“Pedopornografia: è reato navigare involontariamente su un sito contenente materiale pedopornografico?” 

Recentemente il fenomeno della pedopornografia tramite internet è divenuto un argomento di estrema attualità a causa della sconcertante diffusione di questo illecito attraverso la rete.
A seguito della legge n. 269 datata 1998, nel nostro Paese sono state introdotte norme specifiche contro la pedofilia.
Così l’art. 600 ter del nostro codice penale, stabilisce la pena di reclusione da sei a dodici anni in caso di sfruttamento dei minori al fine di realizzare esibizioni pornografiche o di produrre materiale pornografico; la pena della reclusione da uno a cinque anni in caso di distribuzione, divulgazione o pubblicazione di notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento dei minori degli anni diciotto; la pena della reclusione sino a tre anni in caso di cessione consapevole, ed anche solo a titolo gratuito, a terzi di materiale pedopornografico.
Oltre ai succitati reati gravi e ben delineati, l’attuale normativa prevede all’art. 600 quater del codice penale, il reato di detenzione di materiale pedopornografico.
Secondo la previsione legislativa, chiunque, al di fuori delle precedenti condotte indicate dall’art. 600 ter, consapevolmente si procuri o disponga di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni o con la multa non inferiore a 1.549 euro.
Pertanto, i comportamenti perseguiti penalmente sono il procurarsi tale materiale o il disporne, condotte entrambe riconducibili anche alla rete, laddove facilmente un soggetto interessato può rintracciare fotografie o comunque sequenze di immagini scaricandole sul proprio pc o semplicemente consultandole on line.
Ma può incorrere in un reato chi si trova a navigare involontariamente su un sito contenente materiale di tale genere? Mettiamo ad esempio che un adulto si rechi su siti pornografici e suo malgrado incorra in materiale che veda ritratti minori degli anni diciotto. È ciò sufficiente perché questo venga coinvolto e ritenuto responsabile di un reato connesso alla pedofilia?

In tal caso non si dovrebbe poter ritenere applicabile la norma, in quanto proprio il legislatore individua quale elemento essenziale per la perseguibilità, la consapevolezza delle condotte incriminate. È ovvio che tale consapevolezza equivale ad una volontà specifica del soggetto agente; un utente che volendo navigare e cercare magari solo materiale pornografico, si ritrova senza volontà alcuna a visionare immagini relative allo sfruttamento sessuale dei minori, non può dirsi soggetto che in coscienza ha cercato o raggiunto tali immagini.
È ovvio che trovandosi in una situazione del genere, questo utente per tutelarsi ed ovviare a possibili coinvolgimenti, dovrà adottare una condotta molto rigida, evitando innanzi tutto di scaricare materiale (poiché il download può ritenersi attività equivalente alla condotta del “procurarsi” materiale pedopornografico), dovrà immediatamente chiudere la sessione sulla quale sta navigando e segnalare il link alla Polizia di Stato (operazione eseguibile on line mediante l’invio di posta elettronica contenente i dati di riferimento del sito incriminato, agli indirizzi e-mail che la stessa Polizia di Stato ha reso noti sul proprio sito).
Mai sostituirsi alle Autorità competenti: anche qualora ci si trovi a chattare, ad esempio, con un soggetto che manifesta ambiguità propositive sul poter indirizzare o fornire materiale pedopornografico, non deve indurre in buona fede a instaurare un rapporto confidenziale al fine di “smascherarlo”: la cosiddetta funzione dell’agente provocatore, cioè colui che si inserisce in un contesto criminale al fine di identificare gli autori dei reati, va lasciata alle Autorità, rischiando altrimenti di ritrovarsi coinvolti in qualità di accusati e non accusatori!

 Fonte: Consulente Legale Informatico- Valentina Frediani  



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Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia sulla rete


Postato il 15  settembre 2011




www.poliziadistato.it/articolo/10232/


Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia sulla rete
La legge 6 febbraio 2006 n. 38 affida al "Centro Nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete Internet" la lotta a questo odioso crimine. Il Centro è la risposta della Polizia di Stato ai criminali che usano la rete per delinquere senza frontiere nei confronti dei minori. E' istituito presso il Servizio Polizia postale e delle comunicazioni del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, e si occupa di prevenzione e repressione di questi reati. L'obiettivo primario è la difesa dei ragazzi in Internet, attraverso servizi di monitoraggio per la ricerca di spazi virtuali clandestini dove si offrono immagini e filmati di minori abusati per un turpe commercio online. Più in generale il monitoraggio continuo focalizza l'attenzione sulla scoperta di siti e dinamiche che possano rappresentare fonte di pericolo nella navigazione dei più giovani. Per ciò che concerne i siti pedopornografici, la legge istitutiva individua nel Centro il punto di raccordo per la trattazione delle segnalazioni, provenienti sia da altre Forze di Polizia anche straniere, sia da cittadini, da Associazioni di volontariato e da Provider. Da tutta questa attività il Centro provvede a ricavare l' elenco dei siti pedopornografici della Rete, la c.d. "black list", che viene fornito agli "Internet Service Provider" perché ne venga inibita la navigazione, attraverso sistemi tecnici di filtraggio. Se navigando ci si imbatte, anche involontariamente, in uno di questi siti interdetti appare un'apposita "stop page" , pagina di blocco, contenente l'avviso di interdizione. Contribuiscono al contrasto di questi crimini anche i sistemi nazionali bancario e finanziario, tramite la mediazione della Banca d'Italia, che consente di acquisire informazioni relative alle transazioni ed alle spendite illecite sul mercato online volte all'acquisto di foto e filmati di abusi nei confronti di minori. La stessa legge 6 febbraio n. 38istituisce l' "Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile" ,presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con compiti di monitoraggio del fenomeno per il raccordo di tutte le Istituzioni interessate alle tematiche minorili, inclusi gli organi giudiziari ed i Servizi sociali. Il Centro, quale organo di raccordo operativo, dialoga costantemente con l'Osservatorio, organo di raccordo istituzionale, al quale fornisce propri dati per l'analisi e la prevenzione dell'abuso minorile. Una coalizione mondiale sotto la guida di Interpol, con la partecipazione di Europol, attua quotidianamente collaborazioni internazionali di Polizia per l'identificazione delle vittime della pedopornografia, dovunque esse risiedano.



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Film pedofili con Emule, nei guai


Postato il 12  settembre 2011




trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/09/10/news/film-pedofili-con-emule-nei-guai-4930779


Film pedofili con Emule, nei guai

TRENTO. Scaricare video musicali gratis con Emule rischia di costare davvero caro a un operaio di 45 anni di Trento. L'uomo si è ritrovato sulla testa l'accusa di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. Il pubblico ministero Alessia Silvi ha chiesto il rinvio a giudizio nei suoi confronti. Ora rischia una pena fino a tre anni di reclusione.

L'uomo è accusato di aver scaricato un video a sfondo pedofilo e delle fotografie dello stesso tenore usando il famoso programma di peer to peer, ovvero di scambio di file. Secondo la polizia postale di Cremona, l'uomo avrebbe scaricato dalla rete un video civetta a sfondo illegale e poi lo avrebbe conservato sul computer.

L'indagine è stata condotta prima alla polizia di Cremona e poi da quella di Brescia e, infine, la posizione dell'operaio è stata trasmessa a Trento per competenza, dal momento che il reato si perfeziona nel luogo in cui il materiale viene scaricato e detenuto. Gli agenti della polizia postale hanno bussato alla porta dell'uomo e hanno sequestrato il computer. L'uomo aveva cancellato le fotografie, ma aveva tenuto il filmato. L'operaio ha spiegato che non era sua intenzione scaricare dalla rete materiale pedopornografico.

L'uomo ha detto di essere interessato ai video musicali degli anni'80. Ha anche spiegato che il titolo del video che ha inserito nel programma di ricerca di Emule era chiarissimo. Purtroppo per lui non ha controllato subito, però, il contenuto del file che ha scaricato. I programmi peer to peer come Emule permettono di scaricare file da altri computer. Si tratta di un collegamento diretto con altri pc in linea. Spesso, però, accade che il titolo non corrisponda ai file inseriti. In altre parole, può accadere che un utente creda di scaricare un film di cassetta e, invece, si ritrova nel computer un film pornografico.



La difesa dell'operaio punterà proprio su questo elemento. Sul fatto che l'uomo voleva scaricare un filmato e dalla rete ne è arrivato un altro con il titolo uguale o simile. Il fenomeno della condivisione online dei file è ormai diffuso da anni e interessa moltissimi utenti della rete internet. Da anni i giuristi discutono se sia o meno violazione del diritto d'autore e quindi reato. L'operaio trentino, però, è in guai molto più seri. Nei suoi confronti la Procura ha avanzato l'accusa di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico. L'uomo si difende dicendo anche che ha anche cancellato immediatamente le fotografie a sfondo pedofilo, mentre il filmato non lo ha neanche aperto. Per l'accusa, invece, aveva tutto il tempo di rendersi conto che quello era materiale pedopornografico.



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Meter, 200 bambini coinvolti in immagini sadomaso


Postato il 9  settembre 2011




palermo.repubblica.it/dettaglio-news/19:43/4029031


Pedofilia: Meter, 200 bambini coinvolti in immagini sadomaso

Palermo, 7 set. - (Adnkronos) - Adesso la pedofilia diventa sadomaso. Immagini sadomaso di oltre 200 bambini tra forum e BBS sono state individuate dai volontari dell'associazione Meter Onlus (www.associazionemeter.org) e segnalati alla Polizia postale e delle comunicazioni di Catania. Un contenuto etichettato accuratamente: bambini in catene, legati e ripresi sotto la doccia, chiusi in gabbia. Si entrava con password per garantire l'esclusivita' del club per pedofili. E' la prima volta, in anni di lungo monitoraggio effettuato dall'associazione, che si verifica una concentrazione cosi' ampia e organizzata di queste foto. ''L'estate non dirada la violenza e lo sfruttamento per i pedofili - dice don Fortunato Di Noto -. Anzi, per loro il vantaggio e' che la gente pensa ad altro, distratta dalle vacanze. E cosi' succedono queste cose. Abbiamo totalizzato fino ad oggi un protocollo di 880 segnalazioni, circa 15.500 tra indirizzi, siti, forum che abbiamo indirizzato alla Polizia postale e delle comunicazioni e alle Polizie estere. Il problema e' uno solo: distrazione e non indignazione. Tutto si consuma realmente sotto i nostri occhi e paradossalmente c'e' solo il silenzio".



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Il Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia on-line: una struttura ad hoc per combattere la pedopornografia


Postato il 11  luglio 2011




www.pariopportunita.gov.it/index.php/quinonsitocca/1892-il-centro-nazionale-per-il-contrasto-della-pedopornografia-on-line-una-struttura-ad-hoc-per-combattere-la-pedopornografia


Il Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia on-line: una struttura ad hoc per combattere la pedopornografia

Per rendere ancora più efficaci le misure di contrasto al fenomeno della pedopornografia on-line, l’Italia si è dotata di strutture dedicate che aiutino la Polizia di Stato. Con la legge n. 38 del 2006 la lotta al fenomeno è stata affidata al "Centro Nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete Internet” presso il Servizio Polizia postale e delle comunicazioni del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Ministero dell’Interno.

Il Centro nasce con il compito di raccogliere le informazioni sui siti pedopornografici, sui nominativi dei gestori e dei beneficiari degli stessi, attraverso il monitoraggio dei pagamenti legati all’acquisto di materiale illecito. Quale organo di raccordo operativo, il Centro dialoga con l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile istituito presso il Dipartimento per le Pari Opportunità. Il Centro nazionale si è dotato anche di un’équipe di psicologi e criminologi della Polizia di Stato che analizzano i dati provenienti dall’attività di contrasto al fenomeno in modo da avere un quadro della situazione sempre aggiornato.

Il Centro ha poi il compito di favorire la cooperazione internazionale con le altre forze impegnate nella lotta alla pedopornografia sulla rete Internet, quali ad esempio le altre forze di polizia e l’Interpol, per sviluppare un’interazione sempre più stretta con utenti, enti ed associazioni impegnate nella tutela dei minori.

Il Centro è suddiviso in 4 aree - monitoraggio, analisi e studio dei servizi della Rete, identificazione delle vittime e coordinamento indagini - e funziona in questo modo: tutte le segnalazioni convergono in una black list che sarà poi trasmessa dal Centro agli Internet Service Provider italiani, perché provvedano ad impedire la visibilità dei siti agli utenti della rete, applicando gli strumenti di filtraggio previsti nel Decreto del Ministero delle Comunicazioni dell’8 gennaio 2007. Il Centro trasmette poi la black list anche alla Banca d’Italia, alle Poste Italiane e agli intermediari finanziari per l’identificazione dei beneficiari dei pagamenti relativi alla commercializzazione di materiale pedopornografico. Una volta rintracciati si potrà procedere alla risoluzione dei contratti e alla revoca delle autorizzazioni.



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Le possibili conseguenze di un abuso sessuale


Postato il 11  luglio 2011




www.pariopportunita.gov.it/index.php/quinonsitocca/1901-le-possibili-conseguenze-di-un-abuso-sessuale


 

Le possibili conseguenze di un abuso sessuale

Come abbiamo detto più volte, il fenomeno degli abusi sessuali non sempre è affrontato in maniera corretta e tempestiva. Le ragioni risiedono nel fatto che spesso genitori e insegnanti non sono in grado di riconoscere i segnali lanciati dai bambini, né sono preparati ad affrontare episodi così incresciosi con la giusta lucidità.

Prima di affrontare quali possano essere le diverse reazioni delle vittime, è necessario precisare che non esiste un profilo standard del bambino abusato, pertanto bisognerà affrontare questa tematica tenendo conto che le reazioni sono soggettive e legate a molte variabili, come per esempio il periodo evolutivo in cui si è verificato l’abuso o il livello di sviluppo del soggetto, l’ambiente sociale e familiare e così via. Per approfondire l’argomento, facciamo riferimento alla documentazione pubblicata da Telefono Azzurro, tra le onlus che ha più esperienza in materia, grazie anche alle segnalazioni telefoniche, raccolte negli anni.

Come abbiamo detto, non esiste un profilo standardizzato della vittima, quindi è necessario porre attenzione ad una serie di comportamenti che sono dei campanelli d’allarme che possono farci pensare di essere di fronte ad un caso di abuso. Nei bambini abusati, infatti, sono comunemente riscontrati atteggiamenti da cui traspare una generale fragilità, possono insorgere alcuni disturbi psicopatologici, d’ansia o depressivi - paure, incubi, disturbi del sonno- difficoltà nei rapporti sociali e nella capacità di adattamento all’ambiente esterno. Oltre a ciò, negli adolescenti possono emergere comportamenti a rischio come l’abuso di droghe e alcool, fughe da casa, comportamenti antisociali (ad es. atti vandalici), difficoltà nelle relazioni, ritiro sociale e comportamenti autolesivi.

Esistono tuttavia dei casi in cui le vittime non presentano alcun sintomo: in base ai dati delle ricerche scientifiche (Fergusson, Mullen, 1999), ripresi dal Telefono Azzurro, la percentuale si attesta tra il 21 ed il 49% (Come proteggere bambini e adolescenti dagli abusi sessuali, Quaderni). Escludendo quelli più rari dove sono evidenti tracce organiche o segni fisici (come graffi, morsi, lividi o lesioni), si parla di segnali molto generici di malessere del bambino, oppure di un disagio senza voce.

Ovviamente, è importante considerare che la manifestazione di un segnale anomalo nel comportamento di un minore non necessariamente deve far pensare che sia vittima di un abuso. Come suggerisce il Telefono Azzurro, è importante, “non leggere gli eventuali segnali in modo esclusivo, ma contestualizzarli in un’osservazione integrata del bambino, tenendo conto della fase evolutiva che sta attraversando e della grande variabilità individuale”.

Il compito di accertare l’eventuale abuso non è dei genitori né degli insegnanti, ma spetta piuttosto agli specialisti - medici, psicologi, neuropsichiatri infantili - che sanno come intervenire tempestivamente e impedire che le conseguenze ostacolino un corretto sviluppo fisico e psicologico, eventualità che si manifesta per mancanza di una gestione corretta e consapevole della situazione.



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Verso l’approvazione della direttiva Ue sulla pedopornografia


Postato il 7  luglio 2011




www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/verso-lapprovazione-della-direttiva-uesulla-pedopornografia/139579/


Verso l’approvazione della direttiva Ue
sulla pedopornografia

Via libera da Consiglio e Parlamento europeo alla proposta della Commissione che obbligherà gli stati membri a chiudere tutti i siti sospetti. Ma gli attivisti della rete temono una stretta alla libertà d'espressione

 

Fumata bianca a Bruxelles nella lotta alla pedopornografia su Internet. L’accordo siglato tra Parlamento e Consiglio europeo obbligherà per legge gli stati membri a chiudere per sempre i siti dove circola “materiale sospetto”. La normativa fa parte della nuova direttiva Ue contro i soprusi sessuali nei confronti dei minori proposta dalla Commissione lo scorso marzo e oggi al vaglio delle istituzioni europee.

Il dibattito è acceso, non solo per la gravità del fenomeno, ma anche per la paura che una legge di questo tipo possa avere conseguenze censorie sulla
libertà della rete, andando a oscurare anche siti e blog che di pornografico non hanno niente.

Secondo le statistiche della
Commissione, tra il 10 e il 20% dei bambini europei hanno subito delle molestie sessuali, sia pur di diversa entità. Visto che le insidie vengono sempre più da Internet, è stato chiesto a gran voce l’intervento di Bruxelles, chiamata a stabilire  misure obbligatorie per evitare che i pedofili abusino della rete per adescare nuove vittime.

La proposta presentata qualche mese fa dalla Commissione prevedeva solo il blocco dei siti sospetti. Oggi Parlamento e Consiglio vanno più in là, chiedendo la loro totale cancellazione.
Roberta Angelilli (Pdl), responsabile del dossier in commissione libertà civili del Parlamento europeo, è a favore di un più stretto giro di vite: “Dobbiamo rafforzare i controlli, criminalizzare le nuove forme di abuso sessuale nei confronti dei bambini come quelle che corrono sulle chat, e proteggere le vittime prima, durante e dopo il processo”.

Ma non manca chi teme che questo “giro di vite” si traduca in una nuova forma di censura per la libertà d’espressione online. La paura è che, una volta passato il concetto della legittima intrusione delle autorità nazionali sul web, si cominci a chiuderei portali che fanno controinformazione. Il dibattito è molto acceso in
Germania, dove il ministro della famiglia Ursula von der Leyen sta spingendo per creare delle liste nere di siti per contrastare la pedopornografia online. La lista conterrebbe oggi circa 1500 siti che, secondo la ministra, eviterebbe circa 450mila vittime al giorno. “Il mio obiettivo è combattere gli abusi ai minori ad ogni livello. Il blocco dei siti sarebbe solo una parte di un piano ben più vasto”, ha dichiarato la  von der Leyen allo Spiegel. Un’impostazione che non convince gli attivisti della rete, dal momento che si tratterebbe della prima volta dalla fine della guerra mondiale che la polizia interferirebbe nei mass media (almeno nella Germania Ovest). Proprio per questo, 100mila persone hanno già firmato una petizione contro la misura proposta, il doppio della cifra sufficiente per portare la questione in Parlamento.

Restano poi i dubbi sull’effettiva utilità di concentrarsi sulla chiusura dei siti ritenuti pericolosi, visto che molto materiale pornografico (foto, video, contatti) circola su Facebook o via mail. Secondo gli attivisti, è più utile la
PhotoDna messa a punto in questi giorni dalla Microsoft. Si tratta di una sofisticata tecnologia di riconoscimento di immagini che costituisce una specie di codice genetico di un’immagine pedopornografiche, che viene così marchiata per sempre e bandita dalla rete. Il sistema, ideato dalla Digital Crime Unit dell’azienda di Bill Gates, costruirebbe un archivio dati delle foto marchiate, e questo con la collaborazione proprio dei social network.

Ma intanto Bruxelles va avanti per la sua strada. Si attende il voto della commissione libertà civili del Parlamento di questo mese e poi della plenaria in Settembre. Se approvata, come sembra, la proposta di direttiva passerà all’approvazione del Consiglio Ue, ovvero degli stati membri, che si ritroverebbero così costretti a chiudere un sito dubbio di contenere materiale pedopornografico.



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MILANO, SI FINGE DONNA SU WEB E ADESCA TREDICENNE


Postato il 6  luglio 2011




www.leggo.it/articolo.php?id=130656


MILANO, SI FINGE DONNA SU WEB E ADESCA TREDICENNE

MILANO - La 'retè virtuale che frequentava con tanta sicurezza si era trasformata in una vera trappola, e alla fine in un incubo, per un ragazzino di 13 anni adescato via internet da un uomo che per avvicinarlo si era finto una donna, complice la facilità di dissimulazione del web. Ma alla fine tutto è venuto a galla e il pedofilo è stato arrestato dalla polizia. Secondo quanto spiegato dagli investigatori del Commissariato Scalo Romana, l'uomo, ottenute con l'inganno alcune foto che ritraevano il giovane nudo, lo ha minacciato per convincerlo a concedersi ad atti sessuali con lui. E il ragazzino, che non sapeva più cosa fare, alla fine ha ceduto. La vicenda, accaduta a Milano, ripropone ancora una volta il tema della sicurezza su Internet, soprattutto per i minorenni, vittima spesso di persone senza scrupoli che sfruttano a loro vantaggio le potenzialità della rete.

Dopo alcuni incontri, però, la vittima ha deciso di denunciare il proprio ricattatore permettendo così agli agenti di identificarlo. Si tratta di Carlo Mauro, di 33 anni, con precedenti analoghi, residente in provincia di Cuneo, che dovrà ora rispondere di violenza sessuale aggravata dalla minore età del giovane. L'uomo, che non è sposato, risulta già condannato per detenzione di materiale pedopornografico. Aveva contattato il ragazzo lo scorso dicembre su un social network spacciandosi, appunto, per una ragazza. Con il tempo era riuscito a ottenere dal giovane alcune immagini in cui si mostrava nudo, che sono state usate poi come arma di ricatto. Con la minaccia di inviarle a genitori e amici, l'uomo, che nel frattempo aveva rivelato la sua identità, aveva iniziato a chiedere con insistenza di incontrarlo. E alla fine era riuscito a farlo cedere. I due si sono visti per quattro volte nell'arco di quattro mesi, nella zona vicina alla stazione della metropolitana milanese di Romolo, e durante quegli incontri il tredicenne è stato spinto ad atti sessuali espliciti, senza però mai arrivare a un rapporto vero e proprio. Sono stati i genitori del ragazzino a scoprire quanto stava avvenendo, dopo essersi insospettiti per il suo comportamento anomalo e aver provvidenzialmente letto alcuni sms sul suo cellulare del figlio. Ora le indagini proseguono per cercare di individuare eventuali altri giovani molestati



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Nel Canton Soletta un insegnante delle elemantari è stato condannato dalla magistratura, che non rivela l’identità per un vuoto giuridico


Postato il 5  luglio 2011




www.giornalettismo.com/archives/132318/il-maestro-e-un-pedofilo-ma-la-scuola-non-puo-sapere-chi-e/


Nel Canton Soletta un insegnante delle elemantari è stato condannato dalla magistratura, che non rivela l’identità per un vuoto giuridico

Un maestro pedofilo alle elementari sta terrorizzando il Canton Soletta. Nelle scuole primarie del cantone elvetico insegna infatti una persona condannata dalla magistratura per ripetuto utilizzo di materiale pedopornografico. La pena dell’uomo è già stata decisa, ma a causa di un buco legislativo la scuola dove il maestro insegna non può essere informata.

PEDO MAESTRO – A giugno è stato condannato un maestro delle elementari del Canton Soletta perché ha scaricato dalla rete per 171 volte materiale pornografico con protagonisti bambini, per poi salvarlo sul disco rigido del suo computer. In un caso ci sarebbe anche la cosidetta scat porn , la pornografia coprofila. Il maestro è stato condannato a una pena pecuniaria di circa 10 mila euro, e dovrà osservare un periodo di prova di quattro anni, nelle quali sarà sottoposto a controlli dall’autorità. A causa di un buco legislativo in materia di pedopornografia la magistratura non può violare la privacy del maestro comunicando le sue generalità al suo datore di lavoro, una scuola primaria del Canton Soletta.

RIVOLTA NELLE SCUOLE – La presenza di un maestro pedofilo è però giudicata intollerabile dalle autorità cantonali. Walo Dick, direttore dei servizi scolastici del Canton Soletta, ha parlato di una situazione disgustosa. L’intero corpo docente si trova tra il sospetto generale. “I genitori ora hanno paura, che un maestro, che guarda la pedopornografia, ora possa osservare i loro bambini in modo lussurioso. Secondo il funzionario sarebbe essenziale creare una lista nera, a disposizione delle autorità scolastiche, che permetta di intervenire sugli eventuali maestri pedofili. Anche Andreas Walter, direttore del dicastero dell’istruzione pubblica, ha chiesto di sapere subito chi sia l’insegnante che è stato condannato, per prendere misure appropriate alla gravità del caso. Nel frattempo la situazione, che ha già scatenato il panico, dovrebbe rimanere temporalmente limitata. Il parlamento cantonale ha già calendarizzato una discussione per colmare il vuoto giuridico che ha impedito la comunicazione del maestro pedofilo alla scuola dove insegna.



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Cosenza, prostitute a 12 anni: 16 arresti per sfruttamento


Postato il 4  luglio 2011




city.corriere.it/2011/06/29/milano/documenti/cosenza-ragazzine-prostitute-12-anni-16-arresti-4037626256.shtml


Cosenza, prostitute
a 12 anni: 16 arresti
per sfruttamento

Anche l’ex vicesindaco di Corigliano Calabro, un medico e la sorella di una delle ragazzine tra gli arrestati. “Uno scenario agghiacciante”

I carabinieri hanno eseguito in provincia di Cosenza un’operazione contro lo sfruttamento della prostituzione minorile, arrestando 16 persone.
Gli arresti, in particolare, a Corigliano Calabro, Cassano Ionio, Rende e Rossano. Alle persone coinvolte vengono contestati i reati di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile.
Le indagini che hanno portato agli arresti erano state avviate nell’agosto del 2010. Ne è emerso, secondo quanto riferito dai carabinieri, “uno scenario agghiacciante” che coinvolge ragazze minorenni italiane avviate alla prostituzione dall’età di dodici anni e una vasta clientela di insospettabili.

Gli arrestati
C’è anche l’ex vicesindaco di Corigliano Calabro (Cosenza) tra le persone finite in carcere nell’ambito dell’operazione “Flesh Market”. Si tratta di Italo Le Pera, 56 anni, responsabile amministrativo dell’Azienda sanitaria provinciale, accusato di aver “compiuto atti sessuali a pagamento con adolescente minore di anni 16”. Sono in tutto 16 gli arrestati, alcuni già detenuti. Tra questi, i due presunti organizzatori del traffico di minori, i pregiudicati Giuseppe Russo, 68 anni, e Pietro Berardi, 47 anni. Poi ci sono facoltosi imprenditori: Vincenzo Novelli, 61 anni, di Cassano Ionio, Antonio Coschignano, 68 anni, di Acri, Cosimo La Grotta, 65 anni, di Corigliano, Saverio La Camera, 55 anni, di Cassano Ionio, Giuseppe La Pietra, 34 anni, di Mirto Crosia. E ancora, Vittorio Carcione, 47 anni, medico, di Corigliano. Ci sono poi operai e braccianti: Maurizio Franco Magno, 43 anni, Gianfranco Curcio, 35 anni, Giuseppe Brina, 58 anni, Santo Bagnato, 70 anni, Pasqualino Foglia, 59 anni, Damiano Collefiorito, 51 anni. Infine una donna, di cui non è stato reso noto il nome, accusata di aver spinto la sorella minore a prostituirsi. In conferenza stampa, è stato precisato che a marzo si è agito per interrompere “il turpe traffico di carne umana” e salvaguardare le due minori, oggi di 15 e 13 anni, che per molto tempo sono state costrette a prostituirsi, “spesso in una stanza attigua alla cucina, dove c’erano i familiari che conversavano tranquillamente”, ha detto il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo. Oggi quello che si considera l’epilogo della vicenda, con l’arresto dei clienti identificati.

La vicenda
Avevano appena 12 anni quando hanno avuto i primi incontri con i loro “clienti” alcune delle minorenni coinvolte nel giro di prostituzione scoperto dai carabinieri in provincia di Cosenza, con l’arresto di 16 persone.
Ad incontrare le baby prostitute sarebbero stati soprattutto commercianti ed imprenditori che pagavano somme più alte in caso di incontri con ragazze che non avevano mai avuto esperienze sessuali. Due ragazze, che sono tra le persone arrestate, da vittime sarebbero poi diventate carnefici, avviando alla prostituzione persino le sorelle più piccole pur di trarne profitto.
Nell’ambito della stessa operazione è stato accertato che uno degli arrestati avrebbe procurato su richiesta ad una vasta clientela prostitute anche non minorenni e in occasione di uno degli appuntamenti organizzati, insieme ad un terzo soggetto, avrebbe sequestrato e violentato una delle vittime.



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Padre, poliziotto e infiltrato tra gli orrori della pedofilia


Postato il 20  giugno 2011




www.ilsecoloxix.it/p/genova/2011/06/19/AOAvvjd-pedofilia_poliziotto_infiltrato.shtml


Padre, poliziotto e infiltrato tra gli orrori della pedofilia

 

Genova - «Se dopo aver visto le immagini di bambini in fasce torturati a morte per il piacere sessuale di pazzi deviati riesci ancora a dormire. Se dopo aver finto di condividere certe passioni per incastrare uno di questi mostri ignobili riesci anche a passare una notte non tormentata dagli incubi, allora quello che dormi è davvero il sonno dei giusti. Ma in generale non è per niente facile addormentarsi quando lavori sotto copertura a caccia di pedofili».

Quarant’anni, due figli, nervi e stomaco d’acciaio che convivono con una grande sensibilità. È l’identikit, volutamente stringato, di uno dei più esperti poliziotti della squadra anti pedopornografia della polizia postale di Genova. Una squadra che spesso lavora sotto copertura su internet per stanare gli amanti della pedopornografia infantile. Per capirsi, materiale che ritrae adulti che abusano di bambini da zero a 12 anni.

Ci vuole un bello stomaco per fare l’infiltrato tra i pedofili.

«Si. E non solo quello. Servono anche nervi d’acciaio e molto studio, anche di te stesso, alle spalle. La cosa più importante è essere pronti a cogliere i segnali che la psiche ti manda quando stai per andare fuori di testa a furia di rimestare nel torbido. E a quel punto sapersi prendere una pausa».

Ma come, nessuno vi controlla?

«Esiste un ufficio che si chiama Uaci, acronimo di Unità analisi crimine informatico: oltre a eseguire le statistiche dei reati commessi e scoperti in rete, hanno un’equipe di psicologi pronta a intervenire in caso di problemi del personale».

E funziona?

«Si, ma è a livello centrale, a Roma. Quindi in genere entra in scena quando si verificano problemi gravi».

Quindi non c’è prevenzione a livello centrale? Non ci sono regole che impongano, magari, di lavorare per un certo numero di anni e non di più in modo da ridurre i rischi?

«No, anche perché più si lavora in un campo e più ci si specializza. Quindi, se una persona funziona e regge lo stress, sarebbe un peccato trasferirla. Ma è chiaro che i responsabili degli uffici sono molto attenti a ogni segnale di anomalia. Gli stessi operatori, sono formati, e in questo caso sì con corsi di aggiornamento frequenti, a individuare le falle del sistema nervoso. Spesso sono gli stessi operatori a chiederti di andare via quando non ce la fanno più a sopportare più tanto orrore. Perché davvero di orrore si tratta».

Quali sono i problemi più comuni?

«I pensieri intrusivi che non ti permettono di staccare mai completamente da quello che stai facendo, e i problemi legati alla sfera sessuale».

Spieghi di più.

«I pensieri intrusivi sono quelle immagini che ti tornano in mente anche nei periodi di riposo. Sei sulla spiaggia con moglie e figli e ti torna in mente l’immagine atroce di un bambino torturato o abusato che piange. Dopo è difficile tornare allo stato d’animo di tranquillità, può rovinarti una giornata. Peggio ancora, si rischiano variazioni della libido. Veri e propri crolli del desiderio, cosa che ti può cambiare la vita, far naufragare le relazioni. Insomma, non è semplice».

Lei ha mai dei crolli?

«Mi capitano spesso i pensieri intrusivi, ma mi succedeva anche dopo aver visto i morti. Ad esempio non riesco a togliermi dalla testa il viso di un uomo che tortura a morte un bambino in una sorta di villaggio siberiano. Sono certo che in qualunque momento in qualunque posto lo vedessi, lo riconoscerei».

Cosa le permette di andare avanti in un lavoro tanto difficile?

«Salvare delle giovani vittime, a volte ci riusciamo, e naturalmente stanare i colpevoli e mandarli al fresco. Ma prima di tutto salvare i ragazzini e le ragazzine, magari un momento prima che vengano adescati. Questo non ha prezzo».

Come si fa, come funziona il lavoro sotto copertura?

«Ci sono diversi metodi, quello emotivamente meno stressante è tracciare, ovvero seguire i file pedopornografici che in certi casi immetti tu stesso nella rete. Purtroppo abbiamo tonnellate di materiale archiviato e qualche volta lo pubblichiamo in rete per seguire il percorso che fa: scoprire chi lo guarda, chi lo scarica, chi lo passa agli amici delle community di consumatori di pedopornografia».

E poi c’è il lavoro di infiltrato vero e proprio. Come va questo?

«Anche qui, puoi fingerti vittima o pedofilo. Vittima è complicato perché spesso chi aggancia ragazzine e ragazzini in rete usa la web cam per vedere con chi parlano, per chiedere spettacolini hard: sono cose che le ragazzine fanno, magari in cambio di una ricarica al cellulare, perché si sentono protetti dallo schermo del pc. Farlo per finta, sotto copertura, è complicato: per capirci, non puoi usare un filmato perché magari la persona dall’altra parte ti chiede di fare una cosa che nel filmato non c’è».

Fingersi un pedofilo, invece, come ci riesce?

«Ti devi mettere al loro livello, anche questo non è facile, anche entrare nelle menti dei criminali è rischioso. Ma è il tipo di lavoro che porta più frutti. Chiedi di vedere che cos’hanno da mostrare, e il primo file che ti arriva non è solo un pugno nello stomaco perché sicuramente mostra qualche cosa di atroce: è anche il primo passo per incastrare questi bastardi. Tu allora trattieni la rabbia, ringrazi, dici anche che bello. Ma intanto, dentro, sai che il cerchio si sta stringendo intorno a un mostro



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Pedopornografia


Postato il 17  giugno 2011




www.stop-it.org/spip.php?article14


Pedopornografia

I criteri con cui è possibile definire la pedopornografia possono essere diversi, di seguito ne descriviamo alcuni:

  • in base a ciò che rappresenta, quindi che cosa è presente nelle immagini;
  • in base all’utilizzo che della stessa viene fatto;
  • in base agli attori coinvolti.

In base a ciò che rappresenta.

L’idea comune è che si tratta di immagini di un minore nell’atto di essere abusato sessualmente, in genere da un adulto. Pur essendo queste le immagini di più facile identificazione, ci sono casi che appartengono ad aree grigie. Quando per esempio, si tratta di adolescenti vicino alla maggiore età, quando i caratteri sessuali secondari cominciano ad essere ben evidenti, come è possibile senza conoscere l’identità della vittima affermare che si tratta di un minore? Esistono immagini in cui sono solo i minori ad essere protagonisti, dove non necessariamente è presente un adulto. o le cosidette child erotica, dove i bambini non subiscono un esplicito abuso o violenza di tipo sessuale, ma posano con ammiccamenti di natura esplicitamente sessuale o esiste una particolare attenzione a raffigurarne gli organi genitali, o ancora dove i bambini sono ripresi semi-vestiti, o posano indossando indumenti intimi. Infine, esistono le immagini costruite al computer, la cosiddetta pedopornografia virtuale, per cui non è stato utilizzato nessun bambino, non è stato vittimizzato nessun bambino, ma l’immagine è stata costruita artificialmente.

In base all’utilizzo che ne viene fatto.

Un’immagine pedopornografica rappresenta sempre la registrazione visiva della violenza sessuale su un minore, come tale, costituisce la prova di un crimine e perpetua la memoria dell’abuso fino a che l’immagine esiste. Questa caratteristica viene amplificata potenzialmente all’infinito, grazie alla tecnologia digitale e alla distribuzione in rete. È quasi "impossibile", quindi, distruggere completamente l’esistenza di tali immagini. Le immagini, i video, ed ultimamente anche le storie (in formato testo), sono utilizzate prevalentemente per soddisfare desideri e fantasie di natura sessuale, da persone che nutrono questo tipo di interesse nei confronti dei minori. Come visto in precedenza, esistono diverse tipologie di immagine, che rispondono ad altrettante esigenze di chi ne usufruisce, ma il rischio più importante, è che contribuiscano a normalizzare le attitudini sessuali patologiche di adulti interessati sessualmente a minori, servendo loro per superare potenziali barriere e inibizioni. Trattasi di un tema ancora aperto, la relazione tra fruizione di materiale pedopornografico e l’azione concreta su un minore è ancora da provare in modo definitivo; esistono studi a favore di una relazione ma ancora si ritiene di non avere a disposizione dati sufficienti. La disponibilità in grandissime quantità e in larga scala di immagini pedopornografiche e la facilità con cui è possibile accedervi, offerte dalla rete, rappresenta un fenomeno relativamente nuovo e gli effetti sono ancora oggetto di studio. In terzo luogo, la pedopornografia può essere utilizzata nel grooming, tecnica particolare in cui l’adulto potenziale abusante, “cura” (dall’inglese “grooms”) la potenziale vittima inducendo gradualmente il minore a superare le resistenze attraverso tecniche di manipolazione psicologica. Le immagini pedopornografiche possono essere utilizzate per convincere i minori ad intraprendere o comunque a lasciarsi andare ad azioni di tipo sessuale, normalizzando gli atti stessi attraverso la visione delle immagini.

In base agli attori coinvolti.

Nella produzione di materiale pedopornografico in generale sono presenti, oltre alla vittima stessa, l’abusante – spesso un adulto – e spesso un’altra persona che fotografa o riprende l’abuso seguendo di solito, un copione preciso. Ai minori, spesso, viene chiesto o imposto di sorridere per suggerire l’idea del divertimento, della loro complicità e accettazione di quello che sta accadendo (elemento estremamente importante se si pensa alla funzione di stimolo delle fantasie sessuali che la fruizione di tale materiale prevalentemente svolge). Per quanto riguarda la distribuzione delle immagini, è necessario distinguere fra: distribuzione in cerchie ristrette, le cosiddette fratellanze, quindi attraverso canali privatissimi e molto difficili da penetrare e la distribuzione di tipo commerciale.

Nel primo caso, spesso, gli autori sono anche coinvolti nella produzione del materiale, si tratta di persone adulte che sono interessate sessualmente ai minori. E’ possibile quindi pensare che ogni membro procuri/produca immagini da condividere con gli altri membri. Nel secondo caso, intervengono attori che non necessariamente hanno un interesse di tipo sessuale nei confronti dei minori, ma traggono profitto dalla produzione e distribuzione di questo materiale, in forme più o meno organizzate.

Infine, per quanto la detenzione e il possesso di materiale pedopornografico rappresenta un aspetto importante del fenomeno, e anche in questo caso è possibile identificare diverse tipologie di attori. Alcuni cercano con costanza e collezionano immagini in maniera sistematica, metodica, utilizzando criteri determinati, fino ad arrivare a collezionare e catalogare migliaia tra immagini e video. Altri cercano con costanza ma possono limitarsi a un’aggregazione casuale delle immagini, altri ancora possono fruirne solo occasionalmente. In Italia, come in altri Paesi, il numero di persone che vengono arrestate perché in possesso di materiale pedopornografico è in costante aumento. Nella maggioranza dei casi si tratta di persone incensurate e soprattutto che spesso non hanno mai avuto condanne per abusi o molestie sessuali nei confronti di minori.



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Web- maniaco terrorizzava due scuole medie


Postato il 23  maggio 2011




www.ilmessaggero.it


Web-maniaco terrorizzava due scuole medie

ROMA - Era diventato il terrore di due scuole medie di Roma sud. Studiava con accuratezza maniacale i profili Facebook di ragazzine di 11 anni. Sceglieva quelle più carine, imparava le abitudine delle giovanissime. Poi entrava in contatto con loro fingendosi un coetaneo. Dopo aver conquistato la fiducia delle piccole, colpiva, senza pietà, chiedendo foto e video compromettenti iniziando a minacciare: «So dove abiti, se non fai quello che ti dico ti vengo a cercare».

Il mostro è un ragazzo di 17 anni di Centocelle che per mesi aveva tenuto sotto assedio le alunne dei due istituti. A stanare il giovane è stata la polizia postale. «Grazie alle segnalazioni degli alunni sono scattate le indagini e in poco tempo siamo riusciti a risalire all’identità del diciassettenne» spiega il commissario Marco Valerio Cervellini, responsabile dei progetti educativi della Polizia Postale e delle Comunicazioni. Cervellini, insieme ad altri agenti, per mesi ha seguito il progetto Non perdere la bussola, ossia una serie di incontri in 90 scuole romane per insegnare ai giovani l’uso responsabile del web.

Durante le lezioni in classe gli agenti sono riusciti a instaurare un rapporto di fiducia così profondo da spingere molti di loro a raccontare cosa stava accadendo. «Il ragazzo studiava nei minimi particolari i profili che le ragazzine avevano creato sul social network - spiega Cervellini - all’inizio si fingeva un coetaneo, usava lo stesso linguaggio delle piccole, citava i luoghi da loro frequentati, poi iniziava a chiedere immagini compromettenti e minacciava le giovanissime».

Una volta scelta la preda, adattava la sua pagina su Facebook ai gusti della vittima, cercando di conquistare la sua simpatia. «Era pronto a cambiare la sua identità virtuale in modo ossessivo, carpiva la fiducia delle vittime e poi iniziava a parlare di sesso, invitando le ragazzine ad avere rapporti con lui» aggiunge il commissario. A casa del giovane gli agenti hanno trovato materiale pedopornografico. «Il fenomeno degli adescamenti di minori sul web è in continuo aumento - aggiunge il commissario - per questo è fondamentale l’attività di prevenzione, far sapere ai ragazzi cosa rischiano navigando sul web. I genitori, inoltre, non possono permettersi di lasciare i figli da soli davanti a un pc, devono sempre monitorarli».



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Facebook e PhotoDNA contro la pedopornografia


Postato il 20  maggio 2011




www.webnews.it


Facebook e PhotoDNA contro la pedopornografia

Il nuovo tentativo di lotta contro la pedopornografia su Facebook si chiama PhotoDNA, la tecnologia sviluppata da Microsoft che il popolare social network si appresta ad adottare. Facebook è la rete sociale numero uno al mondo, ed è anche il repository di fotografie personali più grande su Internet: è naturale, quindi, che si stia attrezzando per arginare una piaga sociale per la quale il web può e deve fare qualcosa.

PhotoDNA, donato dalla Microsoft al NCMEC (National Center for Missing and Exploited Children), analizza oltre 250.000 immagini a settimana per stabilire se tra le persone ritratte vi siano bambini scomparsi, il tutto facendo leva sul riconoscimento facciale per automatizzare l’identificazione. La tecnologia sulla quale il sistema si basa, ovvero “robust hashing”, è in grado di analizzare le caratteristiche uniche di una immagine, come se fossero impronte digitali, a cui vengono assegnati dei codici o hash. Le immagini sono identificabili anche dopo che sono state alterate o tagliate. Le informazioni, infine, possono essere utilizzate per risolvere i problemi relativi alla pornografia infantile. La precisione di PhotoDNA, secondo Microsoft, arriva al 99.7%, e genera un falso allarme solo una volta ogni 2 miliardi di immagini.

Uno strumento in più in aiuto di Facebook, quindi, che attualmente basa i propri controlli semplicemente sulle segnalazioni degli utenti: il servizio di Zuckerberg sarà il primo social network in assoluto a dotarsi di un tool di questo tipo, avvalendosi di controlli automatici ed avanzate tecnologie di analisi. Come ha dichiarato Ernie Allen, direttore esecutivo del National Center for Missing & Exploited Children: «La nostra speranza e convinzione è che Facebook sarà solo il primo di molti. I servizi online stanno per diventare un luogo ostile per la pornografia infantile e pedofilia». Va ricordato come ogni giorno, approssimativamente 50.000 immagini di pornografia infantile vengono pubblicate e la diffusione del pedoporno online è qualcosa che quotidianamente torna alle cronache. Non si tratta quindi di una piccola realtà, ma di un problema enorme. Ed è qualcosa contro cui la tecnologia può fare molto.



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Polizia di stato sul web: chiude il sito del commissariato online


Postato il 16  maggio 2011




www.tuttogratis.it


Polizia di stato sul web: chiude il sito del commissariato online

Il Commissariato Online è stato una delle prime vittime dei tagli effettuati dal ministero per l’Economia relativi al comparto della sicurezza.
La conferma giunge dal ministero per l’Interno: “il contratto con la società che assicurava il supporto telematico è scaduto. Ma per il rinnovo mancano i fondi. Il responsabile dell’Ufficio logistico del Dipartimento sicurezza, Giuseppe Maddalena ha scritto una lettera alla società che gestisce il servizio datata 27 aprile pregandola di garantire le attività minime di funzionamento del sito in attesa dell’arrivo dei fondi e del rinnovo del contratto”.
Da gennaio a settembre 2010, il commissariato online della polizia Postale aveva ricevuto 757 segnalazioni, 189 denunce e 565 richieste di informazioni per fatti relativi alla rete internet. A fine anno la Polizia celebrava i successi del proprio esperimento, premiandone soprattutto le qualità in termini di criminalità online.

Il Commissariato online inaugurato dall’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu aveva vinto il premio ‘European eGovernment Awards 2007′ perché, aveva spiegato la giuria: “riduce sensibilmente l’iter burocratico per inoltrare le denunce e consente alle persone anziane, disabili e a quanti sono impossibilitati a recarsi di persona al Commissariato di zona, di sbrigare celermente le pratiche per segnalare alla Polizia di Stato eventuali reati”. Ed era stato anche finalista nel 2008 al ‘Challenge Trophy’ di Stoccolma: il concorso mondiale sulle innovazioni tecniche al servizio della comunità. Per il Dipartimento, erano stati “due importanti riconoscimenti per quanto realizzato dalla polizia per i cittadini e per la loro sicurezza nel mondo della comunicazione informatica”.
Oggi, nonostante i succesi ottenuti, i lavori sono destinati a fermarsi. Il sito non chiuderà, ma rimarrà in stand-by in attesa che nuovi fondi possano essere sbloccati.
“La sospensione del servizio – dice Giardullo - è l’ennesimo passo indietro che il governo sta imponendo al Paese sulla strada della modernizzazione e dell’efficienza delle forze di polizia, frutto, evidentemente, della mancanza di una robusta cultura della sicurezza e dell’attenzione verso i cittadini”.

La chiusura inaspettata del prestigioso servizio web contrasta ora con il documento firmato il primo di aprile da Roberto Maroni intitolato ‘Obiettivi strategici del ministero dell’Interno’ per il prossimo triennio. Il secondo obiettivo strategico fissato da Maroni riguarda infatti proprio la ‘realizzazione e il potenziamento di banche dati e altri progetti di digitalizzazione e di semplificazione dei servizi, per incrementare il flusso di comunicazioni interne ed esterne, migliorandone la qualità e l’efficienza’. Obiettivi che, però, rischiano ora di non corrispondere alla realtà.
Nessuna notizia, inoltre, relativamente all’applicazione per iPhone con cui la Polizia dello Stato auspicava nuovi investimenti e nuova intraprendenza sul mezzo digitale.



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SCOCI registra un netto aumento delle segnalazioni sulla pedopornografia


Postato il 13  maggio 2011




http://www.news.admin.ch


SCOCI registra un netto aumento delle segnalazioni sulla pedopornografia

Berna, 12.05.2011 - Nel 2010 il Servizio di coordinazione per la lotta contro la criminalità su Internet (SCOCI) dell'Ufficio federale di polizia (fedpol) ha ricevuto molte più segnalazioni di sospetto riguardanti la categoria della pornografia dura. Sono stati segnalati soprattutto siti Internet con contenuti pedopornografici. SCOCI ha ricevuto in totale 6200 segnalazioni dalla popolazione, il che corrisponde a un calo del 18 per cento rispetto all’anno precedente.

Per la prima volta dall'istituzione di SCOCI nel 2003, le segnalazioni concernenti la pornografia dura hanno superato numericamente, raggiungendo quota 1743, quelle riguardanti le spam. La categoria della pornografia dura comprende le fattispecie penali di pedopornografia, pornografia con escrementi, con animali e con atti violenti (contemplate dall'art. 197 n. 3 del Codice penale). Circa il 96 per cento delle segnalazioni inviate dalla popolazione, riguarda siti di carattere pedopornografico. La tendenza osservata l'anno precedente continua dunque anche nell'anno in esame.

Scambio rapido e anonimo di materiale pedopornografico
L'aumento delle comunicazioni concernenti la pedopornografia è in parte direttamente legato al numero crescente di applicazioni del Web 2.0, che sono sempre più utilizzate per scambiare in modo rapido e anonimo materiale pedopornografico. Sono invece diminuite soprattutto le segnalazioni di siti Internet che mettono a disposizione materiale pornografico in streaming. La diminuzione potrebbe essere anche dovuta a una maggiore insensibilità o tolleranza degli utenti di Internet nei confronti di queste offerte.

Nel 2010 sono aumentate ulteriormente le segnalazioni di truffe. Il numero di segnalazioni di questa categoria è costantemente in crescita dal 2006 e continua ad evolvere con la comparsa di nuovi modi di operare. Soprattutto i siti di piccoli annunci e aste online sono sempre più utilizzati per commettere truffe. Tuttavia, anche i metodi di truffa noti da tempo, come la truffa dell'anticipo e le sue diverse varianti, continuano a fare vittime.

Complessivamente, negli ultimi anni le segnalazioni da parte della popolazione su tematiche concernenti la criminalità su Internet sono rimaste stabili a livelli elevati.

L'intensificarsi delle ricerche attive dà buoni risultati
Nel 2010 SCOCI ha trasmesso alle autorità cantonali di perseguimento penale in tutto 299 dossier su casi sospetti, di cui 245 sono frutto di ricerche eseguite direttamente dal servizio. Si tratta di un netto aumento rispetto all'anno precedente. L'andamento è direttamente correlato alla maggiore attività di ricerca attiva di SCOCI. I casi sospetti scaturiscono dal monitoraggio delle reti peer to peer, su cui gli utenti di Internet partecipano attivamente allo scambio di file con contenuti pedopornografici.

Dal trattamento delle segnalazioni di sospetto pervenute dalla popolazione, sono scaturiti 54 dossier che sono stati inviati alle autorità nazionali di perseguimento penale. Nel 2010 SCOCI ha anche segnalato in totale 231 siti Internet ai servizi competenti esteri. Si tratta quasi esclusivamente siti Internet con contenuti pedopornografici, segnalati a SCOCI mediante il modulo di comunicazione.

I dossier sui casi sospetti sono basati su ricerche approfondite
Dall'analisi dei riscontri forniti dai servizi cantonali di polizia e dalle autorità giudiziarie, si evince che i casi sospetti si basano su ricerche approfondite. In effetti, in circa il 90 per cento dei casi le autorità cantonali di polizia hanno eseguito perquisizioni domiciliari, durante la maggior parte delle quali è stato sequestrato materiale probatorio.



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"Mi sono finta mio figlio. Chattando l'ho incastrato"


Postato il 12  maggio 2011




http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/2011/05/11/503649-sono_finta_figlio.shtml


"Mi sono finta mio figlio
Chattando l'ho incastrato"

Il racconto di una delle mamme detective del Liceo Classico San Carlo

maggio 2011- "MI SONO spacciata per mio figlio su Facebook e l’ho fatto arrestare». A parlare è una delle mamme detective (per ovvi motivi vuole restare anonima) che hanno permesso di incastrare Umberto, l’artigiano 44enne che per due mesi si è appostato all’uscita delle scuole San Carlo per circuire alcuni ragazzini, per spingerli ad azioni sconce, insistendo per incontrarli a casa sua. Richieste che faceva ripetutamente anche sul social network, insinuandosi nelle loro amicizie.

Come si è accorta che c’era qualcosa che non andava?
«E’ stato, diciamo, un passaparola tra mamme. Una mamma ha involontariamente controllato il profilo Facebook del figlio e ha visto che tra gli amici c’era un adulto che, tra l’altro, era amico di altri bambini della stessa scuola, tra cui mio figlio. A quel punto mi ha telefonato e mi ha detto di controllare».

Lei ha fatto molto di più...
«Io, per la prima volta mi sono collegata a Facebook, non sapevo nemmeno cosa fosse l’amicizia virtuale, poi ho capito e ho deciso di spacciarmi on-line per mio figlio».

Ha parlato quindi con il pedofilo?
«Sì, tre volte. Il primo dialogo mi ha lasciato senza parole. Lui, che era registrato come Umberto, ha attaccato dicendo: "Ciao, come va? Perché non ti fai più sentire?". Io, facendo finta di essere mio figlio, ho detto: "La mia mamma non vuole".  "Ma noi ci sentiamo la sera, quando lei dorme", mi ha risposto. Poi sono cominciati i dialoghi sconci. Invitava a toccare le parti intime. Diceva: "Dai lo facciamo insieme, è bello"».
 

Immagino che non abbia voluto sentire (pardon, leggere) una parola di più...
«Si, a quel punto sono andata alla polizia postale, anche perché mi sono accorta che lui sapeva tutto dei ragazzini, sapeva dove abitavano e anche i numeri di telefono. Chiamava mio figlio nel cuore della notte. Ho capito subito che era una persona poco raccomandabile. Con il suo numero di cellulare e il suo nome di battesimo, quello del nickname coincideva, è stato possibile risalire a lui in fretta».

Aveva un solo nickname?
«No, ne aveva anche un altro tramite il quale si spacciava per il cugino 15enne di Umberto, ma anche lui faceva le stesse avances, questa volta sul sito Messenger».

La prova decisiva, però, è stata la foto fuori da scuola...
«Sì, io e altre mamme ci siamo piazzate fuori da scuola e mio marito lo ha fotografato, poi abbiamo spedito tutto alla polizia postale».

Ma come avete fatto a riconoscerlo?
«Me lo ha descritto mio figlio. Quell’uomo era due mesi che parlava con i ragazzini fuori dal cancello con strane scuse. Chiedeva di andare con lui a pranzo, diceva che avrebbe offerto tutto, che avrebbe fatto ricariche telefoniche e, addirittura, regalato cellulari».
 

Con i bambini delle San Carlo tutto si è fermato alle parole?
«Si, per fortuna si. Ho chiesto se avesse toccato qualcuno, ma mio figlio ha negato. So, però, perché le ho viste con i miei occhi, che prendeva le foto dei ragazzini da <CF202>Facebook</CF>. Non c’era neanche bisogno di chiedere. Le salvava e poi le metteva sulla sua pagina, foto in costume da bagno. Ho riconosciuto alcuni compagni di mio figlio».

Come mai suo figlio non le ha detto nulla?
«Perché secondo lui era normale, quell’uomo gli aveva detto che i discorsi che facevano sulla sessualità erano normali, nulla di strano. Sa, alla loro età scoprono la sessualità e possono metterci quel pizzico di malizia in più. Io gli ho detto che non bisogna assolutamente parlare di cose intime con sconosciuti».
 

Come ha fatto quell’uomo, secondo lei, a conquistare la loro fiducia?
«Lui usava molte scuse. Ad esempio, diceva che ogni giorno aspettava fuori da scuola una ragazza che conosceva per giustificare la sua presenza lì. Poi ha fatto leva sul punto debole dei ragazzini. A quell’età fanno a gara a chi ha più amici su Facebook. Anche se gli ho detto più volte, come tutte le mamme, di non fidarsi degli sconosciuti, mio figlio si è fatto circuire. Forse non l’ho controllato abbastanza. Ora però sono passata alle misure drastiche, niente Facebook né Messanger: tutto oscurato. Quando ti trovi davanti a queste cose è davvero una botta allucinante».



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Pedofilia, 191 abusi all’anno


Postato il 6  maggio 2011


In Italia è ancora un fenomeno sommerso

www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=9228


Pedofilia, 191 abusi all’anno

In Italia è ancora un fenomeno sommerso

 

Dossier 2011, troppi casi restano nel silenzio

In Italia la pedofilia è un fenomeno 'sommerso', poche sono le denunce e troppi ancora i casi che rimangono avvolti nel silenzio. In Italia nel 2009 solo 492 atti sessuali con minorenni sono stati segnalati dalle Forze di Polizia all'Autorità' Giudiziaria. Negli anni 2008, 2009 e 2010 sono state riferite a Telefono Azzurro 570 situazioni di abuso sessuale (giunte alle linee di ascolto e al 114 Emergenza Infanzia), ovvero, in media, 191 casi all'anno. Nello stesso periodo di riferimento, il servizio di Telefono Azzurro per consentire a chi naviga in Internet di segnalare contenuti inadeguati o potenzialmente pericolosi per bambini e adolescenti, ha accolto 5.768 segnalazioni: il 26% si riferiva a materiale pedopornografico.

Dai dati del ''Dossier Pedofilia 2011'' di Telefono Azzurro, in base alle segnalazioni giunte alle linee di ascolto dell'associazione (364 situazioni riferite tra il 2008 e il 2010), il 68,4% delle vittime di abusi sessuali sono bambine e adolescenti femmine e il 55,8% delle vittime ha generalmente un'eta' inferiore agli 11 anni. Le femmine subiscono in misura maggiore toccamenti (120 casi femmine contro 55 maschi) e abusi con penetrazione (42 femmine contro 13 maschi).

Piu' spesso dei maschi, inoltre, le femmine ricevono proposte sessuali di tipo verbale (37 casi). I maschi sembrano essere piu' spesso costretti ad assistere ad atti sessuali (16 casi) oltre che a penetrazioni anali (12 casi). Il dossier denuncia inoltre che nel 90% dei casi le vittime degli abusi sono minori italiani e nel restante 10% si tratta invece di bambini e adolescenti stranieri, provenienti principalmente da Paesi dell'Est.

E ancora, dall'indagine di Telefono Azzurro emerge come nella maggior parte dei casi gli abusi sessuali siano commessi da persone appartenenti al nucleo familiare: padri, madri, nonni, nuovi conviventi/coniugi e altri parenti. Se solo il 9,6% riguarda soggetti estranei, negli altri casi si tratta di soggetti esterni alla famiglia ma comunque conosciuti: tra questi spiccano gli amici di famiglia (11% circa), gli insegnanti (9,1%) e i vicini di casa (4,8%). L'1% circa delle segnalazioni al Telefono Azzurro riguarda figure religiose. Le donne autrici di abusi sessuali rappresentano il 12,8% delle segnalazioni pervenute a Telefono Azzurro: gli abusi praticati sono sia di tipo ''attivo'', cercati per motivi di piacere o di denaro, sia ''assistito'', ossia compiuti da altri che generalmente sono i compagni, taciuti e in alcuni casi facilitati.

A favorire il sommerso, spiega l'associazione, e' anche il fatto che molti casi di abuso avvengono in contesti sociali legati a istituzioni come la scuola o la chiesa, le quali, per tutelarsi dal grave danno di immagine che ne conseguirebbe, possono cercare di insabbiare o rimuovere episodi di questo tipo. In generale, sussiste un'errata percezione del fenomeno della pedofilia, che porta a considerare i pedofili come figure estranee, non integrate: come orchi, appunto. La realta' e' invece ben diversa. Il pedofilo non e' un soggetto facilmente identificabile come 'problematico': e' invece abile nel mimetizzarsi all'interno della comunita' e a sfruttare tutte quelle situazioni che favoriscono il contatto con i bambini.

Si tratta spesso di persone che i bambini conoscono bene, nelle quali ripongono fiducia, abbassando cosi' le difese e finendo cosi' per trovarsi in una condizione di 'fragilita'' emotiva. Internet e le nuove tecnologie, inoltre, forniscono ulteriori strumenti che facilitano il contatto con bambini e adolescenti fino a culminare nei casi di adescamento on line, il cosiddetto 'grooming'. ''Tutto questo contribuisce a rendere la pedofilia un fenomeno pervasivo e multiforme che la societa' tende a rimuovere - afferma Ernesto Caffo, fondatore e Presidente di Telefono Azzurro - per questo e' necessario affrontarlo con un approccio 'multiagency', un lavoro sinergico tra diverse figure professionali e operatori adeguatamente formati e competenti, ma anche con l'impegno attivo e costante di tutta la societa'". "Oggi - prosegue Caffo - non c'e' chiarezza su cosa sia davvero l'abuso sessuale e questo rende piu' difficile prevenirlo, ma anche curarne le conseguenze. La scarsita' delle denunce in Italia rispetto ad altri paesi e' il risultato dell'assenza di adeguati interventi di informazione e sensibilizzazione che il Governo e tutte le istituzioni non possono piu' rimandare".

''Non vi sono contesti o realta' che possano dichiararsi immuni da questo fenomeno, - continua Caffo - cosi' come non si puo' pensare di contrastarlo operando su un unico fronte: e' invece necessaria un'azione congiunta a tutti i livelli e con il coinvolgimento di tutti gli attori sociali, nessuno escluso. Governo e le Istituzioni, a maggior ragione, devono dare un impulso concreto alla creazione degli strumenti necessari al monitoraggio, alla cura e alla prevenzione della pedofilia''.

''La creazione di una cultura di prevenzione - prosegue Caffo - deve costituire l'obiettivo primario nella lotta alla pedofilia. Le vittime devono essere aiutate a parlare, superando timore e vergogna, genitori e insegnanti formati a riconoscere correttamente i fattori di rischio e i primi segnali di un disagio. Per fare questo, Telefono Azzurro si impegna quotidianamente: con le linee d'ascolto, nelle scuole e anche sulla rete, con strumenti come la chat che consentono di intercettare e prevenire situazioni di disagio o pericolo. Per un'azione di reale contrasto di un fenomeno cosi' complesso come la pedofilia, una giornata non e' abbastanza - afferma Caffo - occorre un'assunzione di responsabilita' ampia e condivisa e risposte concrete da tutti, Governo, Parlamento e istituzioni per primi".



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Pedopornografia, Marziale: “Il consumo delle immagini rende complici


Postato il 6  maggio 2011




www.strill.it/index.php?option=com_content&task=view&id=96428


 

Pedopornografia, Marziale: “Il consumo delle immagini rende complici”

 

“Chi consuma immagini pedopornografiche si rende moralmente complice di quanti abusano sessualmente dei bambini”: è il monito del sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l’Infanzia, in occasione della celebrazione della Giornata nazionale contro la pedofilia.
Per Marziale: “Sull’onda dell’autorevole pronunciamento del Capo dello Stato, che ha sottolineato come il controllo sociale giochi un ruolo basilare nella lotta alla pedofilia, è bene evidenziare che al di là del divieto a visitare siti a sfondo pedopornografico e all’obbligo di denuncia alla Polizia delle Comunicazioni esiste anche una responsabilità morale, la cui sottovalutazione finisce per incoraggiare il turpe mercato”.
Il presidente dell’Osservatorio conclude: “Dietro ad ogni immagine pedopornografica si cela il più atroce dei crimini contro l’umanità, la cui spettacolarizzazione è parimenti delinquenziale”.



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Oggi la giornata contro la pedofila


Postato il 5  maggio 2011




www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-3da68146-6131-4e2a-a189-06a6d3148691.html


Oggi la giornata contro la pedofila

In Italia si celebra la terza edizione dell’iniziativa contro la pedopornografia. Giardini del Quirinale aperti ai ragazzi con strutture gonfiabili, giocolieri e trampolieri. La polizia postale: “Sempre più utilizzati i social network per adescare bambini. L’attuale legislazione è più che sufficiente, basti vedere l’altissimo numero degli arresti effettuati l’anno scorso”

 

"Non bastano le leggi e l'azione di magistratura". Il presidente Giorgio Napolitano, presentando la terza giornata contro la pedofilia, afferma con decisione che: "Per sconfiggere la pedopornografia online è decisivo il controllo sociale". Il Capo dello Stato ha inviato un messaggio all'onorevole Luca Barbareschi, promotore della legge sull'istituzione della giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, che l'attore ha letto presentando le iniziative.

"Accanto alla famiglia, luogo topico e tradizionale dove si consumano la maggior parte dei delitti di pedofilia - ha spiegato Barbareschi - il mondo della rete diventa il luogo dove i mostri cercano e circuiscono le loro vittime". Parole suffragate da alcuni dati forniti oggi da Microsoft che mostrano numeri preoccupanti: il 60% dei ragazzi fra i 14 e i 18 anni ha dichiarato di essere stato contattato almeno una volta da sconosciuti sui social network, di questi il 48% ha bloccato la richiesta di contatto mentre il 37% ha accettato per curiosità e il 7% non ha detto niente ai genitori. Familiari assenti, dato che oltre il 30% di loro non sorveglia il comportamento dei figli su internet.

"L'età delle vittime - continua Barbareschi - sta drammaticamente tendendo ad abbassarsi verso numeri ad una sola cifra". Telefono azzurro conferma: il 55,8% delle vittime ha meno di undici anni, due su tre sono bambine, italiane, e le femmine sono anche quelle che subiscono le violenze più gravi come lo stupro. Gli aguzzini sono da ricercare fra le persone più prossime alle vittime: solo il 9,6 % sono estranei mentre l'11% sono amici di famiglia, insegnanti nel 9,1 e vicini di casa nel 4,8%.

"Quello della pedopornografia è un panorama malefico che non dà nessun segnale di miglioramento - spiega Antonio Apruzzese, direttore della polizia postale - c'è la sensazione che le nuove tecnologia fungano da acceleratore di certi fenomeni e li stiano ingigantendo".

Nuove risposte arrivano dal punto di vista normativo: in commissione al Senato si stanno profilando proposte che affiderebbero alle procure dei minori la competenza in materia. La stessa richiesta arriva da don Fortunato Di Noto che con Meter, l'associazione da lui presieduta, compie un monitoraggio sulla rete. Il sacerdote siciliano ha riscontrato un nuovo e inquietante fenomeno: "Bisogna fare grossa attenzione perché nella rete sta nascendo l'infantofilia, le cui vittime sono bambini piccolissimi e neonati".



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La XV Giornata dei bambini vittime di violenza ad Avola


Postato il 29  aprile 2011


Ritrovarsi e pregare per non dimenticare

www.siciliainformazioni.com/giornale/societa/123130/giornata-bambini-vittime-violenza-avola-ritrovarsi-pregare-dimenticare.htm


La XV Giornata dei bambini vittime di violenza ad Avola. Ritrovarsi e pregare per non dimenticare

Sono in corso ad Avola (Sr) le celebrazioni per la XV Giornata dei bambini vittime di violenza, sfruttamento e indifferenza (GBV) dal titolo “Abbiamo ritrovato la vita”. Iniziata il 25 Aprile si concluderà il 1°Maggio presso la sede nazionale di Avola (Siracusa) e nelle città italiane in cui è presente l’Associazione Meter di don Fortunato Di Noto (www.associazionemeter.org) che da 21 anni opera a tutela dell'infanzia, contro pedofilia, pedopornografia e sfruttamento sessuale. Ritrovarsi e pregare per non dimenticare, per non abbassare la guardia su un problema tanto spinoso che oggi più di ieri colpisce un numero di bambini ancora troppo alto, favorito dall’uso spesso scorretto di internet e dei social network.


Quest’anno, oltre alle tradizionali attività, momenti di preghiera, condivisione e riflessione, in tutta Italia e all’estero, l’Associazione ha vissuto un momento di vicinanza speciale con il Papa partecipando, lo scorso 25 Aprile, al Regina Coeli, nel corso del quale il Santo Padre ha rivolto un saluto speciale ai rappresentati di Meter presenti a Castelgandolfo ricordando l’esperienza della GBV a tutti i fedeli del mondo e apprezzando l’operato dell’Associazione nella Chiesa; il Papa ha anche auspicato un maggiore impegno da parte delle parrocchie e degli oratori per la difesa e la tutela dei bambini.

Numerosi anche gli interventi di Vescovi e Cardinali e gli attestati di stima per Don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter e promotore dell’iniziativa.

“Plaudo alla vostra opera a favore dell’infanzia e auguro che possa servire a diffondere una mentalità (con conseguente agire) sempre più attenta ai piccoli, a cui Gesù ha promesso il Regno dei Cieli”, ha affermato il Vescovo di Acqui, Pier Giorgio Micchiardi.

Auguri sono giunti anche da monsignor Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo, che ha confessato di accompagnare “con la stima, il ricordo e la preghiera l’azione meritoria e rischiosa” portata avanti da Meter e di sperare “che la XV GBV segni un passo avanti in un cammino di libertà, avvenire e servizio”.

Monsignor Vittorio Mondello, Arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, ha sottolineato che le piccole vittime sono purtroppo “un numero molto elevato” e Meter “non potrà riuscire ad aiutare tutti, ma potrà almeno tenere sveglia l’attenzione della società intera che non deve e non può ignorare tale problema”.

“Troppo spesso viene permesso ai nostri ragazzi, anche in tenera età, di immergersi in solitudine nel mondo digitale”, ha osservato il Vescovo di Cremona Dante Lafranconi, indicando che serve “maggiore vigilanza da parte dei genitori e la consapevolezza che tali strumenti, così invasivi e pervasivi, possono essere utilizzati autonomamente soltanto da persone con una certa maturità”.

La necessità di unire alla “denuncia di tutto ciò che rappresenta violenza nei confronti dei più piccoli un impegno più ampio di prevenzione e sensibilizzazione” è stata sottolineata dall'Arcivescovo di Rossano-Cariati, Santo Marcianò, che ha auspicato che la celebrazione di questa Giornata sia “l’occasione per una rinnovata presa di coscienza e per un nuovo impegno a difesa della vita”.

Il Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, Felice Di Molfetta, ha scritto a don Di Noto che la sua voce “è come un ruggito profetico all'interno di una società segnata da ferite mortali e laceranti”.

La Sicilia in prima linea dunque, in campo nazionale e internazionale, nella lotta alla pedopornografia e non solo in ambito cattolico. Numerosi anche i risultati ottenuti dalla polizia postale di Catania aiutata dalle segnalazioni di molti cittadini.

Contrastare un male così odioso si può e si deve in ogni ambito e ogni contributo può essere prezioso.



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Genitori fanno arrestare pedofilo: adescava tramite Facebook


Postato il 28  aprile 2011




gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2011/04/28/news/genitori-fanno-arrestare-pedofilo-adescava-tramite-facebook-4055494


Genitori fanno arrestare pedofilo: adescava tramite Facebook

L'uomo, 44 anni di Soliera, aveva più profili sul social network che usava per entrare in contatto con i ragazzini. Nella sua casa trovate oltre 400 immagini pedopornografiche. E' stato segnalato da mamme e papà modenesi che lo hanno notato nei pressi della scuola media San Carlo

 

MODENA. Mamme e papà si sono improvvisati investigatori e hanno fatto arrestare un pedofilo che si aggirava fuori dalla scuola media frequentata dai loro figli, a Modena. Hanno fatto denuncia e consegnato alla Polizia postale anche una fotografia che un papà è riuscito a scattare allo strano'tipo' che ronzava intorno ai ragazzini all'uscita da scuola. E' in questo modo che la Polizia postale ha puntato l'attenzione su Umberto Grottaglie, tarantino di 44 anni residente a Soliera, in provincia di Modena.

Una decina di anni fa era stato condannato in appello a tre anni e quattro mesi di carcere per violenza sessuale su minore, e ora, grazie agli scrupoli dei genitori modenesi, è stato riarrestato. Una settimana fa, il 21, la Polizia postale ha bussato alla sua porta con un mandato di perquisizione firmato dal pm Laura Sola: dal suo pc sono saltate fuori 409 immagini pedopornografiche scaricate da Internet e per questo è stato arrestato per detenzione di materiale pedopornografico. Il gip di Modena ha convalidato l'arresto e disposto la custodia cautelare agli arresti domiciliari. Gli atti sono già stati trasmessi a Bologna (i reati peodpornografici sono di competenza distrettuale), dove la Procura ha chiesto di mantenere la custodia cautelare. La denuncia dei genitori risale al marzo del 2010: si sono rivolti agli agenti della Polizia postale segnalando la presenza di questo strano soggetto che, spesso con uno sguardo allucinato, si aggirava furtivamente fuori dalla scuola media San Carlo. Tentava l'approccio con i ragazzini, li abbordava con l'obiettivo di diventare poi loro'amico' su Facebook e ne aveva invitati alcuni ad andare a mangiare con lui un panino in un fast-food. Nell'indagine, per ora, non è emersa però nessuna molestia o episodio concreto compiuto verso i ragazzini.



Stando a quanto ricostruito dalla Polizia postale, che ha perquisito la sua abitazione e sequestrato il pc, il 44enne passava molto tempo su Internet. Era attraverso la rete che l'uomo scaricava le immagini pedopornografiche e tentava di approcciare i ragazzini. Il 44enne aveva più di un profilo aperto su Facebook ma anche su altri network e li utilizzava per entrare in contatto con i ragazzini e chattare con loro. Al momento il tarantino (che vive da anni a Soliera) si trova agli arresti domiciliari e ha il divieto di comunicare utilizzando il computer. Nelle indagini fatte finora non sono emersi atti concreti di violenza o molestia nei confronti di ragazzini; l'arresto, infatti, è scattato per la detenzione dei tanti file pedopornografici. In passato, però, l'uomo si era spinto molto oltre: venne infatti condannato nel 2000 dalla Corte d'appello di Bologna a tre anni e quattro mesi (per violenza sessuale continuata, corruzione di minorenne e atti sessuali con minorenne). Ora l'indagine del pm Sola proseguirà.



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I rischi della rete


Postato il 27  aprile 2011




http://www.hot114.it/saperne_di_piu/rete/pagina22.html


I rischi della rete

Nonostante Internet possa essere considerato un’incredibile risorsa a disposizione di bambini e adolescenti, è necessario ricordare che in rete possono essere presenti anche numerosi elementi di rischio.  

Bambini e adolescenti che navigano in internet, infatti, possono trovarsi di fronte a materiali e contenuti inadeguati per la loro età (ad esempio, contenuti violenti, con espliciti riferimenti sessuali o che incitano al razzismo) o interagire con soggetti malintenzionati che possono ingannarli ed invitarli a comportamenti o azioni che possono costituire un pericolo. E’ necessario inoltre ricordare che lo stesso utilizzo di Internet, in presenza di particolari fattori di vulnerabilità nel bambino e se eccessivo nel tempo, può dare origine a vere e proprie  dipendenze e difficoltà psicologiche. 

Secondo quanto documentato dall’esperienza investigativa delle Forze dell’Ordine specializzate, le chat rappresentano il settore di Internet in cui si evidenziano i maggiori rischi. All’interno delle chat, infatti, è possibile intrattenere comunicazioni estremamente intime, superando gap generazionali e culturali. Gli interlocutori non dispongono di elementi identificativi aggiuntivi (paralinguistici, visivi eccetera) e l’identità dichiarata può essere verosimilmente falsa. Questi elementi fanno sì che la chat costituisca un ambiente particolarmente favorevole per soggetti malintenzionati – non solo adulti, dunque - che possono avvicinare una possibile vittima, indurla a comunicazioni e comportamenti (ad esempio, di natura sessuale, violenta, razzista), molestarla e tentare di incontrarla fuori dalla rete.

La curiosità per alcune tematiche e la propensione alla socializzazione possono indurre bambini e adolescenti a comportamenti pericolosi, di cui spesso genitori e insegnanti sono tenuti all’oscuro, come la decisione di incontrare soggetti conosciuti on line. L’analisi della casistica realizzata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni suggerisce, ad esempio, che alcuni fattori facilitano l’approccio da parte di  pedofili e altri soggetti malintenzionati: generalmente il bambino è da solo, non percepisce il pericolo, è attratto dalla possibilità di incontrare la persona conosciuta on line e dall’esperienza proposta, ma soprattutto non è oggetto di opportuni controlli da parte degli adulti (genitori, educatori) durante la sua attività on line.

Se il pericolo maggiore per un bambino o un adolescente può derivare dall’incontro diretto con soggetti malintenzionati conosciuti in chat, non si deve sottovalutare la presenza in rete di materiale potenzialmente traumatico.

In primis, vi sono le immagini pornografiche e pedo-pornografiche, i messaggi equivoci e le offerte di natura sessuale, cui un bambino può accedere anche solo utilizzando i motori di ricerca: la stessa ricerca di cartoni animati, cantanti e attori, può condurre a foto e/o filmati di tipo pornografico, dal momento che spesso sono mascherati da file con nomi ingannevoli.

Non si può però dimenticare che aldilà di contenuti di natura sessuale, Internet può veicolarne altri che pur essendo altrettanto pericolosi spesso non sono oggetto della medesima attenzione. Ne sono un esempio, l’esaltazione della violenza e della crudeltà, l’istigazione all’odio e al razzismo, la pubblicità di tabacco e alcool, la valorizzazione dell’estrema magrezza ed il ricorso a qualsiasi mezzo pur di raggiungerla, il mito dell’arricchimento facile e il ricorso a comportamenti illegali per ottenere un guadagno immediato.

Spesso tali messaggi sono particolarmente forti e convincenti soprattutto per chi, come un giovane fruitore, non è ancora in grado di comprenderli appieno.

Come abbiamo accennato, infine, se è vero che l’utilizzo di Internet esercita indiscutibilmente una forte attrazione sui ragazzi, lo è altrettanto che navigando tra un link e l’altro è possibile  perdere la cognizione del tempo, sottovalutando l’importanza di attività fondamentali per una sana crescita psicofisica quali lo studio, le amicizie e lo sport.

In conclusione vorremmo anche accennare brevemente ad altre situazioni che pur non ledendo direttamente lo sviluppo psicologico del giovane cibernauta, risultano comunque essere indesiderati: tra questi, il pericolo di installare virus informatici che danneggiano il PC, trasmettono nel web documenti riservati, di essere vittime di truffe o di commettere azioni illegali (ad esempio, violando le leggi sul diritto d’autore).



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Meter per la XV giornata dei bambini vittime di violenza


Postato il 22  aprile 2011




http://www.julienews.it/notizia/cultura-e-tempo-libero/meter-per-la-xv-giornata-dei-bambini-vittime-di-violenza/74266_cultura-e-tempo-libero_7.html


Meter per la XV giornata dei bambini vittime di violenza

Avola (SR), 20 aprile 2011 – “Abbiamo ritrovato la vita”: è questo il tema della XV GBV – Giornata dei bambini vittime della violenza, dello sfruttamento, dell’indifferenza … contro la pedofilia, che anche quest’anno l’Associazione Meter (www.associazionemeter.org) di don Fortunato Di Noto organizza dal 25 aprile alla prima domenica di maggio. Quest’anno, oltre alle tradizionali attività (momenti di preghiera e condivisione/riflessione), l’Associazione vivrà un momento di speciale comunione con il Papa partecipando all’Angelus nel corso del quale, il 25 aprile il Santo Padre ricorderà l’esperienza della GBV a tutti i fedeli del mondo.

LE LETTERE DI VESCOVI E CARDINALI: SEPE, TETTAMANZI E SCOLA – La GBV è stata preceduta, come sempre, dalle lettere che i vescovi hanno spedito a don Di Noto, ringraziando lui e i volontari Meter per l’impegno profuso nella lotta in difesa dell’infanzia. Tra gli interventi più interessanti, Crescenzio Sepe, Angelo Scola e Dionigi Tettamanzi, cardinali arcivescovi di Napoli, Venezia e Milano. Per Sepe: “Il male più grave, l’oltraggio più duro, la violenza più dolorosa è quella di privare le persone della speranza, portandole lentamente – ma inesorabilmente – alla rassegnazione”. Per questo motivo, aggiunge, “La conseguenza di tutto ciò è pensare che il male sia più forte di ogni altra realtà e che sia impossibile sconfiggerlo. Sono persuaso, invece – scrive Sepe – che con il contributo di tutti, ciascuno per la sua parte, sia possibile fare molto in difesa dei piccoli e dei bambini, contro ogni violenza ed ogni sfruttamento”. Attenzione e partecipazione nelle parole del patriarca di Venezia Angelo Scola, che sottolinea la sua vicinanza alla manifestazione, sotto il patrocinio del presidente della Repubblica e dei presidenti di Camera e Senato. “Il tema scelto per quest’anno, ‘Abbiamo ritrovato la vita’, esprime bene il senso profondo del lavoro sviluppato in questi anni dall’Associazione Meter, impegnata in prima linea per aiutare a ridare speranza alla vita di quei bambini che hanno sofferto situazioni traumatiche di grave disagio”. Parole di condivisione e affetto anche dal cardinale arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, per il quale il tema della GBV è condivisibile, anche con riguardo alla vita dei bambini “che troppi bambini, nel mondo, hanno perduto anche per colpa della nostra insensibilità e del nostro disinteresse. Sì, perché troppo spesso - continua - l’attenzione doverosamente rivolta alle tante tragedie del mondo, di cui sono vittime anche e soprattutto i bambini, allontana il nostro sguardo dalle sofferenze che vivono i bambini vicini a noi”. Per il presule, allora, l’invito è a occuparci: “di loro, non con le parole, ma col dono generoso del nostro tempo e delle nostre risorse”.

LA MEDIAGLIA DEL PRESIDENTE NAPOLITANO E L’ANNULLO FILATELICO – Quest’anno la GBV è sotto il patrocinio dei presidenti di Camera e Senato, Copercom, Polizia Postale Italiana, Diocesi del Cile oltre al Capo dello Stato Giorgio Napolitano che ha conferito una propria medaglia di rappresentanza per la GBV e della sua vicinanza a questa manifestazione. In occasione della GBV, inoltre, per tutto il mese aprile-maggio (dal 23 aprile al 23 giugno) presso Poste Italiane - Siracusa sarà possibile ricevere l'annullo speciale emesso dalle Poste.

LA STORIA DELLA GBV - La GBV viene celebrata presso la Parrocchia Madonna del Carmine di Avola sin dal 1995, su richiesta di famiglie e dei gruppi di bambini. Nel 1995, infatti, a seguito del tentato omicidio nei confronti di una bambina di 11 anni, dei racconti di alcuni episodi di abuso e del suicidio di un ragazzo di 14 anni, la comunità cristiana, guidata da don Fortunato Di Noto, iniziò a riflettere sulla condizione dell’infanzia e dell’ adolescenza, impegnandosi contro ogni forma di sfruttamento e di violenza all’infanzia, concentrando sforzi e risorse per contrastare soprattutto la pedofilia e la pedopornografia. Nel 1996 e, successivamente, nel 1998, si aggiunsero tristi vicende accadute in Italia e all’estero (si vedano le vicende del Belgio); anni che videro una “stagione di violenza e di sangue”, l’apice della violenza su bambini, sottratti al calore delle loro famiglie. Parallelamente la pedofilia, il suo strutturatasi a livello criminale e le conseguenziali pseudo-celebrazioni di “orgoglio pedofilo”’, imposero un ulteriore slancio alla Giornata dei bambini vittime, che, strutturata con due fondamentali momenti celebrativi (il primo commemorativo: preghiere e riflessioni; il secondo dedicato ai bambini e alle famiglie), ha assunto negli anni carattere nazionale.

Nel 2002, su sollecitazione istituzionale ed ecclesiale, la GBV è diventata un appuntamento e un forte richiamo in Italia e all’estero per la Chiesa, per la società civile e per le realtà politiche e culturali. I Vescovi, nelle loro Diocesi, hanno invitato le loro comunità ecclesiali a pregare e riflettere sulla condizione dell’infanzia. Parrocchie e Associazioni, anno dopo anno, si sono coinvolte in questo appuntamento che è diventato sempre più condiviso. Le alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Senato e della Camera) nonché Ministeri e Enti locali (regioni, province e comuni) hanno da sempre aderito inviando un messaggio e celebrando momenti di ricordo e sensibilizzazione coinvolgendo università, scuole e aggregazioni politiche, sindacali e culturali.

Le Sedi e i Gruppi Meter, presenti in diverse città italiane (Roma, Bari, Lecce, , Padova, Milano, Genova, Frosinone, Rossano Calabro (Cosenza), Noto, Avola, Agira, Piazza Armerina, Gela, Ragusa, Modica, Ispica, Pachino, Palermo, Catania etc.) e i referenti all’estero (Cile, Madagascar, Mali), sono impegnati a promuovere e a celebrare la GBV. Per maggiori informazioni rivolgersi all’Associazione Meter Onlus: gbv@associazionemeter.org, numero verde: 800 455270.



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Pedopornografia, un accordo a metà


Postato il 18  aprile 2011




www.west-info.ueu


Pedopornografia, un accordo a metà

 

Nel Consiglio GAI (Giustizia e Affari Interni) dello scorso 12 aprile,  i Ministri europei competenti hanno trovato un accordo nell’imporre,  a chi si macchia del reato di sfruttamento sessuale dei minori e pedopornografia online, il divieto  temporaneo o permanente di esercitare professioni che implichino una qualsiasi forma di contatto coi bambini. Pareri divergenti, invece, sono emersi in merito all’opportunità di oscurare i siti internet che abusano di immagini e video di piccoli indifesi. In sostanza sono state 3 le posizioni contrastanti: la soppressione definitiva delle pagine web; l’oscuramento temporaneo oppure una terza via non ben definita. Spetterà alla Presidenza ungherese trovare un accordo in vista del secondo round di negoziati, insieme anche ai rappresentanti del Parlamento, fissato per il prossimo 19 aprile.




Boom dei siti pedopornografici


Postato il 7  aprile 2011


Negli USA più pedofili online - Svizzera 12esima

www.cdt.ch


Boom dei siti pedopornografici

Negli USA più pedofili online - Svizzera 12esima

ROMA - Sono 18.185 dall'inizio dell'anno i nuovi siti pedofili e più di 12.000 al mese i consumatori di pedopornografia. È quanto emerge dal report di marzo pubblicato oggi dall'Osservatorio Internazionale di Telefono Arcobaleno.

La classifica mondiale sulla nazionalità dei pedofili online è guidata dagli Stati Uniti, con il 23% del totale, davanti a Germania (17%), Russia e Italia (6% ciascuno). La Svizzera è 12.esima con una quota del 2%. L'attività di contrasto alla pedofilia on line di Telefono Arcobaleno ha permesso di individuare, dall'inizio dell'anno, più di 18.000 siti pedofili che - secondo l'Associazione - testimoniano la costante crescita del problema (+15% rispetto al primo trimestre dello scorso anno).

La quasi totalità della pedofilia on line si concentra in Europa (51%) e Nord America (47%), con un coinvolgimento sempre maggiore dei paesi di origine anglosassone (Usa, Canada, Regno Unito). È ancora in Europa e Nord America che si registra la maggiore concentrazione di pedofili che, in rete, ricercano quantità sempre crescenti di foto e video per soddisfare la loro perversione, evidenziando come la domanda di pedopornografia si evolva in maniera parallela rispetto all'offerta.



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Il Brasile guida l’attacco agli orchi


Postato il 31  marzo 2011




wwwmusibrasil.net


Il Brasile guida l’attacco agli orchi

Uno speciale software messo a punto da tecnici informatici della polizia brasiliana ha permesso la realizzazione di una vastissima operazione internazionale contro la pedofilia e la pedopornografia sul web. Conclusosi nei giorni scorsi, il procedimento ha portato all'arresto di un centinaio di persone, in Brasile e in altri ventisette paesi.

Tra le nazioni di residenza dei criminali figura anche l'Italia. La polizia postale di Catania, in stretta collaborazione con le autorità federali verdeoro e con il Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia, ha prima identificato e quindi arrestato un quarantunenne di Roma, sul cui computer erano stati archiviati quattordicimila file con scene di sesso tra adulti e bambini, persino di età inferiore ai sei anni. Approfonditi controlli e perquisizioni sono stati condotti su persone residenti a Catania, Firenze, Milano, Pesaro, Sondrio, Teramo, Treviso e Trieste. Tutti gli internauti arrestati nei vari paesi del mondo facevano parte di una rete internazionale di pedofili, collegati tra loro in peer-to-peer, che si scambiavano immagini e video attraverso il file sharing, in particolare via e-Mule. In Brasile, in tempi recenti, si è assistito a un deciso inasprimento delle pene per chi commette questo genere di reati. Poco tempo fa, un uomo residente a Jacarepaguá, nella zona ovest di Rio de janeiro, è stato condannato a otto anni e mezzo di reclusione per avere diffuso in rete contenuti pedopornografici.

In occasione dell'operazione appena conclusa, la Polizia di stato italiana ha ricordato l'esistenza di "Stop-it". È un sito per la lotta alla pornografia infantile su internet, realizzato in cooperazione con l'associazione "Save the Children", che raccoglie segnalazioni, anche anonime, di chiunque fosse a conoscenza di abusi sui bambini.



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Pedofilo incastrato dalla moglie


Postato il 23  marzo 2011




www.bresciaoggi.it


Pedofilo incastrato dalla moglie

IL CASO. Un cittadino algerino di 45 anni è stato arrestato dagli investigatori della squadra Mobile. L'uomo abusava delle figliolette dei vicini di casa: la donna e la mamma delle piccole hanno registrato la sua confessione

 

Brescia. È finito in cella con l'accusa di violenza sessuale su una bimba che non ha nemmeno compiuto dieci anni. E un ruolo prezioso nell'arresto dell'uomo l'hanno avuto la moglie dell'uomo e la mamma delle bambine che sono riuscite a registrare una confessione. «Sono stato preso dal diavolo, è successo solo una volta» si è giustificato l'uomo con le due donne, ma non è bastato per convincerle a lasciar perdere. Grazie alla confessione e ai riscontri gli investigatori della Mobile hanno chiuso l'indagine in poco tempo e nei giorni scorsi il pm Eliana Dolce ha chiesto e ottenuto un'ordinanza di custodia cautelare.
L'ORDINANZA di custodia in carcere è stata eseguita ieri dagli uomini della Mobile. In carcere, con l'accusa di pedofilia, è finito un cittadino algerino di 45 anni, residente in città da diversi anni, ben integrato, con moglie e quattro figli piccoli, da poco tempo rimasto senza lavoro.
La denuncia nei confronti dell'uomo è stata presentata a febbraio pressochè contestualmente ai fatti che gli vengono contestati. L'uomo è accusato di violenza sessuale nei confronti di una bambina con meno di dieci anni e di averla costretta a rapporti sessuali, oltre che di molestie nei confronti della sorella più grande. Le due bambine sono figlie di una coppia vicina di casa, una coppia di stranieri.
Le due bambine a febbraio hanno cominciato ad avere comportamenti strani: la piccola ha iniziato a fare disegni particolari, con chiari riferimenti sessuali, chiedeva alla mamma di lavarsi in continuazione e in più di un'occasione si è scarabocchiata le parti intime con un pennarello. La madre, molto preoccupata, ha cominciato a sospettare che alle due bimbe fosse successo qualcosa di molto grave e grazie al buon rapporto con le bambine, è riuscita con calma e pazienza ad aprire una breccia nello scudo creato dalla piccola e si è fatta raccontare quello che era successo.
LA PICCOLA ha raccontato delle attenzioni, dei palpeggiamenti, della violenza. E ha anche indicato l'autore: il vicino di casa, l'uomo che spesso si occupava delle piccole mentre i genitori erano al lavoro. E la madre, trattandosi di un amico di famiglia, ha pensato di rivolgersi alla moglie dell'uomo che stava facendo del male alle sue bambine. «È stato un azzardo - spiega Riccardo Tumminia, dirigente della Mobile -, ma il risvolto è stato positivo, perchè la moglie dell'indagato ha reagito in modo estremamente civile».
LA DONNA HA REAGITO da madre, prima che da moglie: ha messo alle strette il marito e gli ha contestato gli episodi che la piccola aveva riferito alla madre. La moglie e la mamma delle sorelline hanno fatto domande a raffica, finchè l'uomo è crollato e ha ammesso. La moglie e la mamma si sono preoccupate di non rendere inutile una eventuale confessione e hanno registrato tutta la conversazione, la mamma delle piccole ha ripreso con il cellulare e ha portato il video a Teletutto che l'ha mostrato nel notiziario di ieri sera.
UN AIUTO PREZIOSO per gli esperti della Mobile che hanno lavorato alla ricerca di riscontri. In pochi giorni, come detto, gli investigatori hanno trovato elementi sufficienti per incriminare il 45enne: Con il lavoro degli investigatori il sostituto procuratore Eliana Dolce ha chiesto una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ieri la notifica, ora il 45enne è stato rinchiuso nel carcere di Canton Mombello.



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Pedofilia 2.0, la Ue alla ricerca di una legislazione comune


Postato il 7  marzo 2011




www.sky.it


Pedofilia 2.0, la Ue alla ricerca di una legislazione comune

L'Europa fa una passo avanti nella definizione di una disciplina unitaria contro la pedopornografia on line con una proposta supportata da un gruppo di parlamentari e dalla Commissione. Rimozione dei contenuti e blocco di accesso le soluzioni proposte

di Federico Guerrini


Un passo avanti nella lotta alla pedofilia on line a livello comunitario. Così si può definire una proposta di direttiva in questi giorni in discussione a Bruxelles che ha l'obiettivo di definire un quadro normativo di riferimento per tutta la Ue e di aumentare la cooperazione su questo tipo di crimini.

Approvata all’unanimità dalla Commissione Libertà Civili  e sostenuta dai Commissari Malmostrom, Reding e Tajani, la proposta prevede che le immagini illegali a carattere pedo-pornografico che si trovano in rete siano rimosse alla fonte. E che, laddove questo non sia possibile, nel caso in cui le pagine web incriminate siano ospitate su server al di fuori dell’Unione Europea, le autorità nazionali provvedano al blocco dell’accesso al sito come già avviene in stati come Italia, Danimarca, Finlandia e Svezia. Nella maggior parte dei casi che riguardano il nostro Paese, infatti, i siti segnalati come pedofili e i relativi contenuti non sono cancellati dal web: più semplicemente i nomi di dominio corrispondenti vengono segnalati ai fornitori di connettività che inibiscono così l'accesso degli utenti a quei materiali.

La legislazione italiana in materia di lotta alla pedofilia è infatti fra le più avanzate d’Europa. In essa nel 2006 è stato introdotto il reato di pedopornografia virtuale, che si verifica quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni 18 o parti di esse (art. 600 quater 1 c.p.). Tuttavia, nel nostro ordinamento, manca ancora  una sanzione per il reato di adescamento online. Il parlamento dovrebbe a breve ratificare la Convenzione di Lanzarote che prevede pene severe per il “grooming” (adescamento online), ma il testo è stato più volte rimpallato fra Camera e Senato ed è ancora in attesa dell’approvazione definitiva.

Può darsi che i parlamentari europei siano più veloci di quelli italiani. L’adescamento dei minori via Internet, secondo la proposta attualmente in discussione, diventerebbe un crimine a livello comunitario, e i colpevoli andrebbero incontro a una pena compresa fra i 2 e i 10 anni di carcere, a seconda delle gravità delle accuse. Un’alleanza di sei fra le maggiori Ong che si battono per la tutela dei diritti dei più piccoli, ha accolto molto positivamente la notizia, definendola “un’opportunità importante” per migliorare la legislazione europea in materia.

Per evitare però che questo provvedimento possa rappresentare un rischio per la privacy o la libertà di espressione, gli stessi parlamentari europei firmatari della proposta hanno insistito perché le procedure di blocco di eventuali siti siano “trasparenti” e le restrizioni “limitate allo stretto necessario e proporzionate” ai crimini. Altrimenti, si rischiano incidenti come quello accaduto di recente in Usa, dove il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale ha condotto con successo un’operazione contro alcuni siti di pedofilia, oscurando però “sbadatamente” anche 84 mila siti che non c’entravano nulla. I proprietari che cercavano di accedere al loro sito si sono trovati davanti a un minaccioso banner che annunciava che le pagine web erano stato rimosse per accuse che potevano costare fino a 30 anni di prigione e 250 mila dollari di multa. Inutile dire della paura e dell’imbarazzo degli ignari amministratori.

Tra l’altro queste accuse, se registrate sul Web, sono difficili da cancellare. Una ricerca con il motore Bing, per esempio, mostra ancora nomi e indirizzi web accusati di pedofilia.



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Pedofilia on line: + 6%


Postato il 4  marzo 2011


Nel report di febbraio il profilo del pedofilo

www.avvenire.it


Pedofilia on line: + 6%

Nel report di febbraio il profilo del pedofilo

 

Roma, 3 Marzo 2011. È maschio, incensurato, ha meno di 40 anni, vive in famiglia ed è ben integrato nella società: questo il profilo del pedofilo on line che emerge dal rapporto di febbraio pubblicato oggi dall’Osservatorio internazionale di Telefono Arcobaleno.

L’Italia continua a essere il 5° paese del mondo per consumo di pedopornografia con una domanda di materiale illegale in costante crescita.

Nel mese di febbraio Telefono Arcobaleno ha segnalato 5.728 siti pedofili, localizzati prevalentemente in Europa (53%),  con  un incremento del 6% rispetto all’anno precedente.

 

“Riuscire a fare oscurare i siti pedopornografici, però, non può bastare – dichiara Giovanni Arena, Presidente di Telefono Arcobaleno – Molto è ancora da fare sul fronte dell’identificazione dei bambini vittime degli abusi e sfruttati per la produzione delle immagini.  Ciò che sappiamo è che sono maggiormente a rischio le bambine di età compresa tra i 6 e i 9 anni – continua Arena – e che, solo l'1% delle vittime, riesce a essere identificato e liberato”.



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Bolzano, la Procura: "Ogni anno intercettate 150 persone, così fermiamo i pedofili"


Postato il 28  febbraio 2011




www.gelocal.it


Bolzano, la Procura: "Ogni anno intercettate 150 persone, così fermiamo i pedofili"

di Susanna Petrone BOLZANO. Mentre a livello nazionale si torna a parlare del famoso e contestato disegno di legge sulle intercettazioni, definita anche «legge bavaglio», la Procura di Bolzano, con orgoglio, prosegue per la propria strada confermando di essere tra le più efficienti e virtuose d’Italia: il numero delle intercettazioni è rimasto pressochè stabile, mentre scendono i costi. Un trend inziato da Cuno Tarfusser che continua oggi sotto al gestione Rispoli. «In Alto Adige - spiega il capo della Procura - complessivamente ogni anno vengono intercettate tra le 500 e le 600 utenze. Si tratta dunque di 100-150 persone. Un indagato può avere, infatti, fino a quattro numeri diversi: cellulari, telefono di casa, ufficio. A questi numeri si aggiungono tra le 40 e le 50 localizzazioni satellitari. Il numero delle intercettazioni è stabile. Nonostante tutto, in tre anni siamo riusciti a diminuire le spese del Cit, il centro che si occupa di intercettazioni. Basta pensare che nel 2005 si spendevano ancora 800 mila euro, mentre oggi non arriviamo a 250 mila».
Come è possibile abbassare in modo così drastico i costi, senza far calare l’efficienza?
«Grazie ad un serio negoziato tra la Procura e le ditte appaltatrici di questo servizio che ci mettono a disposizione gli strumenti per intercettare. Qualche settimana fa abbiamo firmato un nuovo contratto. Fino al 2010 spendavamo circa otto euro al giorno per ogni utenza intercettata. Da quest’anno il costo è sceso a 6,50 euro. Questo significa che i costi calerano ulteriormente».
Molti pensano che gli inquirenti abbiano meno mano libera sulle intercettazioni. E’ così?
«Assolutamente no. Il codice di procedura penale stabilisce in modo chiaro quando e come si può intercettare. Un inquirente viene a sapere da una fonte che nel quartiere X spaccia il signor Y. L’i nquirente, dunque, inizia con i pedinamenti fin quando ha degli elementi seri in mano che fanno pensare che si tratti di uno spacciatore. Dopodiché presenta alla Procura la richiesta. A quel punto il magistrato che si occupa dell’indagine deve presentare il fascicolo al giudice delle indagini preliminari. Ed è il gip, infine, che decide se avviare le intercettazioni o meno. In alcuni casi il giudice si è anche rifiutato di dare il nulla osta. Tutto questo è regolato dall’articolo 267 del codice di procedura penale. Se il giudice stabilisce che non sussistono i gravi indizi di reato, gli inquirenti devono proseguire che le indagini standard».


Per quanto tempo vengono portate avanti le intercettazioni?
«Il decreto che viene presentato dal pubblico ministero indica le modalità e la durata delle operazioni. La durata, sempre per legge, non può superare i quindici giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi sempre di quindici giorni. Dopodiché, almeno così lavoriamo noi a Bolzano, appena gli investigatori hanno raccolto tutte le prove necessarie, sospendiamo le intercettazioni, pur avendo a disposizione altri giorni.
Che compiti ha il Cit?
«Il Cit, centro indagini tecniche, è diretto da un responsabile della Procura ed è un gruppo composto da rappresentanti dei carabinieri, polizia e guardia di finanza. Si tratta di esperti in materia informatica. Sono loro che si rapportano con le ditte che riforniscono gli strumenti per le intercettazioni. Si tengono aggiornati sulle novità nel campo tecnologico ed informatico. Il Cit è il cuore del polo informatico: tutte le intercettazioni vengono filtrate e valutate dal centro. Il materiale svolgimento e la parte tecnica vengono seguiti dal rappresentante della Procura».
Quali sono i reati più frequenti scoperti grazie alle intercettazioni?
«Possiamo dire che l’80 per cento dei casi di pedofilia e reati che riguardano lo spaccio di sostanze stupefacenti vengono scoperti e conclusi con successo grazie alle intercettazioni. Senza sarebbe quasi impossibile fermare un pedofilo, o almeno, si allungherebbero di troppo le indagini. I dati però parlano chiaro: ogni anno vengono fatte tra le 20-30 richieste per quanto riguarda le intercettazioni audio-video. Si tratta sempre di reati di natura sessuale».



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Pedopornografia on-line: una delle facce del fenomeno


Postato il 25  febbraio 2011




www.pariopportunita.gov.it


Pedopornografia on-line: una delle facce del fenomeno

Tra le tante forme che può assumere la perversione sessuale a danno dei minori, c’è sicuramente quella della pedopornografia on-line. Secondo l’art. 2 del Protocollo facoltativo alla Convenzione sui diritti del fanciullo concernente la vendita di fanciulli, la prostituzione infantile e la pedopornografia, concluso a New York il 25 maggio 2000, può essere definita pedopornografia “qualsiasi rappresentazione di fanciulli, indipendentemente dal mezzo utilizzato, coinvolti in attività sessuali esplicite, reali o simulate, e qualsiasi rappresentazione di organi sessuali di fanciulli a scopi prevalentemente sessuali”. Come più volte è stato precisato, però, i pedofili possono consumare il proprio reato nella vita reale come in rete, dove è più facile celarsi dietro l’anonimato e così poter avere facili scambi di materiale e informazioni tra pedofili.

Da qui è sorta la necessità di adeguare la normativa italiana in materia di pedopornografia, introducendo il reato di pedopornografia virtuale, quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni 18 o parti di esse.

Per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafiche non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali (art. 600 quater 1 c.p.).

Occorre precisare che la legge punisce anche chiunque consapevolmente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto (art. 600 quater c.p.) sebbene non esista una diretta corrispondenza tra chi detiene e scambia materiale pedopornografico e chi dà seguito a questa devianza con un abuso, anche se “una percentuale sempre crescente (…) utilizza la Rete anche per intrattenere conversazioni e avere contatti con i minori.” (10° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e l’Adolescenza – Telefono Azzurro e Eurispes, 2009).

La pedopornografia è un mondo estremamente eterogeneo, per lo più sommerso e sempre all’avanguardia nell’uso delle tecnologie informatiche. Per questa ragione le forze dell’ordine devono combattere il fenomeno con le stesse armi: l’aggiornamento professionale e la capacità di essere al passo con la tecnologia permettono di essere sempre più incisivi nel contrasto a questa vera piaga mondiale. Come emerge dai dati raccolti dalla hot-line specializzata a raccogliere segnalazioni di materiale illecito pubblicato in rete, infatti, la maggior parte delle foto e dei filmini pedopornografici sono prodotti in Europa e nel Sud-Est asiatico, ma i maggiori fruitori sembrano essere gli statunitensi (Dati relativi ai paesi che ospitano i server con i materiali illegali segnalati a Hot114. Periodo di riferimento: luglio 2007 e febbraio 2010 - Dossier pedofilia e abusi sessuali su minori, Telefono Azzurro, 2010).



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Ue: condannati per pedofilia continueranno a fare i maestri


Postato il 18  febbraio 2011




www.reggionline.com


 

Ue: condannati per pedofilia continueranno a fare i maestri

Il parlamento europeo ha approvato la relazione dell’eurodeputato Roberta Angelilli che prevede pene più severe. Bocciato l’emendamento del deputato reggiano Tiziano Motti

REGGIO – Con 40 voti a favore, 5 contrari e zero astensioni, la commissione per le Libertà pubbliche, la Giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo ha approvato lunedi scorso a Strasburgo la relazione dell’eurodeputato Roberta Angelilli “sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pedopornografia”.
La proposta prevede sanzioni più rigide contro i pedofili e prevenzione degli abusi e protezione delle vittime. Stupisce la bocciatura per soli due voti degli emendamenti del  Tiziano Motti dell’Udc, già approvati nella Relazione di parere presentata dalla Commissione donne, con cui si chiedeva di interdire l’accesso alle professioni e alle attività di volontariato a contatto con i minori ai responsabili del reato di pedofilia.
“Alla fine su questo tema specifico è passato un compromesso all’acqua di rose che non tutelerà nessuno – ha commentato Tiziano Motti – mentre è certo che anche il cittadino più garantista abbia qualche remora a mandare la figlioletta in gita scolastica con un docente accompagnatore condannato per reati di pedofilia”.
Nella direttiva della Commissione europea, che presto diventerà legge anche in Italia, anche alcuni motivi di soddisfazione per Motti, come l’approvazione in compromesso tra i gruppi parlamentari dell’eliminazione immediata, seguita dal blocco, dei contenuti pedopornografici on-line.
Un’iniziativa parlamentare del parlamentare europeo Tiziano Motti era già stata approvata in soli due mesi e divenuta risoluzione ufficiale del Parlamento europeo: in essa si chiede alla Commissione europea e al Consiglio d’Europa la creazione di un sistema di allarme rapido europeo al fine di contrastare i pedofili e i molestatori sessuali, nonché l’ampliamento della direttiva 2006/24 sulla conservazione dei dati di traffico internet ai motori di ricerca al fine di contrastare i reati telematici legati all’adescamento effettuato dai pedofili tramite i social forum


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Pedopornografia: rimuovere alla fonte qualsiasi pagina web.


Postato il 15  febbraio 2011


Il grooming diventa reato penale

www.key4biz.it


Pedopornografia: rimuovere alla fonte qualsiasi pagina web. Il grooming diventa reato penale

Le nuove regole previste dalla dalla Commissione Libertà civili introdurrebbero sanzioni più severe per chi abusa o sfrutta sessualmente un bambino e fissano pene minime per 22 reati penali, con la possibilità, per i Governi, di imporre misure e condanne

I materiali pedopornografici e qualsiasi contenuto web che riguardi abusi sessuali sui bambini devono essere rimossi alla fonte in tutti i Paesi europei. E' quanto prevedono due emendamenti presentati dalla Commissione Libertà civili del parlamento europeo, volti a prevenire gli abusi sessuali sui minori, a inasprire le pene e a proteggere le vittime. Nel caso in cui fosse impossibile rimuovere i contenuti, ad esempio perchè il sito è ospitato su server extra Ue, allora gli Stati membri devono "prevenire l'accesso" a tali materiali, in linea con le leggi nazionali.

 

La lotta alla pedopornografia online è una missione, ha affermato l'europarlamentare italiana  Roberta Angelilli, che la Ue vuole perseguire "rafforzando le accuse, criminalizzando le nuove forme di abuso come il 'grooming' (l'adescamento dei minori su internet) e, soprattutto, proteggendo le vittime prima, durante e dopo il procedimento penale".

Secondo i dati della Ue, tra il 10% e il 20% dei minori europei ha subito abusi sessuali.
 

In un primo momento, la Commissione europea aveva avanzato una proposta volta a bloccare tout court l'accesso ai siti contenenti materiali pedopornografici, respinta però dal Parlamento, secondo cui la misura non sempre si sarebbe rivelata efficace nel contrasto, soprattutto perché difficile da applicare nei diversi Stati, caratterizzati da sensibilità, tradizioni e impianti normativi differenti.


Secondo i dati forniti dal Parlamento, circa 200 immagini pedopornografiche sono immesse in rete ogni giorno, con vittime sempre più giovani ritratte in situazioni sempre più violente.
Per frenare questo scempio, gli Stati membri devono imporre 'richieste vincolanti' per assicurare "la rimozione alla fonte delle pagine che contengono o diffondono materiali pedopornografici o di abusi sessuali  sui minori", mentre la Ue deve cooperare con gli altri Paesi per assicurare la pronta rimozione del materiale dai server situati in questi Paesi.

 

Se la rimozione alla fonte fosse impossibile (ad esempio perché gli Stati che ospitano i server non vogliono collaborare o perché la procedura di rimozione si rivela particolarmente lunga), gli Stati membri "devono prendere le necessarie misure, in linea con le legislazioni nazionali, per prevenire l'accesso a questi contenuti sul loro territorio", ha spiegato il Parlamento.


Le misure nazionali, volte a prevenire l'accesso ai siti "devono essere trasparenti e fornire le adeguate tutele, in particolare per garantire che le restrizioni siano limitate a ciò che è necessario e proporzionato e che gli utenti siano informati del motivo della restrizione". I fornitori di contenuti e gli utenti devono essere anche informati della possibilità di fare ricorso e delle modalità per ricorrere.


Le nuove regole previste dalla Commissione Libertà civili introdurrebbero anche pene più severe per chi abusa o sfrutta sessualmente un bambino e fissano pene minime per 22 reati penali, con la possibilità, per i Governi, di imporre misure e condanne più severe.

 

I trasgressori saranno soggetti a pene da due a dieci anni di carcere e dal momento che circa il 20% degli autori di reati sessuali è recidivo, il Parlamento ha stabilito che gli Stati membri possano imporre a questi criminali un divieto temporaneo o permanente di esercitare professioni che implichino una qualsiasi forma di contatto coi bambini.

 

In caso di assunzione, i datori di lavoro avranno diritto di ottenere informazioni su eventuali condanne per crimini sessuali.  I datori di lavoro possono comunque richiedere tali informazioni, anche se devono essere ottenute da registri giudiziari conservati in altri paesi Ue, anche dopo l'assunzione, se sorgono gravi sospetti.

Gli Stati membri possono inoltre adottare altre misure, come la creazione di "registri degli autori di reati sessuali" accessibile al potere giudiziario e/o alle forze dell'ordine.

 

Gli abusi commessi da persone in una posizione di fiducia, autorità o influenza sul minore (per esempio, i familiari, tutori o gli insegnanti) sono inclusi tra i nuovi reati penali e punibili di conseguenza, mentre pene più severe possono essere comminate a chi commetta un reato che coinvolga bambini con una disabilità fisica o mentale, in una situazione di dipendenza o sotto l'influenza di droghe o alcool.

Secondo le nuove norme, saranno punibili anche i 'turisti sessuali', ossia coloro che viaggiano all'estero per commettere abusi sui minori, o le persone che adescano i bimbi sul web fingendosi loro amici o li costringono a posare in pose sessuali di fronte a una webcam. Pene più severe anche per chi utilizza differenti mezzi per arrivare a un numero maggiore di bambini.


Oltre a punire chi si macchia di abusi sessuali sui minori, il Parlamento ha proposto nuove regole per garantire supporto, protezione e assistenza alle vittime, in modo da minimizzare l'impatto della dolorosa partecipazione alle indagini e ai processi.


La proposta di direttiva, attualmente in fase di negoziazione tra il Parlamento e il Consiglio con l'obiettivo di giungere a un compromesso entro la metà di quest'anno, una volta adottata andrà a sostituire l'attuale legislazione, risalente al 2004. Dopo di che, gli Stati membri avranno due anni di tempo per trasporre le nuove disposizioni nel diritto nazionale.



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PEDOFILIA - TELEFONO ARCOBALENO, ON LINE A RISCHIO BIMBE TRA 6 E 9 ANNI


Postato il 7  febbraio 2011




www.asca.it




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Pedofilia: Maroni; è cancro da combattere senza timori e titubanze


Postato il 1  febbraio 2011




www.lunico.eu


Pedofilia: Maroni; è cancro da combattere senza timori e titubanze

 

«La pedopornografia è un cancro che va combattuto senza timori e titubanze». Così il minsitro dell'Interno, Roberto Maroni, nel suo intervento durante la presentazione dell'iniziativa «Non perdere la bussola», sostenuta dal ministero della Gioventù, per l'uso responsabile di Internet. Maroni ha sottolineato che nel mondo, il giro di affari legato alla pornografia on line ammonta a «3 miliardi di euro l'anno» e che «ogni giorno si aprono nel mondo 100 siti in qualche modo collocabili nel campo della pedopornografia». Nel contrasto al fenomeno, ha detto ancora il titolare del Viminale, «noi siamo molto attivi», sottolineando che «negli ultimi 10 anni la Polizia italiana ha monitorato 350mila siti». Gli strumenti di contrasto, ha aggiunto Maroni, devono fare affidamento «soprattutto attraverso iniziative di sensibilizzazione degli utenti della Rete».



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ALLARME PER GLI IMAM PEDOFILI


Postato il 31  gennaio 2011




www.ilgiornale .it


Allarme per gli imam pedofili

·                

Molestie sugli allievi delle lezioni di corano. Un religioso arrestato a Treviso, altri casi in Olanda e Inghilterra Il rappresentante degli immigrati in Veneto: "Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che la questione esiste".

  Strumenti utili

 Comme

Il primo caso di un religioso musulmano alle prese con la sconvolgente accusa di pedofilia in Italia è stato registrato nell’ottobre 2008. Coinvolto in un’ indagine della Procura di Udine, poi passata a quella di Trieste, l’imam sarebbe stato uno degli animatori di un circolo di persone che immetteva immagini pedopornografiche on line. Dopo averle girate in locali riservati, le registrazioni venivano trasferite in rete e scambiate con altri utenti.
Il tema della pedofilia come pratica diffusa tra le guide religiose del culto islamico, con ampi margini di rischio anche in Italia, si è proposto di nuovo cinque mesi fa. Grazie a un musulmano che ha scelto di aprire una riflessione sulle scuole coraniche che operano nel nostro paese senza alcun tipo di controllo. Abdallah Khezraji, marocchino vicepresidente della consulta regionale per l’immigrazione veneta, ha trovato il coraggio di parlarne, spiegando che è arrivato il momento di esaminare la piaga della pedofilia ovunque, «anche nella comunità islamica, grazie alla copertura di qualche imam».
In un’intervista al Corriere del Veneto ha detto: «Non tutti sono così. Diciamo però che è stato forte lo choc nello scoprire che pure alcune figure religiose, che per noi sono sacre, risultano gravemente compromesse con la pedofilia». Un fenomeno condannato soltanto ufficialmente nel mondo musulmano. Secondo Khezraji, «la questione infastidisce e imbarazza talmente da far sì che non se ne parli, al punto che si fa finta che il problema non esista. Invece anche noi islamici dobbiamo aprire gli occhi e ammettere che il mostro può nascondersi pure nella nostra comunità».
Ad avvalorare le sue preoccupazioni, gli abusi compiuti a danno di decine di minori marocchini che erano stati affidati agli imam per lo studio del Corano, e che invece sono finiti nella tana di alcuni pedofili. Nonostante i casi si ripetano, in Europa (e in Italia) se ne parla ancora poco.
Il caso di Mohammed Hanif Khan, imam di 42 anni incarcerato per violenze su un ragazzo dodicenne in una moschea di Sheffield, è solo il più recente. Nel processo a suo carico che l’Alta Corte di Nottingham sta svolgendo in questi giorni, ha negato gli stupri, dicendo di aver solo aiutato il minorenne a superare la difficile situazione che viveva in famiglia. Quella che sembra una semplice giustificazione va però contestualizzata, per comprenderne la gravità. Come se l’abuso di un minorenne dentro la moschea non fosse considerato realmente un reato nelle periferie del mondo islamico. Pure nella ricca Dubai, lo scorso anno, un imam proveniente dal deserto è comparso davanti ai giudici per rispondere dell’accusa di violenze nei confronti di un bambino di 8 anni. «E’ ingiusto, non ho commesso alcun crimine», ha detto al tribunale secondo quanto riportato da Gulf News, confermando che in molti paesi da cui provengono gli imam l’abuso è considerato soltanto un brutto costume. Nel Maghreb qualche imam è finito in Tribunale. Non senza difficoltà da parte delle famiglie, che continuano spesso a tollerare certe situazioni. Ad Algeri, invece, ne sono stati processati ben cinque nel giro di un anno, dopo una grande campagna di sensibilizzazione partita dalla stampa. Idem in Egitto. In Marocco, per sottrarre i bambini al potere degli imam, il re ha cambiato perfino la legge sulla scuola. Ed ha chiuso alle moschee fai- da-te



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INTERNET: POLIZIA E GOOGLE INSIEME CONTRO PEDOFILIA E CYBER CRIME


Postato il 21  gennaio 2011




www.asca.it





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ANCORA UN PEDOFILO SVIZZERO ARRESTATO IN CAMBOGIA


Postato il 30  dicembre 2010




www.ticinolive.ch


 

ANCORA UN PEDOFILO SVIZZERO ARRESTATO IN CAMBOGIA

 

Hugo L., un pensionato svizzero è stato arrestato in Cambogia con l’accusa di abuso su minori. Una ONG locale fa stato dell’aumento del turismo sessuale in provenienza dalla Svizzera.

L’uomo, un 79enne, è stato arrestato la notte del 24 dicembre per atti indecenti con quattro ragazzini di età compresa fra i 12 e i 13 anni. L’accusa è partita da una ONG locale, i cui volontari lo hanno seguito, colto sul fatto e denunciato alle autorità.
Hugo L., che si trova attualmente in prigione, non è nuovo agli arresti nei paesi dell’Estremo Oriente. A settembre era stato arrestato in Thailandia per aggressione sessuale e sequestro ai danni di un minore. Era stato liberato su cauzione e si era trasferito in Cambogia.
La sua specialità, conferma la ONG cambogiana, è l’adescamento di ragazzini che vendono souvenir sulle spiagge.
Se le accuse nei suoi confronti saranno confermate l’uomop rischia sino a tre anni di carcere.

Di fronte all’evidenza del crescente numero di pedofili svizzeri attivi nei paesi dell’Estremo Oriente, a inizio novembre la Svizzera ha lanciato una campagna contro il turismo sessuale in collaborazione con Austria e Germania. Uno spot pubblicitario mandato in onda sul canale svizzero tedesco chiede ai turisti che si recano in paesi come Thailandia o Cambogia di denunciare gli abusi di cui si rendono testimoni.
Al riguardo l’Ufficio federale di Polizia ha messo online uno speciale formulario. Da inizio novembre due denunce sono giunte alle autorità di polizia elvetiche. Un segnale incoraggiante, secondo la Fondazione svizzera per la protezione dell’infanzia.



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Pedofilia: Pagano (Pdl), nell'ultimo anno scoperti 70mila casi di abuso


Postato il 27  dicembre 2010




www.libero-news.it


Pedofilia:Pagano(pdl), nell'ultimo anno scoperti 70mila casi abuso

Palermo, 21 dic. - (Adnkronos) - ''Grazie all'infaticabile lavoro di don Fortunato Di Noto e dei volontari della sua associazione, Meter, ben 25mila siti pedofili sono stati scoperti e segnalati alla Polizia. Purtroppo dal monitoraggio condotto dall'associazione nell'ultimo anno, e' emerso un dato drammaticamente sconcertante: i casi di abuso scoperti sono 70mila e coinvolgono bambini che hanno un'eta' che va dai pochi giorni di vita sino ai 12 anni''. Ad affermarlo in una nota e' Alessandro Pagano, capogruppo per il Pdl della Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza e componente della Commissione finanze della Camera.

"Le cifre diffuse da Meter sono impressionanti - prosegue - e rivelano un fenomeno talmente in crescita ed esteso a livello globale che le forze di polizia fanno fatica ad arginare. Tuttavia inquirenti e forze dell'ordine possono contare sull'appoggio di un alleato straordinario come l'associazione Meter, la quale, non solo sta contribuendo ad assicurare alla giustizia i colpevoli di un reato tanto terribile e infamante quale e' la pedofilia, ma, grazie anche al suo Centro di ascolto ed accoglienza, sta offrendo un sostegno concreto alle piccole vittime di abusi nonche' alle loro famiglie''



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TORINO, PRESO IL MAESTRO: MOLESTAVA LE ALUNNE


Postato il 22  dicembre 2010




WWW.LEGGO.IT


TORINO, PRESO IL  MAESTRO: MOLESTAVA LE ALUNNE

 

Il maestro era troppo affettuoso con le alunne. I suoi gesti, anche se fatti davanti a tutta la classe, si erano spinti oltre, erano diventati inopportuni e sgradevoli, varcando il confine tracciato dal codice penale. Per questo motivo, un trentaquattrenne insegnante in servizio - con contratto temporaneo - in una quarta elementare di una scuola di Collegno (Torino), è stato messo agli arresti domiciliari. Sono cinque, secondo quanto si apprende, le bambine che hanno ricevuto le sue attenzioni. In ambienti investigativi si invita a non parlare di violenza, di pedofilia, di orchi o di mostri. Il protagonista della vicenda è descritto come un single, proveniente da una famiglia «normale», che in tempi recenti ha avuto problemi di depressione e di crisi di panico. Una volta interrogato dai pm Laura Ruffino e Andrea Calice, ha ammesso tutto, spiegando comunque che non aveva intenzioni morbose.

Del resto c'è un filmato a documentare il suo comportamento: è quello girato da una telecamera che i carabinieri della compagnia di Rivoli, messi sull'avviso dalle denunce di alcuni genitori, avevano nascosto in aula. Il maestro, peraltro, quando voleva coccolare le sue alunne non si appartava: restava in classe, davanti ai bambini e alle altre bambine. E qualcuno degli scolaretti ne ha parlato in casa. Due settimane fa - ma lo si è appreso soltanto oggi - è scattato il fermo, che il tribunale ha trasformato subito in arresti domiciliari. Prima di definire il destino processuale del maestro bisogna capire se è il caso di ricorrere a una cura di qualche tipo. Per il momento, comunque, il suo difensore, l'avvocato Gianfranco Ferreri, non rilascia dichiarazioni: «È troppo presto». La notizia è piombata sulla «Marconi» come il fragore di un tuono. Solo i genitori della classe interessata erano stati avvertiti. «Siamo mica su Scherzi a parte?», chiede al giornalista una delle mamme. «Se lo avessimo saputo subito - commenta una madre - forse il maestro avrebbe rischiato il linciaggio». E c'è chi invoca ulteriori misure di sicurezza: «Ci vorrebbero sempre le telecamere in classe e non soltanto quando accadono queste cose».



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Pedopornografia sul web


Postato il 10  dicembre 2010


solo l'1% delle vittime viene salvato

www.corriere.it


Pedopornografia sul Web: solo l'1%
delle vittime viene salvato

Sono migliaia i nuovi bambini-schiavi venduti ogni anno ma non si riescono a conoscere le loro generalità

telefono Arcobaleno: 45mila nuovi siti rilevati nel del 2010. Italia quinta per consumo

Pedopornografia sul Web: solo l'1%
delle vittime viene salvato

Sono migliaia i nuovi bambini-schiavi venduti ogni anno ma non si riescono a conoscere le loro generalità

 

I bambini su Internet vanno a ruba, nel senso più agghiacciante del termine: la pedopornografia è un settore che non conosce crisi. Anzi: aumenta il volume d'affari, aumentano i clienti pedofili ma soprattutto cresce in modo inarrestabile il numero dei bambini vittime di sfruttamento sessuale che di quel mercato sono la merce di scambio. I nuovi bambini schiavi di cui si conoscono i volti, ma non le generalità, sono stati oltre quattromila nel 2010. Mille in più dell'anno precedente, tre quarti dei quali ha probabilmente meno di dieci anni. È quanto emerge dal rapporto mensile diffuso dall'Osservatorio internazionale di Telefono Arcobaleno, che evidenzia che meno dell'1% delle vittime è stato identificato - e quindi salvato - drammatico dato che mostra l'inaccettabile divario esistente fra l'atrocità del mercato della pedofilia online e la scarsa efficacia delle soluzioni adottate per contrastarlo.

ITALIA AL QUINTO POSTO - I clienti che alimentano il mercato degli oltre 45mila siti rilevati nel corso del 2010 sono per lo più europei, con l'Italia al quinto posto al mondo per consumo di pedopornografia (4,7%), preceduta da USA (23%), Germania (18,6%), Russia (5,7%) e Regno Unito (5,7%). Il paese che invece "vanta" il maggior numero di provider che ospitano siti pedopornografici è la Germania (1.079), seguito da Usa (614), Olanda (467), Russia (240), Thailandia (53).
I provider che ospitano siti pedoprnografici segnalati nel mondo dal 1996 a oggi sono stati 322.482.
Nel 2010 si è rilevato un incremento del 6%, e solo nel novembre sono stati 2.580.

NON E' SOLO UN REATO INFORMATICO - «Lo sfruttamento sessuale dei bambini nell'ambito della pedopornografia - osserva il presidente di Telefono Arcobaleno Giovanni Arena - è stato erroneamente considerato per troppo tempo alla stregua di un crimine informatico piuttosto che, come dovrebbe essere, una vera e propria forma di riduzione in schiavitù , con la conseguente scarsa attenzione all'identificazione delle vittime, alla loro cura, al sostegno e al reinserimento sociale».



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Pedopornografia sul web


Postato il 9  dicembre 2010


molte vittime non vengono identificate

wwwblogosfere.it


Pedopornografia sul web, molte vittime non vengono identificateUna notizia davvero pessima: purtroppo, come segnala il Corriere, la pedopornografia è un settore che non conosce crisi. Il volume d'affari aumenta, aumentano i clienti pedofili e soprattutto cresce il numero dei bambini vittime di sfruttamento sessuale.

Il rapporto mensile diffuso dall'Osservatorio internazionale di Telefono Arcobaleno ha evidenziato come meno dell'1% delle vittime sia stato identificato - e quindi salvato. Sembra proprio che le soluzioni adottate per contrastare questo fenomeno non siano efficaci.

Il presidente di Telefono Arcobaleno Giovanni Arena ha spiegato che:

"Lo sfruttamento sessuale dei bambini nell'ambito della pedopornografia è stato erroneamente considerato per troppo tempo alla stregua di un crimine informatico piuttosto che, come dovrebbe essere, una vera e propria forma di riduzione in schiavitù , con la conseguente scarsa attenzione all'identificazione delle vittime, alla loro cura, al sostegno e al reinserimento sociale"

I clienti che alimentano questo tipo di mercato sono per lo più europei. L'Italia è al quinto posto al mondo per consumo di pedopornografia (4,7%), preceduta da USA (23%), Germania (18,6%), Russia (5,7%) e Regno Unito (5,7%).

Il paese con il maggior numero di provider che ospitano siti pedopornografici è la Germania (1.079), seguito da Usa (614), Olanda (467), Russia (240), Thailandia (53).



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Telefono arcobaleno: aumenta la pedopornografia online


Postato il 6  dicembre 2010




www.bitcity.it


 

 

TELEFONO ARCOBALENO: AUMENTA LA PEDOPORNOGRAFIA ONLINE

 

Secondo il rapporto mensile di Telefono Arcobaleno, la principale organizzazione internazionale impegnata nel contrasto della pedofilia sul web e nella lotta contro ogni forma di riduzione in schiavitù dei bambini, il fenomeno della pedopornografia online è in aumento.
Si stima che il volume di affari sia in crescita, così come i clienti pedofili e purtroppo anche il numero dei bambini vittime di sfruttamento sessuale: solo nel 2010 i piccoli caduti nelle
trappole del web sono stati più di 4mila. Telefono Arcobaleno evidenzia inoltre che, con ogni probabilità, di questi 4mila bambini, tre quarti hanno meno di 10 anni e meno dell'1% delle vittime è stato identificato e, di conseguenza, salvato.
Nel corso del 2010 sono stati rilevati oltre
45mila siti che si occupano di pedopornografia.
Gli utenti sono per lo più europei e l'
Italia si classifica quinta, preceduta da Stati Uniti, Germania, Russia e Gran Bretagna. I provider ospitanti siti pedopornografici segnalati dal 1996 ad oggi sono stati 322482.
Nel 2010 vi è stato un
incremento del 6% e solo nel mese di novembre sono stati 2580.
Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno afferma che la pedopornografia "non è solo un reato informatico, ma anche una vera e propria forma di riduzione in schiavitù".



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Violenza su minori


Postato il 1  dicembre 2010


Carfagna presenta osservatorio anti-pedopornografia

www.ilvelino.it


- Violenza minori, Carfagna presenta Osservatorio anti-pedopornografia

Conclusa la Conferenza del Consiglio d'Europa sulla violenza contro i minori

 

 

Roma, 30 nov (Il Velino) - La violenza sui minori passa sempre più frequentemente attraverso la Rete, in tutte le sue maglie. Per questa ragione è necessario educare alla prevenzione i bambini appena prima che imparino ad utilizzare il computer, prevedere un reato che consenta di riconoscere e identificare l'adulto che adesca sul web e fornire informazioni precise su quali rischi si corrono direttamente sul web. Questi i tre punti di azione, che hanno al centro proprio l'uso del web, illustrati oggi alla seconda - e ultima - giornata della Conferenza organizzata dal Consiglio d'Europa e dal Ministro per le Pari Opportunità per il lancio della campagna contro la violenza sui minori dal titolo "Uno su cinque". La campagna, che si rivolge ai più piccoli e alle loro famiglie, spiega ai bambini come difendersi da violenze e attenzioni moleste attraverso un cartone animato e una fiaba, "Kiko e la mano". Con l'approvazione definitiva della Convenzione di Lanzarote, in attesa del voto definitivo della Camera, sarà introdotto nell'ordinamento italiano il reato di "adescamento via web", che consentirà di individuare e punire i responsabili di molestie on-line nei confronti di minorenni."Una legge", ha detto il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, "che sarà strumento utilissimo per fermare questo fenomeno inaccettabile e che, ci dicono le cifre, è costantemente in crescita, ed avrà anche una importante funzione deterrente".


Per trasformare il web in un luogo più sicuro, razionalizzare le informazioni e renderle più comprensibili a tutti, è stato ideato e presentato oggi il portale web dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pedopornografia del Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il nuovo sito web vuole essere un utile strumento di  monitoraggio, informazione e formazione: da lì sarà possibile essere indirizzati su blog e pagine di social network dedicati al contrasto della pedofilia e pedopornografia con  interviste e testimonianze di chi opera nel contrasto alla violenza sui minori.  Alla giornata di oggi hanno partecipato la vicesegretario del Consiglio d'Europa, Maud De Boer Buquicchio, la senatrice del Pd Anna Serafini, il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo, il direttore generale di Save the children, Valerio Neri, Antonio Abruzzese, direttore della Polizia Postale.



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IN CARCERE PER PEDOPORNO APPARENTE


Postato il 29  novembre 2010




www.punto-informatico.it


In carcere per pedoporno apparente

Un cittadino milanese è stato condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione per detenzione di 7mila immagini pedopornografiche virtuali. Si tratta della prima condanna in base alla legge numero 38 del 2006

- Due anni e due mesi di reclusione. È quanto dovrà scontare un cittadino meneghino di 47 anni, condannato dalla nona sezione penale del Tribunale di Milano per detenzione di immagini pedopornografiche virtuali. Una sentenza che ha di fatto creato un precedente: si tratta della prima condanna di questo tipo in Italia, dopo l'introduzione della legge 38 dell'anno 2006 "in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet".

La sentenza del giudice milanese è giunta alcuni mesi dopo un'inchiesta coordinata dal pubblico ministero Giancarla Serafini, che aveva ordinato un'attenta analisi di un computer in precedenza sequestrato durante una perquisizione da parte della polizia. L'uomo aveva scaricato e poi cancellato più di 1600 file a sfondo pedopornografico (reale), ma anche
7mila immagini e 36 video relativi a situazioni di abusi riprodotte basandosi su immagini di minori.

Il giudice ha quindi applicato l'articolo 600-quater della legge punendo con la reclusione "anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori o parti di esse". La pena prevista in questi casi
è però ridotta di un terzo. "Per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali".

Quella delle immagini pedopornografiche virtuali è una questione che da tempo impensierisce le varie autorità nazionali. In paesi come il Canada e la Svezia sono state bandite per legge, considerate esplicite come immagini reali. Un cittadino australiano era stato arrestato perché detentore di materiale pedopornografico relativo a cartoni animati come i Simpsons e le Superchicche. Personaggi come Bart e Lisa erano evidentemente considerabili come minori.

In altri paesi come il Regno Unito e il Giappone si è invece aperto il dibattito. Il Ministro della Giustizia britannico aveva presentato una proposta di legge per punire con tre anni di reclusione la detenzioni di disegni e fumetti rappresentanti abusi sui minori. La legge italiana non prevede comunque l'inclusione nel reato di
manga e anime a sfondo erotico: le immagini rappresentate non appaiono veritiere.



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PEDOPORNOGRAFIA VIRTUALE


Postato il 24  novembre 2010


Milano, condanna a due anni

www.leggo.it


 PEDOPORNOGRAFIA VIRTUALE.
MILANO, CONDANNA ADUE ANNI

Nel suo computer aveva cartoons pedopornografici con immagini tanto elaborate graficamente da sembrare vere. Immagini che, per la prima volta a Milano, hanno portato a condannare un uomo a due anni e due mesi di carcere e sei mila euro di multa con l'accusa di pornografia minorile virtuale. Il caso, forse l'unico in Italia a finire nelle aule di giustizia, risale a qualche mese fa quando, nel corso di una perquisizione nell'abitazione di un tecnico delle luci disoccupato di 47 anni, gli investigatori trovarono nel suo computer una ingente quantità di materiale sospetto: moltissimi video e files tra i quali una serie con scene di rapporti sessuali dove i protagonisti erano bambini disegnati come cartoni animati e molto simili alla realtà. Subito la Procura milanese avviò un'inchiesta coordinata dal pm Giancarla Serafini e, in seguito a una consulenza, all'uomo, finito in carcere a maggio e ora in libertà, venne contestata la detenzione e la diffusione di un video e 1.635 files pedopornografici (che erano stati cancellati), con immagini reali. A ciò si era aggiunta l'accusa di detenzione di 6.990 immagini e 36 video di carattere pedopornografico ma virtuale.

IMMAGINI BEN ELABORATE
In sostanza, si trattava di immagini stilizzate come cartoni animati, ma rielaborate a tal punto da sembrare vere, anche se non reali, che secondo le indagini sarebbero state scaricate da internet. Dieci giorni fa i giudici della nona sezione penale del tribunale hanno condannato con rito abbreviato il tecnico a due anni e due mesi e a sei mila euro di multa, riconoscendo anche il reato di pedopornografia virtuale, introdotto dalla legge 38 del 6 febbraio 2006. In particolare, il 'reato 600 quater' stabilisce che le norme sulla pornografia minorile «si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori (...) o parti di esse, ma la pena è diminuita di un terzo». Il nuovo reato chiarisce inoltre che «per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali». La difesa, annunciando che ricorrerà in appello, ha commentato: «È stata una pena esemplare. Alla fine la condanna riguarda solo la detenzione di 18 immagini».



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Un pedofilo mi ha rubato l'identità su facebook


Postato il 18  novembre 2010




http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2010/11/13/io_ti_fotto_truffa_facebook.html


"È stato un incubo, un terribile incubo". Massimiliano, a un certo punto, smette di parlare. Tiene la cornetta lontana dalla bocca, non so se stia piangendo o semplicemente si sia perso inseguendo un pensiero. Me lo immagino con gli occhi fissi in un punto, quegli stessi occhi verdi, sereni e svegli, che ho visto sul suo profilo su Facebook. Non lo ha cancellato, il suo profilo. È ancora lì, nonostante la bacheca sia bloccata e l’ultimo post, "Fai schifo, vergognati", risalga a un po’ di tempo fa. Nonostante abbia rischiato l’arresto per colpa di quelle pagine, abbia quasi perso il lavoro, gli amici e la compagna. "Il sollievo", mi aveva scritto in una mail pochi giorni prima di fissare un appuntamento telefonico, "è tutto lì, in quel quasi. Se non fosse saltata fuori la verità, ora, probabilmente, sarei in carcere. O comunque sarei tacciato per sempre di pedofilia".

Riavvolgiamo il nastro, dall’inizio: Massimiliano insegna in una scuola media nella provincia di una grande città del Nord. La sua storia non è uscita sui giornali, ci chiede tutti gli accorgimenti possibili per mantenere l’anonimato. Massimiliano ha un ottimo rapporto con i suoi studenti, che spesso lo porta ad annullare lo spazio tra la cattedra e i banchi. Si vedono fuori dall’orario scolastico per organizzare seminari, gite o assemblee, fare volontariato, semplicemente "scambiare quattro chiacchiere all’ombra di un albero". "Amo il mio lavoro", dice, "proprio perché ti permette di trasmettere qualcosa, di guidare qualcuno. Ti arricchisce enormemente, almeno l’ho sempre pensata così".

Su Facebook Massimiliano ha tanti amici: colleghi, conoscenti, ex compagni di scuola, come tutti. Ha anche i suoi studenti, una ventina, e una sessantina di loro amici, conosciuti in feste e seminari. "Sai com’è", racconta, "non è che conosci per davvero tutti quelli che ti chiedono l’amicizia. Se un ragazzo o una ragazza di tredici, quattordici anni mi domandava di aggiungerlo potevo presumere che ci fossimo visti da qualche parte. Non è che passassi il mio tempo su Facebook, ci entravo al massimo due o tre volte a settimana, giusto per rispondere alle richieste o alle notifiche. Chi doveva dirmi qualcosa di certo non utilizzava la chat o la messaggistica interna, mi chiamava o mi scriveva. Pensi che trovavo così molesti gli avvisi di aggiornamento del social network che li avevo disattivati". In pratica se qualcuno gli mandava un messaggio privato, commentava una sua foto o scriveva sulla sua bacheca, Massimiliano non ne era informato.

Da un giorno all’altro Massimiliano si accorge che qualcosa non va. Sente un clima pesante intorno a sé, ma proprio non riesce a immaginare da cosa possa dipendere. Gli studenti lo guardano in modo strano, qualcuno non si presenta più alle sue lezioni, quasi tutti disertano le sue attività extrascolastiche. Lui non capisce, cerca di vederci chiaro, ma dall’altra parte ottiene solo risposte a mezza bocca o imbarazzati silenzi. Marco, invece, è un ragazzo di quattordici anni, anche se sembra più grande. È uno sportivo, un nuotatore, tant’è che sul suo profilo ha messo una foto in costume, con il chiaro intento di esibire il suo fisico ben definito. Una sera Massimiliano lo contatta nella chat di Facebook. "Professore, è la prima volta che la vedo qui", scrive Marco, che frequenta un’altra sezione ma, come altri, ha avuto contatti con quell’insegnante tanto simpatico, disponibile e preparato. Chiacchiere varie sulla scuola, le materie, il calcio, il futuro. Poi il clima si fa strano, Marco non è più tranquillo come all’inizio della chiacchierata telematica: Massimiliano comincia a riempire il ragazzo di complimenti per il suo fisico, gli fa domande molto personali sulle sue esperienze sessuali, gli chiede addirittura di mandargli una foto di nudo integrale in cambio di 50 euro di ricarica sul telefonino. Quello, allora, interrompe subito la comunicazione.

Quella stessa sera un paio di amici di Facebook di Massimiliano si vedono recapitare messaggi strani, carichi di doppi sensi ammiccanti. Poche sere più tardi un altro ragazzino, stavolta della classe del professore, lo incontra in chat. I complimenti sono subito spinti, il giovane, dopo qualche reticenza, accetta di mostrarsi in cam su un servizio di messaggistica molto noto, ma non appena la accende trova nell’inquadratura un pene in erezione. La notizia stavolta si sparge in fretta, arriva alla presidenza e ai genitori del ragazzino, che parlano, a giusto titolo, di molestie e chiedono la testa di Massimiliano.

"Sono stato convocato con urgenza. Pensavano fossi un pedofilo, io non avevo idea di cosa stessero parlando. Mi sentivo mancare la terra sotto i piedi, non facevo altro che ripetere che si trattava di un errore, un assurdo errore. La mia fortuna è stata quella di trovare dei carabinieri intelligenti. Si sono resi conto che quel mio comportamento, oltre che incredibilmente stupido, sarebbe stato suicida. Mi hanno chiesto se potevano controllare il mio computer e ho acconsentito subito". Intanto la notizia è di dominio pubblico. "Mi guardavano tutti malissimo, in paese. Avevo voglia di sprofondare. È una sensazione terribile. Sapevo che non c’entravo niente con quella storia ma mi sentivo ugualmente, terribilmente a disagio. Terribilmente solo". Ancora, nessuno affronta Massimiliano a muso duro, ma la sua bacheca di Facebook, il luogo immateriale da cui tutto è partito, si riempie di insulti. "Vergognati!", "Fai schifo!", "Per quelli come te dovrebbero riaprire i campi di concentramento". E gentilezze simili.

Le connessioni a Internet in quella zona non sono tantissime, per accedere ai dati del traffico web, per fortuna, le autorità non impiegano troppo tempo. Si scopre che un computer, in gergo un altro IP, ha avuto accesso al profilo di Massimiliano. "Una persona che conosco, che per ragioni lavorative frequenta la scuola, abita in un paese vicino ed è brava con i computer. Nel suo hanno trovato di tutto: foto e filmini, oltre appunto alle tracce degli accessi alla mia pagina in quelle sere che sono stati adescati i ragazzi. Non si tratta di un insegnante, ci tengo a precisarlo", si limita ad aggiungere visto che il processo è alle battute iniziali al momento dell’intervista.

Massimiliano è stato un feticcio, la marionetta di una persona che lo ha usato per assecondare le sue pulsioni, per creare un contatto con dei ragazzi che conosceva, ma che altrimenti sarebbe stato complicato e pericoloso avvicinare. È una storia finita bene, ma che sarebbe potuta andare molto peggio. "E se non si fosse limitato a una chat? Se avesse dato appuntamento a uno degli alunni in un posto isolato con una scusa qualsiasi?" si chiede Massimiliano abbassando la voce di colpo. "Di sicuro, fidandosi di me, il ragazzo avrebbe accettato". Poi allontana la bocca del telefono e non parla più.



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Tavolo Unicef: fatti concreti per la tutela dei minori


Postato il 12  novembre 2010


Il lancio della Giornata mondiale dei diritti dei bambini organizzato ieri al Parlamento europeo

www4minuti.it


Tavolo Unicef. Motti striglia l'Europa: fatti concreti per la tutela dei minori
Il lancio della Giornata mondiale dei diritti dei bambini organizzato ieri al Parlamento europeo

BRUXELLES (12 novembre 2010) - Partecipazione e grande interesse sono stati dimostrati all'evento di lancio della Giornata mondiale dei diritti dei bambini organizzato ieri al Parlamento europeo con una tavola rotonda a cui hanno partecipato Philippe Cori, direttore Unicef a Bruxelles,  l’on. Roberta Angelilli , vice-presidente del Parlamento europeo e l'on. Tiziano Motti , promotore di un'iniziativa volta alla creazione di un’agenzia europea contro la pedofilia in internet e le molestie sessuali.
Il tema principale della discussione è stata la necessità di rendere “orizzontale” e concreto l'impegno in favore della difesa dei diritti dei minori, avviando iniziative che coinvolgano il maggior numero di deputati dei diversi gruppi parlamentari ed istituendo incontri mensili che avanzino proposte in relazione ai temi periodicamente trattati in tutte le Commissioni parlamentari. A tal fine l’on. Angelilli ha proposto di chiedere al Presidente del Parlamento di designare uno o più deputati che in ogni commissione rappresentino il gruppo informale creatosi oggi in difesa dei diritti dei bambini.
L'onorevole Tiziano Motti (Ppe-Udc) ha evidenziato che «al di là delle buone intenzioni che uniscono tutti i deputati, per arrivare ad una vera trasversalità della difesa dei diritti dei minori occorre contestualizzare i temi teorici ai processi concreti su cui i gruppi parlamentari si trovano, in realtà, in conflitto».
Un esempio concreto è il dibattito che si è acceso, anche con toni forti, proprio sulla Risoluzione ufficiale approvata dal Parlamento europeo sulla base di una dichiarazione scritta dell’on. Motti contro la pedofilia in Internet e contro la pedopornografia: un fronte di oppositori si è scatenato ritenendo che rendere accessibili i dati di traffico di chi inserisce materiale in internet alle forze dell'ordine possa essere in contrasto con la necessità di tutela della privacy degli utenti della rete.
«E’ proprio questo il punto - ha evidenziato Motti - su cui dobbiamo dare dimostrazione di concretezza al di là delle buone intenzioni: per la sicurezza dei passeggeri di un volo aereo io non ho alcuna remora a farmi perquisire in aeroporto. Allo stesso modo per tutelare milioni di bambini potenziali vittime di pedofili, e per permettere alle forze dell’ordine di risalire agevolmente a chi immette materiale pedopornografico in internet, non ho alcun problema a rendere accessibili i dati di traffico dei computer che utilizzo. Non la pensano così tanti deputati che invece mettono al primo posto la tutela della propria privacy, anche nei confronti degli organi di controllo della Polizia Postale che agiscono su mandato della magistratura, rispetto alla sicurezza che dobbiamo garantire a milioni di bambini».
Come conciliare quindi le buone intenzioni con il raggiungimento di risultati concreti? Questa domanda resta ancora senza risposta, dal momento che quando si tratta di enunciare teorie a difesa dei bambini sono tutti d'accordo, ma quando poi si tratta di tradurre le stesse teorie in azioni concrete la tutela dei minori è ancora lontana dal superare le barriere ideologiche e partitiche presenti in ogni dibattito a Bruxelles.
Per questo motivo Motti ha concluso che «la protezione accordata ai diritti dei bambini in Europa non è ancora sufficiente e soprattutto occorre una orizzontalità dei nostri sforzi che vada al di là delle barriere ideologiche che ci dividono».
Il fatto di doversi tutti mettere d'accordo non deve però essere poi a discapito dei diritti di chi si vuole proteggere.
La Carta Europea dei diritti fondamentali, frutto di un compromesso tra le diverse parti politiche, parla all'articolo 24 di proteggere i bambini, fornire loro le cure necessarie e considerare sempre preminente il loro interesse.
Aggiunge poi che i bambini sono liberi di esprimere la propria opinione che verrà presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e maturità. Però manca una definizione relativa alla maturità di un bambino e non sono stabilite le questioni sulle quali può essere lasciato libero di decidere. E così l'Olanda ha ritenuto di poter introdurre l'eutanasia anche per i minori tra i 12 e i 17 anni, se affetti da malattie giudicate inguaribili e se essi esprimono la volontà di voler rinunciare alla vita e ciò senza la necessaria autorizzazione dei genitori già dal compimento del loro sedicesimo anno.
Su questo Motti ha riferito alla stampa: «Il tema è di rilevanza europea, poiché come l'Olanda, ora anche il Belgio riflette sulla possibilità di introdurre l'eutanasia per i minori. Auspichiamo che, nella sua nuova strategia per i bambini, la Commissione europea tenga conto della necessità di contestualizzare gli importanti principi sanciti nella Carta ai contesti reali in cui dovranno essere applicati».
Numerose sono state le iniziative evidenziatesi nel corso del dibattito. Di impatto concreto la proposta di creazione dell'Agenzia di allarme rapido contro i pedofili e i molestatori sessuali che l’on. Motti ha presentato alla Commissione europea nell'ambito della Risoluzione del Parlamento europeo contro la pedofilia.
Di rilievo anche la proposta di direttiva collegata, contro l'abuso dei minori, portata avanti dalla Vice-presidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli e l’attivazione di una hot-line denominata “telefono ambra” per la segnalazione dei casi di smarrimento o presunto rapimento dei minori. E qui è emerso il tema dei diritti dei genitori separati, sul quale esistono nei paesi europei notevoli disparità.
Di particolare efficacia esemplificativa il caso irlandese: se un padre non è sposato, perde ogni diritto nei confronti del bambino.
Il fatto che possa essere pregiudicato al padre, per esempio, il semplice diritto di visita al figlio, viola evidentemente anche i diritti del minore, ma questo in Irlanda non viene considerato.
Su questo punto si allaccia una riflessione dell’On. Motti sulla necessità di includere nelle azioni in difesa dei minori anche tutti gli aspetti correlati ai diritti dei genitori nel difficile ambito della separazione di coniugi di paesi diversi, soggetti pertanto a diversi ambiti legislativi.
La tavola rotonda dell'Unicef, alla cui organizzazione ha partecipato attivamente il deputato reggiano, ha accolto anche gli interventi di Eurochild, organizzazione europea con sede a Bruxelles che si propone di promuovere il benessere e i diritti dell’infanzia e dei giovani e di “Alliance for Childhood”, network europeo dedito al tema del benessere dell’infanzia.





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Abusi sui bambini, cinquemila nell'ultimo anno


Postato il 8  novembre 2010


Fiocco Giallo per raccolta fondi

cinquew.it


7/11/2010
ROMA - Parte la Campagna “IO Proteggo i Bambini” di Terre des Hommes per la prevenzione degli abusi sull'infanzia. Sms solidale 45509 dall'8 al 21 novembre. Sono 4.187 delitti nel solo 2009: sono i numeri in Italia degli abusi commessi e denunciati a danno dei minori in Italia (dati Polizia di Stato). Nel mondo le Nazioni Unite stimano che da 500 milioni a 1 miliardo e mezzo di minori siano sottoposti a qualche forma di violenza o abuso. Terre des Hommes lancia la sua campagna “IO Proteggo i Bambini” per sensibilizzare l’opinione pubblica e fare pressioni su Comuni e governo perché si impegnino sempre di più a rafforzare tutte le misure per la protezione dei minori da abusi e violenze. Alla Campagna “IO Proteggo i Bambini” è abbinata dall’8 al 21 novembre 2010 una raccolta fondi con l’sms solidale 45509 da 2 euro da cellulari Tim, Vodafone, Wind, 3 e Coop Voce e da rete fissa Telecom.
Simbolo della campagna è un Fiocco Giallo, da indossare in occasione del 19 novembre, dichiarata dall’ONU la Giornata Mondiale per la Prevenzione dell’Abuso sull’infanzia. Attorno a quella data sono state organizzate varie iniziative per mettere sotto i riflettori il problema della violenza e la necessità di diventare ognuno di noi “Custode dei Bambini” e impegnarci in prima persona a prevenire ogni episodio di abuso.
· 13 novembre: minimaratona in giallo per il centro storico di Milano a cui parteciperà tra l’altro l’attrice Andrea Osvart e Luigi Pelazza delle Iene, testimonial della campagna.
· 13 al 21 novembre al Palazzo Ducale di Genova sarà aperta la mostra UNCHILDREN – Infanzia Negata.
· 19 novembre serata benefica al Fiat Open Lounge di Milano con presentazione del nuovo libro“Schiave” di Anna Pozzi con storie di traffico di ragazze e prostituzione con la partecipazione delle attrici Arianna Scommegna e Irene Quartana. A seguire, minilive diAlexia.
Per i Comuni Italiani Terre des Hommes, assieme al CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia), ha stilato un Manifesto in 5 punti, tra cui l'adozione di una Carta dei Bambini su cui fondare le politiche municipali, non solo quelle strettamente attinenti a servizi destinati all’infanzia.
La Giornata Mondiale per la Prevenzione della Violenza sui bambini organizzata da Terre des Hommes si svolge sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Inoltre,la Campagna “IO Proteggo i bambini” ha ricevuto il patrocinio del Ministero delle Pari Opportunità e dell'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e del Comune di Milano.

Promossa a livello internazionale dal 2000 dalla World Women Summit Foundation (WWSF) di Ginevra, la Campagna “ IO Proteggo i Bambini” di Terre des Hommes accoglie e rilancia a livello nazionale il messaggio della “Global Campaign for Prevention of Child Abuse”, che nel 2009 ha riunito più di 700 organizzazioni in 125 nazioni nel mondo.

I proventi andranno a finanziare le Case del Sole di Terre des Hommes in Colombia (per bambini vittime di tortura), Mauritania (minori in conflitto con la legge) e Perù (bambini lavoratori) di Terre des Hommes.

Terre des Hommes da 50 anni opera per proteggere i bambini di tutto il mondo dalla violenza, dall’abuso e dallo sfruttamento e per assicurare a ogni bambino scuola, educazione informale, cure mediche e cibo.

Attualmente Terre des Hommes è presente in 70 paesi con oltre 1.100 progetti a favore dei bambini. La Fondazione Terre des Hommes Italia fa parte della Terre des Hommes International Federation, lavora in partnership con ECHO ed è accreditata presso l’Unione Europea, l’ONU e il Ministero degli Esteri italiano. Per informazioni: www.terredeshommes.it

www.ioproteggoibambini.it

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Abuso sessuale su minori approvata la convenzione di Lanzarote


Postato il 4  novembre 2010




www.confinionline.it


Abuso sessuale su minori: approvata la Convenzione di Lanzarote

Il Senato ha approvato la ratifica della Convenzione internazionale di Lanzarote, che prevede l’inasprimento delle sanzioni per i reati relativi allo sfruttamento e l’abuso sessuale su minori. Siamo dunque vicini al via libero definitivo che confermerà il ruolo d’avanguardia dell’Italia dal punto di vista della normativa contro gli abusi e le violenze a danno dei minori.

Previsto in particolare l’inasprimento delle sanzioni per i reati di pedofilia, prostituzione minorile, adescamento e corruzione di minorenni, maltrattamenti compiuti in famiglia e spettacoli pornografici che coinvolgano minorenni. Il disegno di legge ha inserito norme innovative come la decadenza della potestà genitoriale in caso di mutilazioni genitali femminili, l’esclusione del patteggiamento in caso di prostituzione minorile e non viene più scusata l’ignoranza della minore età della vittima da parte dell’autore del reato. Vengono inoltre introdotti nuovi reati, come l’adescamento del minore su Internet (“grooming”) e l’istigazione alla pedofilia e pedopornografia. Il provvedimento istituisce anche il gratuito patrocinio per le vittime e la confisca di beni, oltre al divieto, per i condannati per reati di pedofilia e pedopornografia, di svolgere lavori a stretto contatto con minori. Il documento dovrà ora passare alla Camera per l’approvazione definitiva.
 
Telefono Azzurro da sempre si batte per il recepimento della convenzione di Lanzarote e si augura che la normativa – una volta approvata– venga a tutti gli effetti applicata  per offrire sempre maggiori tutele a tutti i bambini e adolescenti.




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Pedofilia: dal senato via libera alla convenzione di Lanzarote


Postato il 29  ottobre 2010




www.vita.it


PEDOFILIA. Dal Senato via libera alla Convenzione di Lanzarote

28 ottobre 2010

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Il ddl di ratifica ritorna alla Camera in terza lettura. Introdotte anche norme contro le violenze familiari

Con 246 voti favorevoli, nessuno contrario e 1 astenuto, l'Aula di Palazzo Madama ha approvato ieri in seduta pomeridiana la ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote nel 2007 (ddl 1969). Il testo torna all'esame della Camera. 

Le dichiarazioni di voto finali, rese a nome dei rispettivi Gruppi dai sen. Germontani (FLI), Li Gotti (IdV), Gustavino (UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE), Divina (LNP), Della Monica (PD) e Gallone (PdL), hanno offerto l'occasione per sottolineare l'unità d'intenti che ha caratterizzato l'intenso iter legislativo e la soddisfazione per la capacità dimostrata di cogliere l'occasione della ratifica di un importante accordo internazionale per procedere ad incisivi e necessari interventi di adeguamento dell'ordinamento interno.

Si è in particolare positivamente salutato l'inserimento di alcune nuove fattispecie delittuose nel codice penale o l'aggiornamento di fattispecie già codificate, come l'istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia, i maltrattamenti contro familiari e conviventi, la prostituzione minorile, l'ignoranza dell'età della persona offesa, la corruzione di minorenne, la confisca del profitto derivante dall'attività di sfruttamento sessuale di minori e l'adescamento di minore anche via internet.

Nel provvedimento vengono inserite norme innovative ed avanzate in tema di allontanamento dalla casa familiare, di mutilazione degli organi genitali femminili, di restrizioni per i detenuti per reati in danno di minori e viene istituito un fondo per le vittime degli abusi.

"L'approvazione del ddl di ratifica della convenzione di Lanzarote contro lo sfruttamento sessuale dei minori ha consentito di approvare anche una modifica del reato di maltrattamenti in famiglia, previsto dall'articolo 572 del codice penale. Si introduce cosi' uno strumento importante di contrasto alla violenza in famiglia e nell'ambito delle convivenze piu' volte sollecitato dal Partito Democratico tanto piu' che esse costituiscono la principale causa di morte delle donne, superiore per numero ai morti di mafia'', ha dichiarato la senatrice Pd, Silvia Della Monica.



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Thailandia:


Postato il 15  ottobre 2010


E la pedofilia infantile a Bangkok

http://terresottovento.altervista.org/?p=905


THAILANDIA: «VUOI UN DVD PORNO?» E LA PEDOFILIA INFANTILE A BANGKOK

l 3 ottobre il titolo di apertura del Bangkokpost è «Gli ambulanti della Sukhumvit road vendono apertamente pornografia infantile». Sukhumvit road è la strada più turistica della zona, sui cui marciapiedi di giorno sono affollati di ambulanti che vendono di tutto. Quel giorno c'era una svendita di porno infantile, cosa che ha mandato su tutte le furie la popolazione locale, tra cui gli occidentali che vivono nella zona, e costretto la polizia a fermare questo bruttissimo spaccio. 17 bancarelle tra le traverse 3 e 31 della Sukhumvit.

«Distribuire o esibire materiale osceno è un reato penale con una pena che non eccede i tre anni di prigione o una multa non oltre i 3000 baht (200 euro)» dice un ufficiale di polizia sotto anonimato.
«E' una cosa totalmente oltraggiosa e non deve essere tollerata dalle autorità. Una cosa che non si vede in nessun paese al mondo, figuriamoci nella principale strada turistica della capitale» dice un diplomatico, sempre nelle condizioni di anonimato.
Ma la rabbia del diplomatico è solo perché la vendita è fatta apertamente sulle strade della elite e dei benestanti oppure perché sono dei bambini ad essere sfruttati?
La Thailandia, e con essa tutto il Sudest Asiatico, non è nuova a queste tristi storie. Qualche anno fa un cittadino britannico Paul Cornelius Jones è stato espulso in UK con l'accusa di distribuire fotografie porno di bambini e condannato a 15 anni di carcere. Altri cittadini inglesi sono stati estradati in UK ed in Australia sotto le medesime accuse.
Probabilmente ricordiamo tutti la storia di alcuni italiani accusati di medesimi crimini e di pedofilia in Cambogia.

Mentre l'articolo del BangkoPost si ferma nella mera condanna della vendita sulle strade dei benestanti, altre organizzazioni fanno qualcosa. Varie organizzazioni che lavorano con i bambini e le famiglie denunciano da tempo non solo lo sfruttamento ma che è necessario fare un lavoro di base nelle comunità più a rischio per impedire lo sfruttamento sessuale e il traffico dei bambini.
Dal Blog Whatismatt uno del personale Heart of Street (HOTS) dice:
«Sottili complessità culturali giocano un ruolo fondamentale in questo problema e spesso paralizzano o creano ostacoli alle misure di protezione dei bambini, la cui importanza è difficile da capire dagli stranieri e per i locali da spiegare a quelli che sono al di fuori del tessuto sociale di esistenza. Ma nonostante questi fattori ci sono pochi gruppi locali e individui che stanno lavorando per aprire una strada in questi tempi di sfida per la Thailandia»
«I giornali di certo hanno un ruolo cruciale da giocare nell'aiutare nella prevenzione dello sfruttamento sessuale dei bambini. Comunque, i media devono anche essere educati sulle misure di prevenzione affinché comprendano come descrivere i bambini in modo appropriato mentre cercano di cambiare la percezione pubblica in un modo che dia forza, altrimenti, i media rischiano di perpetuare la situazione ai danni di bambini vulnerabili in nazioni come la Thailandia. Lavorare agli standard etici secondo le linee guida dell'UNICEF e IFJ per i professionisti dei media che lavorano con bambini a rischio farà sì che i media creeranno un più positivo impatto per i bambini che sperano di aiutare e proteggere attraverso i loro sforzi.»

«Da tanto, Plan Thailand sta lavorando con Child Protection Partnership con l'appoggio di IICRD per portare avanti la protezione dei bambini nei curricoli scolastici e nelle comunità, e anche lavorare con i gruppi di lavoro politico per fornire raccomandazioni di politica informatica specialmente sulla protezione del bambino. Lavoriamo direttamente con bambini, famiglie e comunità a rischio, proprio ora a Chang Rai e Chang Mai nel Nord della Thailandia, per creare la consapevolezza di come proteggere i bambini dallo sfruttamento sessuale e anche per aiutare a creare una forma di sostentamento per le famiglie.»
Gray di World Vision aggiunge: «lavoriamo con i bambini stessi in un approccio preventivo e coinvolgerli in attività educative per affermare i punti di vista positivi dei bambini e mettere il luce le minacce alla salute fisica e alla dignità. I bambini ci hanno aiutato a denunciare situazioni dove si mostrava pornografia ai bambini o dove i bambini venivano avvicinati a scopi sessuali. World Vision lavora anche sui media per soluzioni di lunga durata insieme alle Nazioni Unite, gruppi dei diritti civili e governi per implementare accordi internazionali e regionali per la protezione dei bambini e contro il traffico degli esseri umani.»
Save The Cildren fa inoltre notare un altro problema legato ai bambini migranti che «sono particolarmente esposti allo sfruttamento». Birmani, Laotiani, Cambogiani.
«Come organizzazione della comunità noi lavoriamo con la comunità, dentro i limiti delle pratiche culturali e con il sottofondo della corruzione, povertà, debole applicazione della legge e indiffernza al problema incontrato dai bambini sessualmente sfruttati delle tribù di montagna. Lavorare dentro questa realtà di sfida ha aiutato moltissimo HOTS a tenere fisso il timone suule questioni più profonde che devono essere affrontate per poter affrontare il problema come si deve e in modo culturalmente appropriato.»
Ma il fatto che questi DVD e CD vengano venduti sulle bancarelle non indica forse che il fenomeno pedofilia in Thailandia, e non solo lì, sia se non proprio accettato almeno visto come un problema minore ?
Un quotidiano cambogiano, invece, si meraviglia che da un'indagine recente con bambini che hanno subito lo sfruttamento sessuale risulta che la maggioranza degli uomini erano cambogiani, piuttosto che occidentali, contrariamente alla credenza che la pedofilia fosse un problema inportato dall'occidemte e che i cambogiani non sono coinvolti in tali attività.
«Quello che la gente può fare quando li vedono sulle bancarelle è notarle e farle notare. Il BangkokPost ha ragione nel dire che la pornografia infantile è illegale, sia per la legge nazionale e per gli accordi che i governi hanno fatto per sottoscrivere la Convenzione sui Diritti dei Bambini con i relativi protocolli.»



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Come proteggere i nostri bambini


Postato il 11  ottobre 2010




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Come proteggere i nostri bambini?

di Fedro

11 ottobre 2010 - 

I giornali degli ultimi mesi sembrano un bollettino di guerra per l’infanzia violata, anche nel nostro Paese.

Non si tratta più di fenomeni che scuotono il resto del mondo, o che si annidano solo in realtà lontane ed ambienti degradati; è, al contrario, il dramma nascosto di migliaia di famiglie che si trovano a fare i conti con orchi travestiti da zii, fratelli, amici di lunga data, e, a volte, persino con genitori perversi.

Le vittime, purtroppo, non cambiano mai: sono bambini ed adolescenti innocenti, a volte addirittura neonati, che hanno, come unica colpa, quella di essere caduti tra le grinfie di mostri senza scrupoli, gente che ha sacrificato la propria umanità sull’altare della depravazione e dell’abuso.

Vittime che, ci dicono le aride statistiche, da adulti rischieranno di diventare, a loro volta, carnefici, in un circuito perverso che fa degli abusati potenziali abusatori, incapaci di superare il trauma subito, tanto da ritenere normale ripeterlo, in seguito, a ruoli invertiti.

Una autentica piaga sociale che non risparmia nessun ambiente, che tocca indistintamente ricchi e poveri, colti ed analfabeti e che, purtroppo, non risparmia neanche i luoghi sacri per l’infanzia e la formazione degli adolescenti: asili, scuole, società sportive, oratori, parrocchie, diventano i terreni privilegiati dai nuovi untori, indifferenti ad ogni emozione, travolta da insane passioni sconosciute al resto dell’umanità.

Come proteggerci? Come proteggere i nostri figli da un nemico che spesso si nasconde nell’ombra travestendosi da parente, da allenatore, educatore,insegnante o, addirittura, da prete?

Impossibile elaborare una strategia valida per ciascuno e per tutti i contesti; oggi più che mai è necessaria grande attenzione da parte dei genitori a cominciare proprio dall’ambiente familiare e dalla realtà che ci circonda.

E poi è tempo di rimuovere ogni forma di omertà da parte delle istituzioni scolastiche e religiose, allontanando, senza esitazioni o tentennamenti utilitaristici, le mele marce che hanno dato già in passato segnali preoccupanti di attenzione morbosa su bambini e minori.

Quanti ne hanno il potere e non agiscono con decisione e tempestività per proteggere i nostri figli, non sono solo distratti comprimari di tali squallidi episodi, ma ne sono protagonisti principali, macchiandosi di una correità ancora più grave perché non mitigata dall’attenuante della patologia.

Forse, è giunto il tempo di rivedere la legislazione, inasprendo le pene non solo per i pedofili, cosa giustissima e probabilmente ancora insufficiente, ma estendendole anche a quanti, pur avendo il potere e la conoscenza per evitare tali episodi, per viltà o per freddo calcolo, non pongono in essere le misure necessarie.

Vescovi che non rimuovono i preti che hanno atteggiamenti equivoci, dirigenti scolastici che non allontanano insegnanti che abusano del loro ruolo, genitori che non si accorgono per paura o pigrizia degli atteggiamenti perversi di parenti o di amici sui propri figli, non meritano solo di essere tacciati di superficialità; meritano di essere arrestati e puniti con la stessa durezza riservata agli autori materiali degli abusi, perché spesso chi sà e tace è più colpevole dei colpevoli.



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Con gli occhi vedo ma non guardo


Postato il 5  ottobre 2010


Così prendo il pedofilo

www.tg24.sky.it


"Con gli occhi vedo ma non guardo: così prendo il pedofilo"

La storia di Paolo, agente della Polizia postale: "Non bisogna mai entrare in empatia con il minore che subisce un abuso. Si deve sempre e solo volgere lo sguardo all’obiettivo: trovare il colpevole". Prima in chat e poi nella vita

 

 "La rabbia va tenuta lontana. Sempre. Altrimenti si rischia di sbagliare. E un errore può essere fatale: può mandare in fumo un’indagine e mettere in pericolo un’altra vittima”. Paolo ha 40 anni. E’ un cacciatore di orchi on line. Un agente della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Torino. Ogni giorno si intrufola nel “sottobosco” delle chat, dove i pedofili si scambiano storie, fantasie, ma soprattutto foto e video Li osserva, li ascolta e si finge uno di loro. Ha imparato il loro linguaggio in codice, le loro esigenze, i loro desideri. Ma ha imparato soprattutto che per sopravvivere a quelle immagini bisogna bucare lo schermo e rivolgere lo sguardo sempre e solo all’obiettivo: prendere il colpevole. “Non bisogna mai entrare in empatia con il minore che subisce l’abuso. Ogni foto, ogni video devono essere analizzati nel modo più oggettivo possibile per cogliere anche il più impercettibile dettaglio che possa essere utile ad identificare il contesto. Noi vediamo ma non guardiamo. E’ questo il nostro segreto”.

Gli occhi azzurri di Paolo“non guardano più” da 11 anni. Da quando, cogliendo al volo un’opportunità professionale, è passato dal classico lavoro di poliziotto di strada ai crimini informatici. Dalle scene di omicidio agli abusi sui minori. “L’impatto è stato forte. Le immagini di violenze sui bambini non sono facili da gestire umanamente. Ma la sfida tra te e il pedofilo che è dietro il monitor è talmente grande che non hai il tempo di ascoltare le emozioni: devi agire”. E agire significa guadagnarsi la fiducia degli “amici giusti” per riuscire ad essere accreditato nelle chat più nascoste, là dove navigano i criminali di maggiore spicco. Ma ci vuole pazienza, possono passare anche mesi. “E’ come quando esci con una nuova comitiva: all’inizio resti in silenzio, ascolti i discorsi degli altri, capti i loro interessi. Ti ambienti e poi inizi ad interagire. Leghi di più con qualcuno e magari ricevi l’invito a un’uscita tra pochi. Così, ad esempio, entri in un forum in cui si parla di camping naturalistici e, riconoscendo qualche parola in codice, ti avvicini a qualcuno che ti invita a parlare in una chat dove si abbandonano le metafore e il linguaggio si fa più esplicito”.
Ma agire può significare anche fingersi vittima. “Nella penultima indagine sono stato Carmen, una ragazza di dodici anni, nella chat di uno dei più importanti gestori telefonici. Ho gettato l’amo e preso due esponenti di spicco: un sacerdote delle Langhe e un pedagogo. Adescavano minori in rete e facevano sesso telefonico con loro”.

Paolo è l’agente che non ti aspetti. T-shirt e pantaloni sportivi ha un’aria informale. E informale e familiare è anche l’ambiente in cui lavora. “Siamo cinque amici prima che colleghi”. Avere un amico come compagno di scrivania aiuta a mantenere un contatto con la realtà. E a difendersi l’un l’altro per evitare che il dramma e la sofferenza che scorre sugli schermi dei pc entri in quella stanza dalle grandi finestre posizionate nella parte alta dei muri, al riparo dagli occhi esterni. “Ci sorvegliamo a vicenda, se mi accorgo che Luca (il suo collega più stretto, ndr) ha un momento di difficoltà, lo convinco per qualche giorno a staccare, ad occuparsi di qualche scartoffia”. E a volte, anche una battuta su un nickname scelto da un pedofilo può aiutare a tenere il distacco necessario. “Nessun cinismo, solo autodifesa”.

Insieme con Luca, Paolo ha conosciuto tanti orchi. In rete e in strada. “In alcuni casi l’incontro è l’unico modo per riuscire ad avere delle prove contro un presunto pedofilo. Simulando l’acquisto di materiale pedopornografico in un bar con uno di loro, ad esempio, ho scoperto il nome di un uomo che attirava i bambini con le figurine dei Pokemon in un locale di Reggio Emilia per poi violentarli”. Paolo ha incontrato operai, professori, sacerdoti. Uomini sposati e non. Trentenni e sessantenni. E li ha arrestati. “Di fronte alle manette restano sorpresi. Faticano a credere che la persona con cui hanno chattato per mesi, a cui magari hanno anche confessato i problemi con la moglie o con il proprio figlio, sia un poliziotto”. Stupore, ma mai nessuna minaccia. Al contrario “c’è chi, uscito dal carcere, è venuto a ringraziarmi. Il pedofilo è un criminale diverso dagli altri, ha dentro di sé la consapevolezza di fare qualcosa di sbagliato”.

Il contatto quotidiano con la pedofilia non ha indurito il carattere di Paolo. Ha saputo “schermare” la sua vita privata. “Non parlo mai del mio lavoro neanche con gli amici più cari. Il timore è che qualcuno possa farsi un’idea sbagliata di un uomo che, seppure per una nobile causa, riesce a guardare per ore l’inguardabile”. Storie irraccontabili anche alla propria compagna. “So che non potrebbe capire. Non può avere la sensibilità. Se voglio sfogarmi chiamo Luca, il mio collega”. A casa, di quel mondo di orchi, resta solo la diffidenza. “Quella non ti abbandona mai. Ma impari a conviverci, a impedire che diventi paranoia. E a non vedere dietro ogni carezza rivolta a un bambino un primo approccio”.



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Carfagna"ergastolo per i pedofili"


Postato il 13  settembre 2010


E parte la banca dati

www.ilgiornale.it


sabato 11 settembre 2010, 08:00

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Carfagna: «Ergastolo per i pedofili» E parte la banca dati

 

 



I casi di pedofilia in Italia saranno inseriti in un elenco dettagliato: città, tipo di abuso, sentenza di condanna. La banca dati di chi abusa i bambini può partire, per la prima volta. Il via libera è arrivato ieri dal Garante della privacy, con un parere richiesto dal ministero delle Pari Opportunità.
Al dicastero presieduto da Mara Carfagna è stato costituito un osservatorio per il contrasto alla pedopornografia e la creazione di un libro nero dei delitti sui bambini è il primo risultato della lotta ai «mostri» dell'infanzia. «Così possiamo iniziare a fare prevenzione, le statistiche ci consentiranno di avere un quadro più preciso del fenomeno», ha commentato il ministro Carfagna al festival del cinema di Venezia, dove ha premiato il film contro le discriminazioni Venere nera. La lista dei casi di pedofilia sarà una lente di ingrandimento sui crimini rivolti ai bambini che potrebbe diventare ancora più minuziosa con gli elementi forniti dalla banca dati sul Dna dei criminali, approvata dal parlamento e in via di formazione. Nella mappa sarà tutelata nella maniera più assoluta l'identità delle piccole vittime, e per questo motivo anche i nomi dei pedofili non saranno direttamente forniti, per impedire di risalire ai nomi dei bambini che hanno subito violenza. «Non sarebbe comunque nella nostra cultura, e non sarebbe utile», ha chiarito Carfagna.
In questa grande black list della pedofilia, spiega ancora il documento del Garante per la privacy, «confluiranno tutte le informazioni (tipi di reato, numero di persone coinvolte, aree geografiche, etc), presenti negli archivi della pubblica amministrazione, necessari per monitorare il fenomeno dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori e della pornografia minorile». La lista potrà usufruire del contributo incrociato di una serie di elenchi sensibili: «Il nuovo database potrà acquisire, ad esempio, i dati conservati nei registri informatizzati del Ministero della giustizia (Re.Ge. e Sigma) e del Centro elaborazione dati interforze del Ministero dell'interno».
Per tutelare i bambini vittime di abusi, sono state previste «modalità di anonimizzazione dei dati mediante l'uso di appositi codici. Dovranno essere raccolti solamente dati pertinenti e indispensabili rispetto alle finalità che si intendono perseguire».
«La mia opinione personale - ha confidato Mara Carfagna parlando con i giornalisti al festival - è che i pedofili debbano essere puniti con il massimo della pena, con l'ergastolo». Un’opinione che naturalmente non si tradurrà in una modifica del codice penale, ma che esprime simbolicamente un’equiparazione tra violenza sui bambini e omicidio: «Chi commette abusi su un bambino commette un omicidio, perché equivale a stroncare una vita sul nascere, con traumi psicologici e fisici» che segnano l'esistenza dei bambini anche da adulti.

 



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Convenzione di Lanzarote


Postato il 5  agosto 2010


NUOVE NOTIZIE SUL DDL 1969 RATIFICA CONVENZIONE DI LANZAROTE NORME IN MATERIA DI PEDOFILIA. E' PROSEGUITO IERI NELLE COMMISSIONI RIUNITE GIUSTIZIA ED ESTERI DEL SENATO L' ESAME DEGLI EMENDAMENTI AL DDL 1969.

www.minori.it


Convenzione di Lanzarote


Disegno di legge per la ratifica della Convenzione contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale

 

Con l’approvazione da parte della Camera dei deputati il 19 gennaio 2010, all’unanimità, è stato compiuto il primo passo verso la ratifica della Convenzione che era stata sottoscritta, sotto l’egida del Consiglio d’Europa, a Lanzarote il 25 ottobre 2007 con lo scopo di proteggere i minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale.

Sebbene per l'entrata in vigore nel nostro ordinamento giuridico del disegno di legge S1969, intitolato Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno, si debba attendere anche l’approvazione da parte del Senato dove è stato presentato il 21 gennaio 2010, è opportuno fin da adesso indicare i punti più significativi della convenzione e le critiche mosse alla stessa nelle discussioni che ne hanno preceduto l’approvazione.
La circostanza che il nostro Paese abbia contribuito significativamente all’individuazione degli specifici strumenti introdotti dalla convenzione e il fatto che il disegno di legge che ne prevede la ratifica sia stato approvato all’unanimità non devono indurre a credere che non siano state sollevate anche delle questioni.

Il punto di forza della convenzione di Lanzarote è rappresentato dal fatto che essa – prevedendo l’adeguamento dell’ordinamento interno degli Stati aderenti alla convenzione – introduce delle modifiche al diritto penale statale atte a creare gli strumenti giuridici per affrontare in modo adeguato, e soprattutto omogeneo, il diffondersi dei reati di pedopornografia e di pedofilia. Difatti, unificando la legislazione degli Stati sul tema della tutela dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale si riesce più efficacemente a combattere questi abietti fenomeni che spesso si caratterizzano proprio per essere consumati in Stati diversi.
Inoltre, per migliorare la tutela offerta ai minori si è anche anticipata la soglia di punibilità dei comportamenti dei pedofili ponendo l’attenzione a tutti quegli atteggiamenti che spesso si riscontrano nei momenti che precedono l’abuso: a questo proposito sono stati introdotti i nuovi reati di pedopornografia culturale e dell’adescamento via Internet.

Così, per quanto riguarda l’Italia, il ddl prevede l’introduzione nel codice penale dell'articolo 414 bis, Pedofilia e pedopornografia culturale, che punisce con la reclusione da tre a cinque anni chiunque, con qualsiasi mezzo, anche telematico, e con qualsiasi forma di espressione, pubblicamente istiga a commettere reati di prostituzione minorile, di pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico, di violenza sessuale nei confronti di bambini e di corruzione. Alla medesima pena sarà sottoposto anche chi, «pubblicamente, fa l’apologia di questi delitti».
Con la prevista introduzione dell’articolo 609 undecies, Adescamento di minorenni, si interviene sulla delicata questione dell’adescamento dei minori tramite il web stabilendo che per «adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l’utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione» e che tale condotta sia punita con la pena da uno a tre anni.
Infine il ddl contempla anche la ridefinizione del reato di prostituzione minorile prevedendo la reclusione da sei a dodici anni e la multa da 15.000 a 50.000 euro per chiunque: «recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto; favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto»; mentre, «salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000». Se tali fatti sono commessi nei confronti di persona che non abbia compiuto gli anni sedici la pena è aumentata da un terzo alla metà.

Descritte le novità più rilevanti di diritto sostanziale contenute nella Convenzione di Lanzarote e il modo in cui sono destinate a entrare nel diritto penale italiano, rimane da dar voce ad alcune critiche emerse nel corso della discussione.
Alcune previsioni contenute nella convenzione (in particolar modo l’art. 5 che amplia la categoria dei delitti che possono comportare la misura dell’allontanamento dalla casa familiare, a prescindere dai limiti della pena) sono state valutate poco idonee a garantire l’interesse dei minori perché non tengono conto del ruolo positivo che la famiglia può e deve svolgere accanto al minore e, soprattutto, delle misure che potrebbero essere messe in campo per sostenerla nel suo compito educativo e di protezione.
In sostanza, quello che si rimprovera alla convenzione in commento è di non aver saputo superare una concezione puramente impeditiva dei comportamenti lesivi dei minori per approdare a una visione più ampia della problematica, che tenga conto del fatto che famiglia e infanzia sono strettamente legate, e ciò anche quando la famiglia è assente per incapacità o immaturità educativa.
Pertanto, in questi casi, l’interesse del minore non si fa con l’allontanamento tout court dalla famiglia ma, almeno quando è possibile, attraverso il sostegno dell’infanzia all’interno del proprio nucleo familiare.



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Giro di vite in Vaticano c'è il delitto di pedopornografia


Postato il 23  luglio 2010




www.repubblica.it


Pedofilia, giro di vite in Vaticano
c'è il delitto di pedopornografia

La Congregazione della Dottrina della fede pubblica le nuove norme: procedure più rapide, laici nei tribunali, prescrizione più lunga. "Adempimento leggi civili fin dalle prime fasi della trattazione dei casi"

CITTA' DEL VATICANO - Giro di vite da parte del Vaticano per combattere i delitti dei preti pedofili: la prescrizione per tali reati passa adesso da 10 a 20 anni, gli abusi sessuali sugli handicappati  psichici vengono equiparati a quelli sui minori e si introduce il "delitto di pedopornografia". Sono in sintesi le modifiche al documento 'Delicta Graviora' uscito nel 2001.

La Congregazione della Dottrina della fede ha pubblicato le nuove norme che, spiega il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, "prevedono in particolare procedure più rapide per affrontare con efficacia le situazioni più urgenti e gravi, e permettono l'inserimento di laici nel personale dei tribunali; portano la prescrizione da dieci a venti anni, equiparano l'abuso su persone con limitato uso di ragione a quello sui minori, introducono il delitto di pedopornografia". "Si ripropone - aggiunge Lombardi - la normativa sulla confidenzialità dei processi, a tutela della dignità di tutte le persone coinvolte". Inoltre, precisa il portavoce vaticano, "trattandosi di norme interne all'ordinamento canonico, di competenza cioè della Chiesa, non trattano l'argomento della denuncia alle autorità civili". "Tuttavia - chiarisce Lombardi - l'adempimento di quanto previsto dalle leggi civili fa parte delle indicazioni impartite dalla Congregazione per la Dottrina della Fede fin dalle fasi preliminari della trattazione dei casi di abuso, come risulta dalle 'Linee guida' già pubblicate in merito". La Congregazione per la Dottrina della Fede "sta anche lavorando a ulteriori indicazioni per gli episcopati, affinché le direttive da essi emanate in tema di abusi sessuali su minori da parte del clero o in istituzioni connesse con la Chiesa siano sempre più rigorose, coerenti ed efficaci".

Le nuove norme sono contenute in una Lettera indirizzata ai vescovi di tutto il mondo che è in attuazione del motu proprio di Giovanni Paolo II "Sacramentorum sanctis tutela" che nel 2001 stabilì la competenza della Congregazione della Dottrina della Fede sui "delitti più gravi". "Le norme dell'ordinamento canonico per trattare i delitti di abuso sessuale di membri del clero nei confronti di minori sono state pubblicate oggi - rileva padre Lombardi - in forma organica e aggiornata, in un documento che si riferisce a tutti i delitti che la Chiesa considera eccezionalmente gravi e che perciò sono sottoposti alla competenza del Tribunale della Congregazione per la Dottrina della Fede: oltre agli abusi sessuali si tratta di delitti contro la fede e conto i sacramenti dell'eucarestia, della penitenza e dell'ordine". Il Tribunale si occuperà, tra gli altri, anche dell'ordinamento delle donne prete, considerato reato all'interno della Chiesa.



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Pedopornografia on line


Postato il 20  luglio 2010




www.milanoweb.com


Secondo gli esperti, il giro d'affari intorno al business della pedopornografia online tocca i 3 miliardi di euro l'anno. Ogni giorno nascono 135 nuovi siti pedopornografici. I piccoli vengono facilmente aggirati da soggetti spesso poco consapevoli della propria parafilia. I pedofili iniziano frequentando siti destinati ai giovanissimi - chat, forum, siti di videogame - spacciandosi per coetanei, affrontando i temi preferiti dai bimbi - poi "affondano la lama" introducendo gradualmente tematiche sessuali e richiedendo fotografie.

Da qui, il passo al primo pericolosissimo incontro potrebbe non essere lontano. Stando alle statistiche diffuse da Telefono Azzurro il 60% dei piccoli che ha subito abusi sessuali ha meno di 12 anni, e nel 66% dei casi si tratta di bambine. Eppure, per tenere maggiormente a bada il problema servirebbe, forse, solo un po’ più di attenzione da parte dei genitori.

"Regalare al proprio figlio di 7-8 anni un telefonino con fotocamera o abbandonarlo davanti a un pc senza filtri significa favorire la pedopornografia", rivela a 'Sette' Cristina Bonucci, poliziotta psicologa impegnata nella lotta alla pedopornografia online. "Il computer è peggio della tv. Con la tv il pedofilo non entra in casa".

Esiste, per esempio, il cosiddetto "filtro famiglia", un software in grado di selezionare pagine internet in base a criteri specifici: si opta, in pratica, per una navigazione controllata che preserva i piccoli da incontri inopportuni.

Ma, forse, Google (e, per la piccolissima fetta di mercato residua, gli altri motori) potrebbe fare di più per evitare l'indicizzazione dei siti pornografici, che spesso entrano in "lista" anche cercando dei vocaboli molto comuni. Ma si sa come gira il mondo e già i nostri padri latini dicevano: "Pecunia non olet".

Scientificamente, la pedofilia è un disturbo del desiderio sessuale concernente adulti attratti da soggetti in età pre-puberale: il limite di riferimento oscilla fra gli 11 e i 13 anni. Non va confusa con la pederastia, riferita a persone mature che provano attrazione per gli adolescenti.

Secondo gli scienziati in molti casi il pedofilo ha subito lui stesso da piccolo degli abusi. L'identikit del pedofilo? Uomo, single, di cultura medio-alta. In realtà il fenomeno coinvolge frequentemente anche le donne.

Studi condotti in Gran Bretagna e in USA dicono che nel 5-20% dei casi, le violenze vengono commesse da donne. In questo caso il riferimento è a ragazze di 22-23 anni (spesso baby-sitter) quasi sempre con qualche problema psichiatrico o di abuso di stupefacenti alle spalle.



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Nuove frontiere nell'adescamento on line dei bambini


Postato il 12  luglio 2010




www.poliziadistato.it


Nuove frontiere nell'adescamento online dei bambini

La rete internet ha cancellato i confini geografici aprendo per tutti enormi potenzialità di comunicazione, scambio e contatto tra le persone. Tale meravigliosa opportunità ha purtroppo un suo rovescio della medaglia: dietro nickname di fantasia, attraverso falsi profili su community e social network veri e propri pedofili navigano la rete in cerca di contatti con bambini e ragazzi, si scambiano informazioni sui luoghi virtuali dove reperire materiale di abuso sessuale sui minori, argomentano scambiandosi opinioni sulla liceità della pedofilia.

Il pedofilo è in generale un criminale piuttosto lucido e con una scarsa percezione della gravità delle sue inclinazioni: spesso quindi la manipolazione è una modalità che ben sanno utilizzare e che mettono al servizio di una buona capacità di intrattenere rapporti "epistolari" e conversazioni scritte, le forme tipiche della comunicazione on-line. I pedofili inoltre sono sempre dei profondi conoscitori del mondo infantile e adolescenziale e sanno quindi come e dove concentrare le loro energie per aumentare al massimo la probabilità di ottenere confidenze da utenti minori della rete.

L'iter che conduce un contatto casuale tra un adulto e un minore a divenire un tentativo di adescamento è assai variegato in ragione di molti elementi tra cui spicca decisamente l'estrema variabilità tra personalità e comportamenti tipici dei pedofili.
Nella casistica arrivata all'attenzione dell'unità di Analisi dei Crimini Informatici e del Centro Nazionale per il contrasto alla pedofilia on-line ci sono soggetti con caratteristiche tipiche del criminale lucido, caratterizzato da complesse abilità relazionali che ne fanno un interlocutore attraente e competente nei contatti con minori e altri invece particolarmente diretti e aggressivi nell'interazione on-line, incapaci di attendere i tempi e le difficoltà dei minori più inibiti, con evidenti modalità di interazione e controllo delle emozioni particolarmente immature.

Il pedofilo tuttavia in genere inizia una conversazione su tematiche banali e tipiche della vita di un bambino/ragazzo cercando nelle chat (anche telefoniche), nei forum, nei siti di giochi di ruolo, nei social network proprio quei profili che corrispondono alla sua fascia di età preferita. Talvolta mente sulla sua età anagrafica, salvo poi rivelarla quando la relazione si approfondisce. Le richieste di confidenze sessuali arrivano a volte subito, a volte sono precedute da dichiarazioni di trasporto sentimentale. La richiesta di immagini osè è il passo successivo a cui segue, qualora ci sia la disponibilità del minore, la richiesta di un incontro reale.

Più recentemente è emerso come sempre più spesso minori in età preadolescenziale (età compresa tra gli 11 e i 14 anni) utilizzino pagine di social network per proporsi in modo provocante e allusivo di una disponibilità sentimentale e d erotica a coetanei ed adulti. Tale fenomeno costituisce una nuova frontiera di impegno delle azioni di prevenzione e repressione dello sfruttamento sessuale di minori a mezzo internet perché, comprendendo come l'inesperienza e l'immaturità di soggetti in fase evolutiva possa ingenerare comportamenti imprudenti, si ravvede in tali comportamenti elementi di grande pericolosità e di estrema preoccupazione. Soggetti pedofili ancora indecisi nel mettere in atto comportamenti di molestia on-line potrebbero interpretare i messaggi allusivi delle potenziali vittime come profferte di disponibilità autentica e consapevole, utilizzando di fronte a se stessi e alla propria coscienza deviata, argomentazioni che conducono ad un pericoloso passaggio all'atto.



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Il mercato mondiale della pedopornografia vuole e cerca neonati


Postato il 30  giugno 2010




www.ilsole24ore.com


"Sembra quasi - SI Legge NEL Rapporto ONU - Che Oggi Tutta la pornografia infantile trasmessa SIA in Formato Elettronico con Scambi negoziati bilaterali o multilaterali . Dietro OGNI immagine pedopornografica C'E UN Bambino Una vittima di abusi sessuali e, probabilmente , della Tratta di esseri Umani".
FINO A Poco tempo , la Produzione el'acquisizione di pornografia infantile erano Attività altamente rischiose . Solo un NUMERO Limitato di pedofili ha avuto accessori Alla Produzione di Materiali cartacei . La Maggior Parte dei Materiali SONO STATI Prodotti da dilettanti e la Loro Diffusione e Stata LIMITATA Alle RETI Sociali Che SONO difficili da scovare . Quando vengono arrestati , SONO generalmente in Possesso di Una manciata di Immagini .

"Queste Considerazioni - Il Rapporto spiega - Che suggerirebbero Una Buona Parte della DOMANDA di questi Materiali Resti , necessariamente , insoddisfatta e il Che Il Mercato rimanga , fondamentalmente , non redditizio ma UNO dei Rischi connessi Alla Crescita di Internet e il Che la maggiore Accessibilità della pedopornografia PORZIA Una DOMANDA Maggiore e quindi Una maggiore Produzione e Vendita NELLA redditività di questi Materiali . SE LA FOSSE pornografia infantile, l' Approccio della redditività della pornografia adulta , tempo condensato potrebbe attirare l' ATTENZIONE della criminalità Organizzata , trasformando quello del Che e Stato per Lungo tempo un'attività furtiva in un'operazione di Scambio Professionale bis Maggiori Livelli di vittimizzazione".
Un maggiore Accessibilità di questi Materiali puo Portare uno di Una serie di Effetti indesiderabili (non bastasse gia la disgustosa Attività in SE). I pedofili repressi
possono trovare la convalida delle proprie fantasie e delle Nazioni Unite Senso di comunita nia Gruppi di Che praticano lo Scambio di pornografia infantile. Guadagnare PER L' Accettazione Gruppi di alti e per ottenere Il riconoscimento TRA i coetanei , potrebbero sentirsi costretti uno PRODURRE in proprio i filmati . Questi possono ANCHE Essere Materiali utilizzati per " Pulire " Le Vittime , per convincerle racconto Che Comportamento normale e e accettato .
La possibilita solista Che i Bambini Vittime Siano al Results di rendere commerciabili Le foto pedopornografiche soggetta e uno di verifica empirica ma , una Oggi , SI Legge NEL Rapporto ONU, NON E Ancora Stato accertato . Nonostante i sequestri di disco rigido e molti ANCHE server di Che contengono centinaia di migliaia di Immagini , POCO e Stato Fatto per esaminare Il Contenuto delle Immagini e per determinare Quanto Professionale di posta elettronica Quanto Chiaramente e amatoriale . Fatto Di, Poca Ricerca e Stata effettuata su scala Globale o Silla Crescita del Settore della pornografia infantile. "Un racconto transazione sul mercato dovrebbe Essere apparentemente Semplice da tariffa"Ma , nonostante l' importanza della Cosa , zero .

COME VIENE IL CRIMINE Commesso

Una DOMANDA chiave iniziale comprendere l'Industria Pornografica e infantile : la distribuzione di pornografia infantile e similitudine un video di YouTube , in CUI la Maggior Parte dei Contenuti e Prodotto da amatori in Competizione per Il prestigio all'interno del proprio " Gruppo di coetanei , oppure la guida Vuole somigliare all'industria Pornografica commerciale adulta , viene gestita business delle Nazioni Unite? La pornografia infantile e SIA Disponibile commercialmente su Che Commerciali Domini e dunque non Chiaro Il Rapporto e non, in Quanto sembra Che Gli Scambi peer -to-peer , in Genere Commerciali non, SONO diventati Più Popolare Il mezzo per lo Scambio di questi Materiali .

Vittime DELLE L' ETA 'E' DA BRIVIDO


La Internet Watch Fondazione e un'organizzazione NEL Regno UNITO Che riceve le denunce dei Contenuti dei Siti , la grande maggioranza delle qualifiche SONO indotte DAI Contenuti pedopornografici . NEL biennio 2005/2006, la Divisione Commerciale TRA
e non era Domini Commerciali Vicino Al pari , MA Anni Più Recenti mostrano delle Nazioni Unite Passaggio netto AI Siti Commerciali . "This - spiegano i curatori di this Parte del Rapporto - tuttavia non puo Essere Una Neta Tendenza , poichè i rilevamenti della diminuzione in per la Parte commerciale non possono Essere relativi Alla Tendenza verso ONU Maggiore OSU Scambio di peer -to-peer , piuttosto Che Siti web Pubblici".

Un'altra Organizzazione in Canada, Cybertip.ca , ha recentemente scoperto il Che Una quota Molto Più Ridotta dei Siti Commerciale E: Il solista del 13%. Si e riscontrato il Che
la percentuale di variazione Siti Commerciali uno della Seconda Collocazione nia Siti web. "Nella Federazione Russa conosciuti , per Esempio , IL solista del 2% dei Siti Web
SONO Commerciali , mentre NEL Regno UniTO , era lo copre il 21%.
Che uno SIA dovuto ragioni Commerciali o amatoriali , i trasgressori non sembrano AVERE Particolari Difficoltà NEL rifornirsi di Vittime , perche i Loro SONO Nuovi mezzi in Genere Troppo Giovani per potersi difendere . Contrariamente uno Quanto CI SI potrebbe aspettare , le Vittime della pornografia infantile non sono impegnato principalmente Gli Adolescenti .

IL PROFILO PIU ' aggiornato

Nello studio Cybertip.ca , la maggioranza sembrava AVERE Meno di 8 Anni , e la Maggior Parte delle Immagini Donne ANCHE mostrava in gravidanza e neonati con Piccoli Bambini . I Siti Più Commerciali erano disposti , Secondo studio tempo condensato , un mostrare questi Bambini Piccoli Molto .
L' Internet Watch Foundation fornisce ANCHE UN Il profilo delle Vittime , il Che sottolineando Il 69% delle Vittime sembrano Essere Inferiore di ETÀ AI 10 e  24 E % Inferiore uno 7. In Sondaggio ONU , IL 39% delle Persone con Sorprese Immagini di abusi sessuali su minori aveva Immagini di Bambini Sotto I 6 Anni .
NEL Campione Cybertip.ca , Le Ragazze rappresentano Il 90% delle le Vittime sui Siti Web Commerciali , rispetto all'83 % su TUTTI I Siti web.
Cybertip.ca ANCHE scoperto Che Il Pagamento on-line e IL SISTEMA preferito . I Siti di Essere tendono a tema , e spesso Aperti in home page con collage delle Nazioni Unite di Immagini e testo . CI SONO generalmente link ad Una galleria di Che miniatura CONTIENE
da 20 bis 60 Immagini link con E UNA grande  Raccolta di Materiale per Soli soci . Molti di questi Siti SI spostano frequentemente di Paese in Paese.
A Parte le indagini di tempo condensato Tipo , VI SONO Altre ragioni per credere, il Che gran Parte della Produzione di pedopornografia non e dovuta principalmente uno ragioni Commerciali .
"La Realizzazione di pornografia infantile - SI Legge NEL Rapporto - e generalmente opportunistica : Il carnefice e Molto spesso l'Una persona Alla Pasquale e affidata la cura del Bambino . Che Sembra , NELLA Maggior Parte dei Casi, le Immagini SONO Generati uno Seguito degli abusi , piuttosto Che abusi perpetrati uno Results di Vendita".



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il dramma della pedofilia femminile


Postato il 15  giugno 2010


un disturbo mentale sconvolgente

www.corriere.it


MILANO - Pochi ne parlano o forse pochi ne conoscono l'esistenza. E' un tabù, una stridente contraddizione in termini, uno choc: è la pedofilia femminile.

Cos’è la pedofilia femminile? Quanti sono i casi in Italia? Come interviene la polizia? L'inviata Vanguard Isabella Angius ne parla con medici, poliziotti, investigatori, studiosi e raccoglie per Current una serie di testimonianze dirette di familiari delle vittime, nonché ricostruzioni reali di donne autrici di abusi su minori. La pedofilia rientra tra i disturbi mentali, in psichiatria si definisce parafilia ovvero interesse sessuale patologico verso bambini sotto i 13 anni. Nello stereotipo culturale il pedofilo è maschio. Invece anche le donne possono esserlo, in una percentuale attualmente compresa tra l’8 e il 12% del totale. Spesso hanno un ruolo passivo e lasciano all’uomo un ruolo attivo, come nel caso della testimonianza di una pedofila che arrestata confessa: «Adoravo il mio fidanzato. Era affascinante come Steve Mc Queen. Era lui che mi chiedeva di coinvolgere mia figlia».

Di pedofilia femminile si parla per la prima volta in America intorno agli anni '70 e soprattutto in relazione al fenomeno del turismo sessuale, spiega ai microfoni di Current lo psicologo giudiziario Carmelo Dambone dal suo ufficio alla Procura di Monza, dove interroga i minori vittime di abusi a sfondo sessuale. Su circa 600 casi di pedofilia trattati nella sua carriera, Dambone si è imbattuto in almeno 7 perpetrati da donne, «per lo più tra i 30 e i 45 anni - specifica - per la maggior parte sposate e con figli ma solitamente con trascorsi di violenze sessuali o divorzi».

Cifre ancora troppo sottostimate secondo Loredana Petrone, psicologa e sessuologa autrice del libro 'E se l'orco fosse lei?'. «Pensare che una donna possa essere un'abusante sessuale - spiega Petrone - è raccapricciante, è sconvolgente perché la donna è associata all'idea di mamma. Teoricamente una madre non potrebbe mai danneggiare un bambino. Per questo molte vittime rettificano la loro versione dicendo di essere state abusate da uomini». Un dato però è certo: la baby sitter che abusa dei bambini rientra perfettamente nella casistica. È quello che tristemente si può definire un classico. «Chi è interessata ai bambini - chiosa la psicologa - farà lavori in cui potrà stare con i più piccoli». A fare emergere più chiaramente la diffusione della pedofilia femminile negli ultimi anni ha contribuito senza dubbio il web. Su internet sono sempre di più le immagini o i filmati pedopornografici che coinvolgono donne e soprattutto mamme.

Al Centro Nazionale della Polizia di Stato per il contrasto alla pedopornografia i poliziotti parlano di oltre 570 siti nella blacklist della Polizia Postale. «Dalle comunità virtuali - raccontano gli agenti - arrivano i consigli per l'uso, le raccomandazioni e le piste per ottenere materiali e minori da poter abusare. Il prezzo lo impone la qualità e soprattutto la novità delle immagini. E' importante sottolineare - avvertono - che il clic alimenta la produzione e quindi l'abuso di produzione di questo materiale». E dunque l'incrermento dei casi, come confermano i dati riportati da Barbara Forresi dalla sede centrale a Milano di Telefono Azzurro: «Negli ultimi due anni, il 12% delle violenze sessuali denunciate su segnalazioni giunte al Telefono Azzurro hanno autrici donne».

Luigi Colombo è psicanalista. Gestisce a Milano, insieme a altri medici, un centro per sex offender e da anni si occupa del recupero di pedofili. Tra le donne attualmente in cura la più giovane ha 25 anni, la più adulta circa 55. «Molte - assicura Colombo - riescono a tornare a una vita normale a sfruttare anche le possibilità dell'inserimento sociale. Soffrono molto durante la carcerazione e questo gli consente veramente di voltare pagina e di rettificare certi comportamenti».

Redazione Online
11 giugno 2010

 



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L'addescamento dei minori on line è reato


Postato il 3  giugno 2010


L'adescamento di minori in Rete (il cosiddetto grooming)

www.webnews.it/news/leggi/12221/ladescamento-di-minori-online-e-reato/


«Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale»: la Camera ha approvato il Disegno di Legge numero 2326 portando così all'interno della legislazione italiana nuove norme contro la pedofilia in Rete. « Il disegno di legge, in particolare, introduce i nuovi reati di adescamento di minorenni, anche attraverso internet ("grooming"), e di pedofilia e pedopornografia culturale, ovvero di istigazione, anche attraverso internet, a commettere delitti a sfondo sessuale in danno di minorenni». La legge passa portando in capo firme significative quali Frattini, Alfano, Carfagna, La Russa, Tremonti, Sacconi, Gelmini, Ronchi, Meloni e Maroni.

 

Il Parlamento ha trovato una improvvisa unanimità: l'approvazione è stata bipartizan per una norma che faciliterà il compito di perseguire quanti si macchiano di pedofilia, senza per questo imporre alla Rete misure cautelative particolari in grado di apportare ricadute negative a livello di diritti del navigatore. Tutto parte dalla Convenzione di Lanzarote, la quale «impegna gli Stati membri del Consiglio d'Europa a modificare la loro legislazione penale in materia di sfruttamento e di abusi sessuali nei confronti dei minori. La finalità di tali modifiche è armonizzare le normative nazionali, in modo da evitare che gli Stati dotati di una legislazione meno rigida possano essere scelti come luogo per commettere delitti di natura sessuale». L'omologazione delle normative è infatti in tal senso fondamentale al fine di giungere ad una dimensione univoca del reato, senza la creazione di scappatoie tra le maglie burocratiche dell'UE.

In relazione all'identificazione del reato in Rete, la presentazione del Disegno di Legge si limita a ricordare che «l'articolo 14-quater della legge 3 agosto 1998, n. 269, [...] stabilisce che i fornitori di connettività alla rete internet, al fine di impedire l'accesso ai siti segnalati dal Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete internet, sono obbligati ad utilizzare gli strumenti di filtraggio e le relative soluzioni tecnologiche conformi ai requisiti individuati con decreto del Ministro delle comunicazioni, ora Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per l'innovazione e le tecnologie, ora Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, e sentite le associazioni maggiormente rappresentative dei fornitori di connettività alla rete internet». La Rete è il primo degli obiettivi nel mirino della normativa poiché è il Web il nuovo canale sul quale gli incontri sono facilitati e l'adescamento trova terreno fertile nell'azione di navigatori giovani, inesperti e spesso poco preparati ai rischi potenzialmente incontrati.

«La Convenzione disciplina, oltre che reati già contemplati nel nostro ordinamento (quali l'abuso sessuale, la prostituzione infantile, la pedopornografia, la partecipazione coatta di bambini a spettacoli pornografici, il turismo sessuale), anche il grooming, ovvero l'adescamento dei minori attraverso internet»: il valore maggiore della norma approvata è nella definizione di un reato altrimenti difficilmente punibile, da cui prende origine ogni passo successivo. L'identificazione esatta, infatti, è lo step fondamentale per giungere in seguito a processi in grado di arrivare a condanna certa.

«Il testo licenziato, che tiene in gran parte conto dell'ampio dibattito svolto in Commissione giustizia su alcune proposte di legge di iniziativa parlamentare in materia (A.C. 665 e abb.), individua il nuovo delitto di adescamento di minorenni nel compimento di atti volti a carpire la fiducia di un minore di età inferiore a sedici anni, attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante internet o altre reti o mezzi di comunicazione; il soggetto agente deve avere agito al fine di commettere delitti di sfruttamento sessuale di minore o delitti di violenza sessuale; si applica la pena della reclusione da uno a tre anni». E non solo: «Un'altra importante novità consiste nell'introduzione del reato di pedofilia e pedopornografia culturale, punito con la reclusione da tre a cinque anni. La nuova fattispecie di reato è individuata nella condotta di chi, con qualsiasi mezzo, anche telematico, e con qualsiasi forma di espressione, pubblicamente istiga a commettere, in danno di minorenni, delitti a sfondo sessuale». Punita, allo stesso modo, l'apologia di reato.

La legge (pdf), prevede il raddoppio dei termini della prescrizione, introduce aggravanti e definisce ogni elemento relativo alle dinamiche processuali e detentive (esclusione del patteggiamento in caso di prostituzione minorile, programmi di riabilitazione, concessione di benefici penitenziari, eccetera). Il tutto per reati avvenuti in casa, così come a scuola, così come al bar, così come in Rete.



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postato il 26  aprile 2012 | leggi



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